Chi non si lamenta sale, Federer torna n.2


TENNIS - Gli "esodati" di Madrid, Nadal e Djokovic, si lamentano del blu di Tiriac e Federer non si lascia sfuggire l'occasione: torna numero due del mondo. Sale anche Del Potro. In Italia bene ancora Seppi e Cipolla. Classifiche 14 maggio 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - I fan di Roger Federer possono quindi esultare. La fantastica rincorsa verso leggi ancora

LAKEI – Konspirasjoner


I Lakei sono un quartetto norvegese che niente ha a che fare con i generi in cui la terra dei fiordi è prima esportatrice nel mondo: black metal, death metal e via dicendo. Il gruppo esordisce infatti con questo lavoro che mescola in prevalenza sonorità sludge con hardcore-punk e noise. Il risultato è una miscela pesante, rabbiosa, che si leggi ancora

DEATHHAMMER – Onward To The Pits


Dalla Norvegia, ecco tornare con una nuova pubblicazione, la seconda della carriera, i Deathhammer, duo dedito al più scontato e old school black/thrash metal. Ci scusi la band per l’aggettivo scontato, ma non se la prenda: nel metal, perseverare spesso non fa difetto al prodotto finale. È infatti il caso di questi due figuri, che immaginiamo tetri e loschi leggi ancora

Bene Seppi e quindi l'Italia


TENNIS - La classifica rimane sostanzialmente invariata. L'exploit di Seppi a Belgrado consente all'Italia di scavalcare la Croazia in graduatoria per Nazioni e all'altoatesino di salire alla posizione numero 32 dell'Atp Ranking.  Classifiche 7 maggio 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - Mentre le prime venti posizioni rimangono immobili, eccezion fatta per Del Potro e Simon che si scambiano nuovamente le posizioni leggi ancora

BLESSED CURSE – Blessed Curse


Che periodo che sta vivendo il thrash metal! Fra vecchie band che non pensano minimamente alla pensione e giovani che scalpitano per entrare nel mondo del “lavoro”, di album interessanti ne stanno uscendo davvero parecchi. Da Colifax, California, ecco infatti il debutto dell’ennesimo gruppo di ragazzini che suonano alla vecchia maniera, e bene pure! Sono i Blessed Curse, terzetto leggi ancora

ENTOMBED + BUFFALO GRILLZ @ Traffic Live Club - Roma


Questa volta la neve non si è messa di mezzo. In una serata già calda di suo, gli Entombed, grazie alla Hellfire Booking e alla Al Produzioni hanno recuperato la data persa a febbraio a causa della nevicata che ha bloccato Roma e l’Italia. Tenendo fede alla promessa (e tutti sappiamo quanto è difficile recuperare una singola data saltata leggi ancora

ATP Ranking, salgono Del Potro e Simon


TENNIS - Del Potro torna top 10. Risale Simon mentre Dolgopolov torna fra i primi 20. Fra gli italiani Bolelli torna top 100 mentre Cipolla colleziona il suo best ranking. Stabile la classifica per nazioni.  Classifiche 23 aprile 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - Vincendo per l'ottava volta di seguito il torneo di Montecarlo Rafael Nadal allunga su Roger Federer, impegnato leggi ancora

HIGH ON FIRE – De Vermis Mysteriis


A due anni di distanza da “Snakes For The Divine”, tornano in pista gli High On Fire, gruppo che pubblicazione dopo pubblicazione ha abbandonato il sentiero sludge degli esordi per abbracciare sonorità un po’ più “commerciali”. Infatti, la band sorta dalle ceneri degli Sleep per volontà del leader Matt Pike, sostanzialmente in questo nuovo concept album (si parla di leggi ancora

Ranking ATP, Isner diventa top player USA


TENNIS - Isner diventa il primo giocatore degli USA. Continua a salire in classifica Monaco. La Germania scavalca la Repubblica Ceca per "colpa" di Ljubicic. Stabile tutto il resto.  Classifiche 16 aprile 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - John Isner ha di che gioire: la classifica questa settimana gli relaga la soddisfazione di essere il primo giocatore americano in classifica mondiale, leggi ancora

