Chi non si lamenta sale, Federer torna n.2


TENNIS - Gli "esodati" di Madrid, Nadal e Djokovic, si lamentano del blu di Tiriac e Federer non si lascia sfuggire l'occasione: torna numero due del mondo. Sale anche Del Potro. In Italia bene ancora Seppi e Cipolla. Classifiche 14 maggio 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - I fan di Roger Federer possono quindi esultare. La fantastica rincorsa verso leggi ancora

LAKEI – Konspirasjoner


I Lakei sono un quartetto norvegese che niente ha a che fare con i generi in cui la terra dei fiordi è prima esportatrice nel mondo: black metal, death metal e via dicendo. Il gruppo esordisce infatti con questo lavoro che mescola in prevalenza sonorità sludge con hardcore-punk e noise. Il risultato è una miscela pesante, rabbiosa, che si leggi ancora

DEATHHAMMER – Onward To The Pits


Dalla Norvegia, ecco tornare con una nuova pubblicazione, la seconda della carriera, i Deathhammer, duo dedito al più scontato e old school black/thrash metal. Ci scusi la band per l’aggettivo scontato, ma non se la prenda: nel metal, perseverare spesso non fa difetto al prodotto finale. È infatti il caso di questi due figuri, che immaginiamo tetri e loschi leggi ancora

Bene Seppi e quindi l'Italia


TENNIS - La classifica rimane sostanzialmente invariata. L'exploit di Seppi a Belgrado consente all'Italia di scavalcare la Croazia in graduatoria per Nazioni e all'altoatesino di salire alla posizione numero 32 dell'Atp Ranking.  Classifiche 7 maggio 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - Mentre le prime venti posizioni rimangono immobili, eccezion fatta per Del Potro e Simon che si scambiano nuovamente le posizioni leggi ancora

BLESSED CURSE – Blessed Curse


Che periodo che sta vivendo il thrash metal! Fra vecchie band che non pensano minimamente alla pensione e giovani che scalpitano per entrare nel mondo del “lavoro”, di album interessanti ne stanno uscendo davvero parecchi. Da Colifax, California, ecco infatti il debutto dell’ennesimo gruppo di ragazzini che suonano alla vecchia maniera, e bene pure! Sono i Blessed Curse, terzetto leggi ancora

ENTOMBED + BUFFALO GRILLZ @ Traffic Live Club - Roma


Questa volta la neve non si è messa di mezzo. In una serata già calda di suo, gli Entombed, grazie alla Hellfire Booking e alla Al Produzioni hanno recuperato la data persa a febbraio a causa della nevicata che ha bloccato Roma e l’Italia. Tenendo fede alla promessa (e tutti sappiamo quanto è difficile recuperare una singola data saltata leggi ancora

ATP Ranking, salgono Del Potro e Simon


TENNIS - Del Potro torna top 10. Risale Simon mentre Dolgopolov torna fra i primi 20. Fra gli italiani Bolelli torna top 100 mentre Cipolla colleziona il suo best ranking. Stabile la classifica per nazioni.  Classifiche 23 aprile 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - Vincendo per l'ottava volta di seguito il torneo di Montecarlo Rafael Nadal allunga su Roger Federer, impegnato leggi ancora

HIGH ON FIRE – De Vermis Mysteriis


A due anni di distanza da “Snakes For The Divine”, tornano in pista gli High On Fire, gruppo che pubblicazione dopo pubblicazione ha abbandonato il sentiero sludge degli esordi per abbracciare sonorità un po’ più “commerciali”. Infatti, la band sorta dalle ceneri degli Sleep per volontà del leader Matt Pike, sostanzialmente in questo nuovo concept album (si parla di leggi ancora

Ranking ATP, Isner diventa top player USA


TENNIS - Isner diventa il primo giocatore degli USA. Continua a salire in classifica Monaco. La Germania scavalca la Repubblica Ceca per "colpa" di Ljubicic. Stabile tutto il resto.  Classifiche 16 aprile 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - John Isner ha di che gioire: la classifica questa settimana gli relaga la soddisfazione di essere il primo giocatore americano in classifica mondiale, leggi ancora