OVERKILL, 30 Anni Di Thrash E Non Sentirli


I re del thrash metal ai giorni nostri sono sempre gli stessi, quelli di un tempo. Tranne qualche band meteora che ogni tanto ha prodotto e produce qualche buon lavoro, se si vuole ascoltare la vera crudezza e la spontaneità del genere che ha infiammato i metal fan negli anni ’80 tocca ancora rivolgersi ai mostri sacri, più americani leggi ancora

» live show report

ENTOMBED + BUFFALO GRILLZ @ Traffic Live Club – Roma

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Questa volta la neve non si è messa di mezzo. In una serata già calda di suo, gli Entombed, grazie alla Hellfire Booking e alla Al Produzioni hanno recuperato la data persa a febbraio a causa della nevicata che ha bloccato Roma e l’Italia. Tenendo fede alla promessa (e tutti sappiamo quanto è difficile recuperare una singola data saltata da un tour più lungo) le agenzie che stanno popolando Roma di concerti di metallo estremo hanno permesso ai tantissimi fan romani degli storici svedesi di assistere ad una buona ora di death and roll, la miscela che ha reso famosi gli Entombed. Ad aprire per gli scandinavi, i romani Southern Drinkstruction e i Buffalo Grillz che hanno approfittato della ghiotta occasione per effettuare il release party del secondo album, “Manzo Criminale”. Eccovi il resoconto dettagliato della serata. leggi ancora

Red Fang + Black Tusk + Doomraiser @ Traffic Live Club – Roma

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

6 aprile 2012

La Zanna nera e la zanna rossa all’opera a Roma, al Traffic Live. Dall’America, il tour dei Red Fang e dei Black Tusk tocca nelle prime date, quando i musicisti sono freschi e stracarichi di energia, il suolo romano. È stata la loro prima nella capitale e il pubblico ha risposto in maniera entusiasta, affollando in massa il locale di via Prenestina. Tutto pieno e suoni degni della musica proposta, per uno show che ha quindi entusiasmato la platea anche e soprattutto nella diversità dell’offerta. Infatti alla melodia stoner di grande livello dei Red Fang è stata contrapposta la brutalità dei Black Tusk, combo molto vicino ai Baroness (condividono il chitarrista). Quindi, ad aprire per loro, i romani Doomraiser, che mancavano da un bel po’ nella loro terra. Prima ancora di loro i Goran Sanchez – con i quali ci scusiamo per esserci persi la loro esibizione – ma di cui ci hanno detto un gran bene nella data inaugurale del tour. Un ringraziamento all’Hard Staff per l’organizzazione della serata. leggi ancora

Gorgoroth + Vader @ Traffic Live Club – Roma

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The Sign Of Hell 2011

Il “The Sign Of Hell Tour 2011″ fa tappa a Roma portando in scena i Gorgoroth nell’incarnazione del leader Infernus, accompagnati dai Vader. Un’accoppiata che abbina un gruppo di black metal vecchio stile, importante nell’evoluzione del genere e una delle band più intransigenti e longeve nel death metal. Il leader dei polacchi Peter ha suonato tante volte a Roma, creando una reputazione live del suo gruppo che ha pochi eguali. L’ultimo periodo, con un nuovo album dato in pasto a fan e media, ha visto la formazione stravolgersi. Saranno ancora all’altezza della situazione? Ad aprire lo show, che ha richiamato un pubblico raramente visto a Roma, tanto da riempire il locale in ogni angolo, un manipolo di band locali prima degli Amassado e degli Adimiron, gruppi d’apertura. Purtroppo, causa contemporanea intervista al leader dei Vader, ci siamo persi totalmente lo show degli Adimiron, che però avremo modo di seguire sicuramente in futuro vista la loro intensa attività live. leggi ancora

ULVER @ Circolo Degli Artisti – Roma

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Ulver 2011

Tornano in Italia i lupi norvegesi, gli Ulver, per una tournèe che tocca la nostra penisola in maniera vasta. È così che Roma per la prima volta può assistere al concerto di un gruppo dalla discografia controversa, che pur avendo compiuto un viaggio che dal black metal degli esordi è terminato con l’elettronica, il pop, l’ambient e chissà cos’altro, ha mantenuto come stella polare il genio creativo. leggi ancora