OVERKILL, 30 Anni Di Thrash E Non Sentirli


I re del thrash metal ai giorni nostri sono sempre gli stessi, quelli di un tempo. Tranne qualche band meteora che ogni tanto ha prodotto e produce qualche buon lavoro, se si vuole ascoltare la vera crudezza e la spontaneità del genere che ha infiammato i metal fan negli anni ’80 tocca ancora rivolgersi ai mostri sacri, più americani leggi ancora

» live show

THE ANSWER @ Lanificio 159 – Roma

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Un mini tour italiano consente ai The Answer, combo assurto alla notorietà dopo che gli australiani AC/DC gli diedero l’opportunità di aprire i loro show per tutto il “Black Ice World Tour” , di fare capolino a Roma per la prima volta. La DNA concerti sceglie il Lanificio 159, vecchio complesso industriale riadattato a locale di tendenza in zona Montesacro, come sede della scarica di rock and roll vecchia maniera per cui sono famosi i quattro dell’Irlanda del Nord. Oltrettutto, c’è da promuovere “Revival”, nuovo album tanto atteso proprio perchè giunto dopo l’interminabile tour mondiale su citato. Ecco quindi a voi i The Answer, questa volta come gruppo headliner, con le impressioni ricavate da Metalitalia.com, presente come sempre agli eventi Rock e Metal! leggi ancora

Armageddon In The Park, il live report

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | 1 commenta
L’ultimo weekend di luglio, mese dalle temperature tropicali nella prima parte, ha portato invece la pioggia a San Giacomo degli Schiavoni, comune limitrofo al molisano Termoli. L’”Armageddon In The Park”, manifestazione giunta all’ottava edizione, è riuscita però a svolgersi senza grandi problemi, eccezion fatta per il ritardo accumulato (gli addetti del service hanno aspettato che l’ultima nuvola scomparisse prima di scoprire il mixer, montando inoltre sul palco meno luci del previsto per paura della pioggia). Il bill era di quelli che si ricordano: Sadist, Pino Scotto e Bulldozer, più una manciata delle migliori giovani band italiane. Tante le persone che hanno riempito la piccola area, invasa dall’odore della grigliata di arrosticini che il vento spargeva ovunque. L’atmosfera era calda, accogliente. Se ne è avuto prova quando alla fine dei concerti è salito sul palco il sindaco di San Giacomo a promettere che questo festival andrà avanti nel corso dei prossimi anni! Ne siamo certi, anche perché il frastuono metallico non ha visto nessuno dei vicini del parco chiamare le forze dell’ordine.

MURDER THERAPHY
Sito web ufficiale http://www.myspace.com/murdertherapy

Un contrattempo del cantante, bloccato nel primo “grande esodo vacanziero” (per usare i titoloni dei telegiornali) ha costretto i bolognesi (ma uno dei chitarristi è di Termoli), a suonare senza cantante. Nessun problema per i nostri, che hanno suonato solamente tre brani (il già poco tempo a disposizione per ogni band è stato ulteriormente decurtato). Neanche una parola a giustificare la mancanza del cantante, un disagio che non ha però cambiato di una virgola l’apprezzamento del pubblico che, anzi, si è concentrato sulle trame intricate che compongono il death metal dei nostri. Se Marco “Samu” Bolognini, una sorta di piovra adattata dietro le pelli, ha ipnotizzato tutti suonando quelli che sembravano assoli di batteria, anche gli addetti alle sei e quattro corde hanno dato prova di grande affiatamento. Alla fine il pubblico ha risposto calorosamente all’esibizione dei Murder Therapy. Nessuno ha pensato che mancasse qualcosa, tanto vario e piacevole era il loro death metal.

SAWTHIS
Sito web ufficiale http://www.sawthis.it/

Gli abruzzesi Sawthis, freschi di pubblicazione del nuovo album “Egod”, hanno dato subito un bello scossone al concerto, forti di un genere che è più adatto a coinvolgere il pubblico. Se già in sede di recensione ed intervista li avevamo bollati come figli del fenomeno At The Gates, dopo averli visti dal vivo, con il cantante con la maglia della band scandinava e i dreadlock, non può che aver avvalorato le nostre tesi. Concerto intenso, membri del gruppo che saltellavano durante tutti i brani nelle parti più moderne della loro proposta. Ottimo l’impatto dei brani del nuovo “Egod”, specie durante l’esecuzione di “Act Of Sorrow” cantata a squarciagola assieme al pubblico, precedentemente indottrinato al coro. Un’esibizione molto carica, che ha riscaldato l’ambiente precedentemente ipnotizzato dai Murder Therapy.

SADIST
Trevor e compagni hanno suonato per quaranta minuti circa, esaltando la platea in occasione delle performance dei brani vecchi (su tutti “Tribe”) ma suscitando movimento anche sui brani più recenti. I liguri hanno goduto subito di suoni nettamente migliori e sparati a volume più alto. Questo ha fomentato i fan che hanno seguito il concerto con passione. Tanta infatti era l’attesa per loro e se n’è avuta prova nello stand del merchandise, dove Trevor e compagni si sono intrattenuti prima del loro show per fare foto con tantissimi fan. Anche sul palco non hanno deluso i loro sostenitori, a giudicare dagli applausi tributati dopo ogni brano.

PINO SCOTTO
Vero e proprio istrione nazionale, una sorta di Beppe Grillo che ascolta rock e metal, la salita sul palco di Pino Scotto è coincisa con l’accalcarsi del pubblico. Come perdersi d’altronde il sermone di rito del predicatore? Intendiamoci: Scotto non è una sorta di Richard Benson più serio. Dal vivo fa ancora la sua figura e l’esibizione molisana ne è stata un’ulteriore testimonianza. Un’ora scarsa la durata della sua performance, nella quale il nostro ha dimostrato di essere in ottima forma. Fra i brani ricordiamo “Come Noi”, “Fighter”, e qualche composizione estrapolata dal nuovo CD “Buena Suerte”, come “Morta E’ La Città”. Ovvio che il concerto, prima durante e dopo, è stato condito dai discorsi del magniloquente Scotto che prima ha dissertato sulla “fauna” locale (“ho visto delle belle fighette in giro”) e poi ha invitato tutti a fare la rivoluzione contro la politica attuale. “Il Grido Disperato Di Mille Band” ha chiuso lo show di Pino Scotto, carismatico come pochi altri in Italia.

BULLDOZER
Senza dubbio alcuno i Bulldozer sono la migliore thrash metal band italiana, quella nota oltre i nostri confini e da parecchi anni, uno dei gruppi di culto a cui tante band estere hanno fatto e fanno ancora riferimento. I vari Wild e Panigata, rinforzati dagli innesti della sezione ritmica dei Death Mechanism (gruppo arrivato tardi in Molise e quindi costretto a saltare l’esibizione iniziale) sono saliti sul palco quando l’orologio segnava quasi le due di notte. Un’ora circa di esibizione di fronte a un pubblico stanco ma che ha sostenuto i milanesi durante il loro thrash metal. Oltre alle chicche del passato (“Bastards”, “The Derby”,“Ilona The Very Best”) sono stati eseguiti brani anche dall’ultimo CD, quello del ritorno, ovvero “Unexpected Fate”. Nel finale sono stati eseguiti anche un paio di pezzi dei Death Mechanism, che hanno avuto modo quindi di esibirsi a loro volta.

Cannibal Corpse + Dying Fetus + Obscura + Evocation @Roma

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Live report a cura di Claudio Giuliani

L’ultima volta che a Roma hanno suonato i Cannibal Corpse la serata fu veramente violenta: la gente rimasta fuori senza biglietto forzò i cancelli del Circolo degli Artisti, tutto esaurito per la calata italiana della band capeggiata da George “Corpsegrinder” Fischer. Questa volta la location del concerto non è la stessa, non a caso aggiungeremmo. E’ l’Alpheus, locale storico ed eclettico della zona Ostiense a ospitare questo super tour di death metal americano con l’unica aggiunta degli svedesi Evocation. Il bill è eccezionale, i Dying Fetus hanno da poco sfornato un nuovo, cattivissimo album e suonare di spalla ai Cannibal è una grande occasione per farsi conoscere ancora di più alle nuove generazioni. Gli Obscura sono una delle realtà emergenti del genere, e gli Evocation rappresentano un buon gruppo di death metal svedese. Ma andiamo subito a vedere cosa hanno combinato i nostri.