Rotten Sound + Airlines Of Terror + Buffalo Grillz @ Traffic Live Club – Roma

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Roma, 27-10-2011

La Al Produzioni riporta in Italia nel 2011 i re del grindcore europeo, i Rotten Sound. I finlandesi avevano suonato per una manciata di date ad aprile, anche a Roma, e avevano lasciato evidentemente un ottimo ricordo se il pubblico romano ha deciso in massa di tornare a esaltarsi per la loro esplosiva miscela di grindcore a tutta velocità. La prima data di questa nuova parte del “Cursed 2011” tour va in scena proprio nella Capitale. Freschi di un trasferimento aereo i quattro finlandesi sono pronti a scatenare l’inferno al Traffic di Roma, location in periferia dove il grande impatto sonoro dell’intero bill non desterà sospetto. Una serata a grande prevalenza grindcore cui Metalitalia ha partecipato per farvi sapere com’è andata. leggi ancora

Exhumed + Cephalic Carnage @Traffic – Roma

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Exhumed tour 2011

C’è voglia di death metal a Roma. È da diverso tempo che i vari carrozzoni promozionali organizzati dalle agenzie non portano nella Capitale qualche valido gruppo del metallo più duro. Ecco però che la tournée dei Cephalic Carnage, combo americano fra i meno banali del metal odierno, e degli Exhumed, gruppo storico tornato in attività dopo uno iato di quindici anni, colma – alla grande – questa mancanza. La tappa di Roma si svolge al Traffic, la cui acustica si è poi rivelata ottima. Il pubblico attende di vedere gli headliner della serata, mai esibitisi prima d’ora nella città eterna. Ad aprire, due band locali: Beyond Murder ed Hellvate. L’agenzia Hellfire Booking mette a segno un ottimo colpo con questo concerto. leggi ancora

Samael + Keep Of Kalessin + Melechesh @ Blackout Rock Club – Roma

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Tour

I Samael in terra romana erano intriganti e così anche Keep Of Kalessin e Melechesh, i quali vantano la loro personale schiera di fan nella capitale. Il contemporaneo show dei Misfits però – la cover band di loro stessi, come qualcuno ama definirli – hanno privato gli elvetici del grande pubblico, quello che qualche anno fa proprio a Roma tributò loro un’accoglienza da numeri uno. La Hellfire Booking Agency ha predisposto quindi tre date in Italia per il tour e quella di Roma si è svolta al Blackout. Detto del pubblico non sufficiente per i gruppi in questione e della sfortunata concomitanza con l’evento sopra citato, lo show è stato comunque di alto livello, con i gruppi d’apertura ben lieti di supportare gli svizzeri. leggi ancora

Rotting Christ + Omnium Gatherum – Roma

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A cura di Claudio Giuliani

L’ultima data del tour dei Rotting Christ si svolge a Roma, una città che greci come Sakis e compagni sentono vicina culturalmente, artisticamente e storicamente. La stanchezza accumulata in 18 date sparse per l’Europa sarà sicuramente tanta, ma l’ultima esibizione sul palco prima del rientro a casa è sempre speciale, carica di adrenalina come e forse più rispetto ai primi show della tournée. Così è a Roma dove solamente un sovraffollamento di date (e per lo show dei greci anche una sovrapposizione) non consente che l’Init sia colmo per l’esibizione dei Rotting Christ. A questo va aggiunto anche il non esaltante manipolo di gruppi spalla che hanno preceduto l’esibizione dei greci: almeno un’altra band capace di movimentare qualche fan in più avrebbe giovato all’audience generale. Lo show è iniziato nel tardo pomeriggio; noi siamo giunti quando avevano terminato la prova i gruppi locali (Darkend e Riul Doamnei) e toccava ai greci Daylight Misery aprire le danze.

Daylight Misery
Quando entriamo nel locale hanno da poco cominciato i greci Daylight Misery. La prima impressione – non abbiamo mai ascoltato prima d’ora il gruppo – è che ci si trovi di fronte a dei giovani Rotting Christ. E forse non sono stati scelti a caso come gruppo spalla del tour. Il pubblico non gratifica la pur buona esibizione dei nostri che si muovono su coordinate assimilabili facilmente ai primi lavori degli headliner della serata. I brani sono tutti lenti, cadenzati, con molte venature doom dalle tinte oscure, come a metà fra il gotico e il black metal. Alla fine, la mezz’oretta di concerto dei Daylight Misery scorre via velocemente, segno che gli ellenici hanno qualcosa di valido da dire in ambito musicale. Un piacevole intrattenimento, quello che si chiede di fatto ad un buon gruppo di supporto.