EVOCATION

Ad aprire il concerto sono gli svedesi Evocation, band che non c’entra nulla con il bill in questione a livello di sonorità. Già dal check degli strumenti è comprensibilissimo il mitico suono delle chitarre a mo’ di motosega, prodotto degli svedesi Sunlight Studio che hanno campato di rendita con una miriade di band negli anni ’90. I nostri non fanno eccezione e, con qualche discreto album all’attivo, propongono una manciata di canzoni tanto per scaldare l’ambiente, fra l’indifferenza di molti e la curiosità di pochi. Vengono estratte una serie di canzone fra cui riconosciamo “Angel Of Torment”, “Feed The Fire” e “Razored To The Bone” che chiude il concerto. Quei pochi matti che si dimenano nel pit lo fanno più che altro perché non vedono l’ora che arrivino i calibri da 90 della serata per scatenarsi nella giusta maniera. Il death vecchia maniera con i suoni dei primi Entombed o degli Evocation ha scaldato la serata, la loro prova è stata nella norma ma questa sera la scena è tutta per il verbo americano del death metal.

OBSCURA

La gente che immediatamente la fine dello show degli Evocation si accalca sotto il piccolo palco dell’Alpheus è segnale che gli Obscura sono già conosciuti in Italia. I tedeschi infatti salgono sul palco di lì a poco fra l’ovazione di un buon numero di “tifosi”. Com’è noto il bassista del gruppo, tale Steffen Kummerer, non è del concerto, il che è una pecca vista la sua maestria che però ha trovato valida sostituzione. Il gruppo guidato da Steffen Kummerer ha subito cominciato uno show molto potente, che ha goduto dei suoni dell’Alpheus stranamente ottimi e di un volume superiore a quello degli Evocation. Poco più di mezz’ora per loro e per il loro death metal supertecnico, canzoni formate da una cascata di note che hanno mandato in visibilio una buona schiera di fan mentre altri seguivano con indifferenza la prestazione dei tedeschi. Fra le canzoni eseguite abbiamo annotato sul nostro taccuino “Centric Flow” e “Cosmogenesis”, veramente notevoli dal punto di vista tecnico. Il gruppo è piaciuto molto ai fan, accorsi in massa a comprare il CD degli Obscura nella zona merchandise.

DYING FETUS

Già il nome mette paura. Il Feto Morente sale sul palco, sono in tre ma sembrano trecento dopo le prime note vomitate sul pit, riempitosi per l’occasione. I fan sono in visibilio sulle note iniziali di “Conceived Into Enslavement”, brano che apre lo show. Il pezzo è estratto dall’ultima fatica dei nostri, “Descend Into Depravity”. John Gallagher, Sean Beasley e Trey Williams godono di suoni ottimi che esaltano alla perfezione il loro death metal e in special modo il lavoro del batterista, che picchia come un forsennato gasando ancora di più il pubblico. Una dopo l’altra fanno comparsa “Homicidal Retribution”, “One Shot, One Kill” (un brano veramente devastante), la velocissima e brevissima “Pissing In The Mainstream” (queste ultima dall’ottimo “Destroy The Opposition”). Spazio poi ai classici con “Justifiable Homicide” e, quando oramai non ci speravamo più, al brano più caratteristico dei nostri: quel micidiale pezzo che risponde al nome di “Kill Your Mother Rape Your Dog”. Il minuto e mezzo o poco più di questo brano esalta tutte le caratteristiche dei nostri, il groove, gli stacchi, le ripartenze, i cambi di tempo folli e il doppio vocione che si alterna al microfono. “Praise The Lord (Opium Of The Masses)” chiude uno show devastante, i Dying Fetus conquistano il pubblico e lasciano il palco ai Cannibal Corpse andando nella zona merchandise dove il buon Ghallagaer per finire una birra ci mette un’oretta, tanta è la fila dei fan che vogliono una foto con lui.