Omnium Gatherum
I finlandesi Omnium Gatherum sono degli onesti mestieranti del death melodico, band scia del filone che gli Amorphis aprirono tanti anni or sono. Sebbene anche a Roma abbiano trovato un nugolo di fan pronti a sostenerli, il gruppo non è riuscito a convogliare tutto il pubblico sotto al palco. Il death degli Omnium Gatherum, su cui il cantante, abile a dimenarsi e a cercare di instaurare un feeling con il pubblico per l’intera durata dello show, grugna e urla a piacimento, coinvolge buona parte dei presenti quindi e tutto sommato risulta godibile ai più. Le canzoni non decollano, né quando il gruppo pesta pesantemente (a livelli thrash metal) sull’acceleratore, né quando preferisce i tempi lenti. Un bel brindisi di vodka sul finir dell’esibizione ci strappa un sorriso, manca poco all’esibizione degli headliner che potevano scegliere sicuramente qualche gruppo migliore come compagni di viaggio. Ma forse va bene così: l’attenzione e le energie del pubblico saranno tutte per loro.

Rotting Christ
Come potrebbe non aprirsi il concerto se non sulle note di “Aealo”? La prima canzone dell’omonimo album violenta fin da subito l’attenzione del pubblico. Il ritmo è selvaggio, incessante, spezzato dalle melodie che il combo greco adopera per donare epicità alle sue composizioni. Neanche il tempo di rifiatare ed ecco “Eon Aenaos”, altro pezzo strepitoso estratto dal’ultimo Lp del gruppo. Proprio da quest’ultimo vengono estratti numerosi capitoli. Infatti sulla setlist troviamo ben presto “Dub-Sag-Ta-Ke”, brano battagliero, il quale non sfigurerebbe come colonna sonora di una battaglia, e “Fire Death And Fear”, un pezzo dominato da una sezione ritmica molto coinvolgente. Le nuove musiche sono alternate con altre che hanno fatto la storia del gruppo come “King Of A Stellar War” e come l’invocazione “In Domine Sathana”. Dal precedente album “Theogonia” – altra perla della discografia degli ellenici – vengono proposte “Phobos’ Synagogue” e ovviamente la velocissima “The Sign Of Prime Creation”. I Rotting Christ sono bravissimi nelle canzoni dal ritmo indiavolato ma si dimostrano maestri anche a basso regime di giri quando ad esempio le note di “Athanatoi Este” (presente sull’album del 2004 “Sanctus Diavolos”) catalizzano l’attenzione verso Sakis, capace di ipnotizzare col suo screaming sulla fantastica melodia di base. Anche per i greci è tempo di brindisi con la crew che porta sul palco un vassoio carico di shot di Vodka. Sakis prende il suo ma furtivamente lo deposita su una cassa, preferendo all’alcol un sano integratore salino. Si riparte con la brutalità di “Trasform all Suffering Into Plagues” (dall’album “The Mighty Contract”) prima che il concerto si chiuda con “Noctis Era” – ultima canzone estratta da “Aealo” – che vede Sakis chiedere l’aiuto del pubblico per rendere ancora più maestoso il ritornello. I quattro abbandonano il palco, ma non esiste che se ne vadano senza aver eseguito “Non Serviam”. Così è e dopo qualche altro minuto di verbo ellenico, con Sakis a cantare buona parte del brano con tanto di elmo, il sipario si chiude. Il tour dei greci è terminato. Ora è tempo di riposo, di ricaricare le batterie e di cominciare a pensare di fare ancora meglio di “Aelo”, se possibile.