CANNIBAL CORPSE

Si capisce subito che gli americani sono in forma. A sorpresa, per chi magari come il sottoscritto si aspettava un inizio violento, è la title-track dell’ultimo lavoro, “Evisceration Plague”, ad aprire il concerto. La scelta si rivela subito indovinata, da modo di calibrare i suoni (ottimi) e di scaldare l’audience che riempie il locale in ogni ordine di posto, tanto per usare un gergo calcistico. Il cantante George Fischer è in grande forma, gasato ai massimi e comincia ben presto a dimenare il collo sulle note di “Time To Kill Is Now”, primo brano veloce della serata. Si nota subito che il batterista comincia a sentire la fatica, e chissà che le lunghe pause fra un brano e l’altro non servano a lui per prendere fiato, piuttosto che al mitico George. Quest’ultimo gode proprio di un feeling particolare con i romani, il coro “Gior-gio-ne, Gior-gio-ne, Gior-gio-ne” simile a quello del film “Bomber” è autentico cabaret. Arriva subito “Death Walking Terror”, un brano devastante e così i classici “I Cum Blood”, “Fucked With A Knife”, ma anche le vecchie “A Skull Full Of Maggots” e “Vomit The Soul”. Queste ultime suonate dal vivo fanno capire quale sia la differenza fra i brani storici e quelli nuovi, pur sempre validi, a livello di suoni. La scaletta è ottima, man mano che si prosegue arrivano classici. Ottima “The Wretched Spawn” così come la veloce “Pit Of Zombies”, un po’ monotona “Shattered Their Bones”, mentre con “Sentenced To Burn” e “Unleashing The Bloodthirsty” i nostri tirano un po’ il fiato. Manca “Devoured By Vermin”, brano che viene escluso ma che era presente nelle scalette dei nostri fino all’anno scorso. Viene proposta in anticipo “Hammer Smashed Face”, per placare le richieste del pubblico, e ci si avvia alla fine con “Stripped, Raped And Strangled” che chiude un concerto eccezionale. Suoni perfetti, atmosfera calda, locale pieno, fan gasatissimi e musicisti in forma. Tutto è andato per il verso giusto e lo show dei Cannibal Corpse è sicuramente uno dei migliori che i nostri abbiano mai tenuto negli ultimi anni in Italia. Speriamo durino almeno altri dieci album e altrettanti tour.

Napalm Death + Cripple Bastards @Roma – Alpheus

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  
Live report a cura di Claudio Giuliani, foto a cura di Vincenzo Del Borrello
Già in Italia a inizio anno, in occasione del primo tour in supporto di “Time Waits For No Slave”, i Napalm Death trovano ancora tempo per imbarcarsi in un mini tour italiano di quattro date. Band che riempie i locali di sicuro, quella inglese, che ancora una volta – come a febbraio – sceglie di accompagnarsi ad un gruppo locale di stessa affinità musicale, e anche di spessore, diremmo: i Cripple Bastards. L’accoppiata di sicuro successo inizia il mini tour in quel di Roma. Il pubblico risponde presente, come al solito quando ci sono gli inglesi di mezzo. L’ennesima calata dei re del grindcore, che anno dopo anno confermano la loro leadership nel genere che inventarono oltre vent’anni fa, raduna i fan giovani e meno giovani per la solita serata di devastazione sotto il pit e di tuffi dal palco. Un grazie alla Live, che ancora una volta ha portato in Italia un gruppo storico del metal estremo. 

CRIPPLE BASTARDS

Salgono on stage quando c’è poca gente assiepata sotto al palco dell’Alpheus. C’è qualche timore visto che il gruppo ha già suonato nella capitale quest’anno e visto anche che ottobre è un mese molto inflazionato per i concerti estremi a Roma, e quindi il metallaro medio (leggi: studente squattrinato) è costretto a fare selezione. Man mano che i nostri si scaldano, però, cominciando sempre di più a pestare duro sul pedale dell’acceleratore, la gente si accalca e comincia a ricambiare lo scambio di energia che inizia dal palco. Suonano mezz’ora i Cripple, con la solita grinta, la solita rabbia, senza sorridere mai. Si passa indistintamente dal repertorio vecchio del gruppo, come ad esempio nella traccia “Prospettive Limitate”, ai pezzi del nuovo album “Variante Alla Morte”, dal quale fra le altre vengono eseguite la titletrack, “Karma Del Riscatto” e “Insofferenza”, brani dall’ottima resa dal vivo e che sono anche i migliori del disco a giudizio di chi scrive. Il clou ovviamente arriva nel finale, quando i classici “Italia Di Merda” e “Polizia, Una Razza Da Estinguere” fanno la loro comparsa fra il tripudio del pubblico oramai coinvolto nel pogo più sfrenato. Un ottimo riscaldamento in vista di quello che sarebbe arrivato a breve. I Cripple Bastards dimostrano di essere la spalla ideale per i Napalm Death durante le loro date italiane: stesso genere, stesso tipo di pubblico, grindcore!

NAPALM DEATH

E che altro c’è da dire oramai sui Napalm Death? Stanno al grindcore e alla presenza sul palco come i Motorhead stanno al rock duro. Barney e compagni salgono sul palco abbastanza presto, sono da poco passate le dieci, un rapido check del suono e subito ecco che “Strongarm”, opener dell’ultimo album “Time Waits For No Slave”, fa la sua comparsa. Il tempo di presentarsi a là Motorhead (“in case you don’t know, we’re Napalm Death from Birmingham, England”) ed ecco che una “Suffer The Children” viene sparata di colpo, a bruciapelo con tutta la sua potenza. Il pubblico è già a livelli bestiali quando viene proposta “The Silence Is Defeaning” e subito dopo “Diktat”, sempre dall’ultima fatica in studio del gruppo. Barney trova il tempo di incazzarsi con un buttafuori, reo di non far salire i ragazzi sul palco per i classici tuffi sulla folla. I monologhi del cantante prima di ogni brano sono incessanti, sterminati a tratti, ed ecco quindi che un “ao’, l’inglese nun lo capimo” si leva dal pubblico suscitando l’ilarità dei presenti. Spazio quindi al momento grindcore, con “Scum”, “Unchallenged Hate”, “Deceiver”, la rapidissima “You Suffer” e “Life”. Viene proposto anche “When All Is Said And Done”, pezzo molto vario e che piace parecchio alla folla, e l’accoppiata “Persona Non Grata/Smear Campaign”, oramai due classici del gruppo. Viene anticipata, vista l’insistenza del pubblico, la canzone che di solito chiude gli show degli inglesi, quella “Nazi Punk Fuck Off” dei Dead Kennedys che permette a tutti di salire sul palco a fare baldoria. A nulla sono valse le richieste per “Incinerator”, Barney ha detto che non era serata per questa canzone. Spazio al gran finale con la titletrack del nuovo album e ovviamente alla canzone che non può mancare nella loro scaletta: “Siege Of Power”. L’assedio della potenza ora sì che è bell’e terminato. È il 2009 e il certificato del grindcore inglese recita ancora: “sana e robusta costituzione”.

tonight NAPALM DEATH

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Napalm Death + Cripple Bastards @Bologna – Estragon

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  
A cura di Claudio Giuliani
Collaborazione di Fabiana Rocchi 
 
“Time Waits For No Slave”, nuovo album dei Napalm Death, è uscito da poche settimane, la band ovviamente si è già lanciata in tour e si fermerà solamente quando dovrà registrare il successore. Tocca all’Estragon di Bologna, locale fin troppo grande per la formazione, ospitare l’ora e passa di grindcore moderno dalle tante sfumature caro ai quattro inglesi di Birmingham; ad aprire lo show sono stati i Cripple Bastards, anch’essi tornati da poco alla ribalta con l’ottimo “Variante Alla Morte”, uscito per la F.E.T.O. Records, l’etichetta di proprietà di Shane Embury, bassista storico dei Napalm. L’accoppiamento è di quelli riusciti, il pubblico infatti ha risposto alla grande, assiepando il locale e gettandosi nel pit sotto le note velocissime dei due act grindcore.

CRIPPLE BASTARDS

Troppo poco il tempo a disposizione dei nostrani che, sistematisi in pochi metri quadrati di palco (specie il batterista, messo a livello con i suoi compagni), hanno comunque pestato duro come al solito sul pedale dell’acceleratore, deliziando i numerosi presenti con molte tracce estratte dal loro sconfinato repertorio. Tanti i pezzi proposti dalla loro ultima fatica “Variante Alla Morte”: fra i più riusciti segnaliamo proprio la title-track, “Lo Sfregio e le sue Ombre” e l’ultima “Insofferenza”, eseguita nella parte finale dello show. I suoni molto potenti dell’Estragon (ma non proprio chiari) hanno amplificato ancora di più la potenza che la band esprime su disco. La setlist ha offerto poi i classici della band, dai testi che tutti conosciamo, molto crudi e altri politicamente condivisibili o meno. Comunque violenti.