Earth + Sabbath Assembly, il live di Roma

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Il nuovo album degli Earth, band unica al mondo nel suo genere da quando il leader Dylan Carson ha spostato le coordinate stilistiche laddove era inimmaginabile per i comuni mortali, è preludio per il tour che ha toccato l’Italia per ben quattro date. Ancora una volta, come per il precedente album “The Bees Made Honey In The Lion’s Skull”, gli Earth fanno tappa a Roma per un concerto nettamente più affollato di quello di due anni fa. “Potenza” della loro musica, sempre monolitica e sempre più ipnotica. Ad accompagnarli nel tour i Sabbath Assembly, combo inglese non meglio identificato musicalmente che si muove nelle coordinate della musica rituale.

Sabbath Assembly
Sito web ufficiale http://www.myspace.com/sabbathassembly
Sul palco dell’Init sale la sezione ritmica dei Sabbath Assembly, basso-chitarra-batteria, raggiunta poco dopo dalla cantante. Una “witch” diremmo, una strega di nero vestita con i lunghi e mossi capelli biondi a coprirne il volto, come a velarsi di fronte al pubblico che timidamente si accosta al palco. Cominciano a macinare note i nostri, a basso regime, mentre la cantante comincia a far capire l’impronta vocale, nota che più di ogni altro suono riesce a innalzarsi nel calderone generale della musica degli inglesi. Vocalmente dotata, la bionda ha dimostrato di avere un’ugola potente, ma proprio nei toni alti ha palesato di avere margini di miglioramento nella gestione del suo mezzo quando c’è da usare tutta la potenza. I Sabbath Assembly propongono una sorta di rock psichedelico che varia ad ogni pezzo e che lascia spesso spazio a passaggi molto evocativi. Se in un brano si esalta la cantante, nel successivo è il chitarrista a impadronirsi della scena con lunghi soli strumentali. L’impronta generale è di difficile identificazione e, sebbene l’atmosfera sia quella giusta – luci basse e soffuse – i Sabbath non riescono a convincerci appieno.
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Earth

Sito web ufficiale http://www.thronesanddominions.com/
Durante l’Inferno Festival di Oslo, qualche anno fa, il compagno di scorribande metallare del vostro recensore ebbe a comprare due CD in un negozio; il logo incuriosì alquanto il qui scrivente; alla domanda che chiedeva lumi sulla qualità del gruppo in questione, gli Earth ovviamente, lui mi liquidò con un “non è cosa per te”, che faceva onore alla intransigenza metal del recensore. Dopo qualche anno, un ascolto quasi di sfida verso l’amico, volendo dimostrare l’apertura mentale che è propria dell’intelligenza e che spesso consente di scoprire gruppi che poi albergheranno fra i preferiti, il vostro scriba si cimentò nell’ascolto di “The Bees Made Honey In The Lion’s Skull”. Fu ipnosi da disco. Mentre ipnosi, questa volta di massa, è quella che si manifesta appena gli americani, fra luci tenui, sguardi bassi, posture immobili e occhi chiusi, attaccano proprio con la traccia che dà il titolo al penultimo album del gruppo. L’ossessività del riff, con la sala che è piena, pronta al rito, calamita sul palco l’attenzione di tutti. Sono gli stessi musicisti, con i loro visi, a recare la sofferenza di chi sente dentro un movimento immobile, lancinante nella sua agonia, ossessivo nella sua ripetitività, arrogante nella propria autoreferenzialità, a immobilizzare come statue di ghiaccio il pubblico. Fermano la folla e la costringono a dilatare la propria concezione di tempo, rallentando il tutto. Il motore gira al minimo dei giri, ma non si spegne. E gli Earth aprono scorci sconfinati nella musicalità di ciò che rappresentano. L’angelo del buio, argentato, è posizionato sul vecchio amplificatore Fender dal quale si dipana il suono della sei corde di Carlson. Questi, spesso spalle al pubblico, dirige l’onda sonora. “Descent To Zenith” è l’ossimoro musicato degli americani. Fra i brani più belli dell’ultimo lavoro – dai quali i nostri hanno tratto la quasi totalità della setlist –  la progressione sonora è di una dolcezza inebriante. Sempre dal nuovo, si prosegue con la lunga (dodici minuti) “Father Midnight”, buia e cupa. E’ poi il turno di “Old Black”, prima traccia di “Angel Of Darkness, Demons Of Light”, dominata da quel riff lunghissimo, che apre praterie con la sua maestosità prima di ammorbidirsi, mellifluamente, malinconicamente, come ad abbracciare tutto il pubblico in un’infinita, musicata tristezza. Il concerto è chiuso da “Oborous Is Broken”, primo brano di sempre scritto dal gruppo e, dalla seconda metà della lunga traccia che dà il titolo all’ultimo album dei nostri, un pezzo chitarristicamente più virtuoso. L’ipnosi di massa è celebrata. L’acquedotto romano che cinge l’Init, vecchio di migliaia di anni, avrà apprezzato la musicalità degli Earth, abili a dilatare il tempo e a far viaggiare lo stesso indietro e avanti, ma sempre molto lentamente.