NAPALM DEATH

Rapidissimo cambio di palco (più che altro smontaggio di quello dei Cripple) e semaforo verde ai quattro di Birmingham, che per un’ora e passa hanno come al solito scatenato la gazzarra sotto al palco. C’era molta curiosità da parte di chi scrive per vedere con quale song avrebbero aperto i Napalm, e la curiosità è stata soddisfatta da “Passive Tense”, traccia granitica del nuovo album “Time Waits For No Slave”, eseguita a velocità controllata per permettere agli inglesi di scaldarsi per la tempesta sonora che sarebbe arrivata poco dopo sotto forma di “Strongarm” e “Diktat”, che hanno fatto partire il pogo più sfrenato. Giusto il tempo per ascoltare le scuse di Barney per il gap fra il palco e la transenna del pubblico, che di fatto ha impedito i consueti tuffi dal palco, e via alla sequela di composizioni estratte dal nuovo CD. Sono arrivate quindi una fantastica “On The Brink Of Extinction” e la titletrack, dove l’influenza degli Swans è tangibilissima e durante la quale Barney ha variato la voce come su disco. Si è passati poi al materiale “vecchio”, per così dire: è stata eseguita “The Code Is Red…Long Live The Code” dall’omonimo album, una “Continuing The War On Stupidity” da “Order Of The Leech” e tre canzoni dal penultimo lavoro “Smear Campaign”, ovvero una fantastica “When All Is Said And Done” e l’accoppiata finale “Persona Non Grata”/”Smear Campaign”. Prima di ciò, c’è stato ovviamente il momento dedicato alla storia della band: immancabile la splendida “Suffer The Children”, che ha veramente scatenato l’iraddiddio nel pit, ma poi “Scum” e addirittura una “It’s a M.A.N.S World!”; e ancora “From Enslavement to Obliteration”, “Life”, “The Kill” e ovviamente una “You Suffer” che non si nega mai a nessuno, vista l’inesistente durata. Pausa e ritorno della band, infine, che ha eseguito i classicissimi “Mass Appeal Madness”, la cover dei Dead Kennedys “Nazi Punk Fuck Off” e l’ultima, quella che dovrebbe essere inserita in mp3 su un virtuale dizionario alla voce “potenza”: “Siege Of Power”. Dispiace che la band abbia ignorato “Enemy Of The Music Business”, il loro top nell’era moderna, ma considerata la loro discografia, fare una scaletta che accontenti tutti è impossibile. I quattro sono apparsi in forma splendida, da consegnare al Museo delle Cere di Londra. Lunga vita alla Regina e anche a loro!

LA DANZA TRIBALE
Sette. Sono sette le note musicali attraverso le quali è possibile creare e plasmare il suono. Quello che fanno i Napalm Death è questo: plasmare un suono e ridefinirne il perimetro come i contenuti. La manipolazione musicale è alla base della loro vena artistica: si prende una batteria e la si fa muovere attraverso vibrazioni vicine alla stonatura; si prende un vocalist e gli si esaspera l’ugola fino all’inverosimile, rendendola stridente e, paradossalmente, poetica. Nell’insieme coeso degli elementi di effettivamente poetico c’è ben poco, il volume e il ritmo diventano disturbanti e disallineati a una qualsiasi ritmica, sfondando i limiti consentiti di velocità e offrendo al pubblico la possibilità di vivere in maniera catartica una danza tribale e orgiastica dove la vicinanza del corpo al corpo diventa un duello, una sfida, un combattimento purificatore. Non c’è legge né diplomazia. Dai corpi in movimento alla nota fracassona c’è un unico filo, un cordone ombelicale che lega e sancisce l’unione di chi strepita sul palco fino a giungere a chi freme nell’arena. Un genere, quello dei Napalm Death, strabordante e roboante, incapace di tralasciare alcunché, bulimico di note. Non c’è il non luogo della pausa tipica della musica melodica, non esiste la parentesi cognitiva del “sto ascoltando e in questa pausa assimilo”. Non c’è tempo, perché il buco nero del team sul palco fagocita ogni virgola, ogni singola nota, rendendole parte di un immenso insieme unito di microtasselli resi inseparabili, imprescindibili gli uni dagli altri. La sensazione è che non ci sia tempo da perdere, o tempo per pensare. C’è il tempo per lottare, scontrarsi, emanciparsi, costruendo una sorta di ring all’interno del quale è vietato pensare ma assolutamente lecito toccarsi, preferibilmente, violentemente. Nel buio di una sala dove gli odori si confondono e si mischiano, quattro attempati signori si elevano dettando le regole per questo momento iniziatico, dove il suono/frastuono contorce e sovverte le regole della musica, trasformando il pubblico in un unico corpo che vibra contorcendosi.

 

CI SIAMO, NAPALM DEATH e SUFFOCATION

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Gorefest a Roma!

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Cannibal Corpse live – 1/03/07 Circolo Degli Artisti

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Organizzato da Get Smart

A cura di Claudio Giuliani

L’attesa era tanta. La tappa romana dei Cannibal Corpse nel tour italico ha di fatto lasciato fuori dai cancelli circa 100 persone senza biglietto. Tale era la domanda per la band americana, tornata alla ribalta con un album, “Kill”, davvero devastante, nel classico stile Cannibal Corpse. Band di supporto designate erano i Disavowed e gli Urkraft, due esibizioni a cui non ho potuto assistere complice l’inizio anticipato del concerto e la ressa per cercare di entrare dentro il locale. Era infatti impossibile raggiungere il cancello del Circolo degli Artisti di Roma, poiché la protesta dei fan rimasti senza biglietto (locale inadatto alla portata del concerto) è stata forte ed è culminata con una carica ai cancelli e ai buttafuori armati di bastoni, che ha avuto successo poco dopo l’inizio della prova dei Cannibal Corpse. Prova devastante come al solito, precisione chirurgica per i veterani del death metal floridiano, la dipartita di Jack Owen è stata assorbita bene e i fan hanno gradito all’inverosimile il concerto.

A memoria di chi scrive era dal famoso concerto dei Carcass al Circolo degli Artisti di oltre quindici anni fa che non si registrava il tutto esaurito in una data di metallo estremo a Roma. Ecco quindi il concerto dei Cannibal Corpse che tornano a Roma dopo molti anni a registrare il famigerato sold-out, come recita il cartello che ha fatto imbufalire decine di persone rimaste fuori e provenienti da molte parti dell’Italia. Il locale è stracolmo. La sala che ospita il combo floridiano non riesce a contenere tutti gli spettatori e la temperatura raggiunge punte tropicali tanto che difficilmente (a meno che non si sia stoici) si riesce ad assistere a tutto il concerto all’interno della stessa. Il combo americano ha fornito la solita, professionale prova. Ha sciorinato pezzi da tutto il repertorio, canzoni più recenti come “Pit Of Zombies” e “Dormant Bodies Bursting” dall’album “Gore Obsessed”, “Make Them Suffer” dall’ultimo “Kill”, “Decency Defied” e l’ottima “The Wretched Spawn” dall’omonimo album, ma anche pezzi molto vecchi, decisamente migliori, e che infatti il pubblico ha dimostrato di amare. E’ cosi che al grido di “I Cum Blood” il pit è andato in visibilio, così come sulle potenti “I Will Kill You” e “Disposal Of The Body” tratte da “Gallery Of Suicide”, dai capolavori “Fucked With A Knife” e “Devoured By Vermin” e dalle conclusive “Hammer Smashed Face”, “Covered With Sores” e “Skull Full Of Maggots”. Qualche nota a margine del concerto: Rob Barret non è stato all’altezza di Jack Owen (passato nei Deicide), ha storpiato diversi assoli, che sono passati ora sulle spalle di Pat O’Brien; la sezione ritmica basso-batteria di Webster e Mazurkiewicz è stata come al solito la colonna portante, inossidabile, del suono della band; e George “Corpsegrinder” Fisher ha fornito la solita granitica, onesta prova vocale. Fa il suo lavoro, lo fa bene, ma non sarà mai come il vecchio Chris Barnes, sempre compianto da tanti fan dei Cannibali.

quando GESU' si ci mette

scritto il by Claudio Giuliani 4 commenti
Iron Maiden
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Motorhead

20 giugno 2007
Roma – Stadio Olimpico