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Bonecrusher Fest – Roma

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4 marzo 2011 – Blackout Rock Club

Bonecrusher fest 2011

Fa tappa anche a Roma il Bonecrusher Fest, tour che ha caricato sul bus band di diverso genere allo scopo di calamitare quanti più fan dell’heavy metal possibile. La data di Roma, svoltasi al Blackout, ha avuto un buon riscontro di presenza e ha offerto una serata, o meglio un pomeriggio-serata, di metal nelle sue forme più variegate. Sì, perché il concerto è iniziato addirittura poco dopo le 18, considerato che erano ben sette i gruppi in scaletta. Quattro i big, quelli propri del tour, più un manipolo di band locali. Scusandoci con le band che non abbiamo avuto l’opportunità di seguire (specie i thrasher Angelus Apatrida che avevamo positivamente recensito su queste pagine) poiché il traffico romano è micidiale ed è ben noto, passiamo all’esame dei gruppi che hanno fatto da spalla agli americani Dying Fetus.

CARNIFEX
Uno spot per il fumo, attivo o passivo che si preferisca. Da quando infatti la normativa vigente vieta di fumare nei locali pubblici, soddisfare il vizio delle bionde durante un concerto costringe spesso a fughe di massa collettive fra un cambio di palco e l’altro. Non è stato così per i Carnifex, combo dedito al metalcore, che ha consentito ai presenti di fumare in pieno relax, consci del fatto che non ci si stava perdendo niente di che. Anche chi, come il sottoscritto, non è dedito al fumo ha sicuramente trovato un compagno da supportare durante la sigaretta, tale era il fastidio alle urla sguaiate del gruppo in questione. Sciatti, senza né arte né parte, fastidiosi al limite dell’insopportabile. Questi sono stati i Carnifex per poco meno di mezz’ora, un tempo molto più lungo dove i presenti, tranne degli esaltati che hanno cercato di muoversi sotto al palco, hanno smanettato tutti con il telefonino in attesa del gruppo successivo.

KEEP OF KALESSIN
Sono una sorta di Europe del black metal i Keep Of Kalessin, combo che negli anni d’oro del black metal si era guadagnato una solida reputazione, frutto di album tirati e molto diabolici. Dopo lo split, la band guidata dal chitarrista Obsidian C. è tornata a guadagnarsi una nuova reputazione virando la rotta dal black dell’epoca, nudo e crudo e senza orpelli vari, a quello di oggi, debitore infinito alla melodia anche nelle linee vocali. Il gruppo, va detto, funziona. Il batterista conosce un solo tempo, quello del picchiare selvaggiamente aborrendo la tecnica, il cantante grugnisce alternando cori melodici e anche le canzoni fanno il proprio dovere. Il difetto è che sono eccessivamente lunghe. Reiterare lo stesso riff per oltre sei minuti, se non ti chiami Bolt Thrower, rischia di stancare. È questo l’effetto del gruppo che ha proposto numerosi brani dall’ultima fatica quali “Dragon Iconography”, l’acclamatissima “The Dragontower” oltre a roba più vecchia del repertorio. L’impressione generale è che, con un riffing più corto, le stesse composizioni susciterebbero maggiore attenzione da parte del pubblico che, inevitabilmente, a metà canzone comincia a guardarsi attorno.

DYING FETUS
Violenza in tutte le sue forme: questo suscita l’esibizione del gruppo americano, un gruppo che per la potenza che riesce a sprigionare dal vivo sembra che suoni in trenta invece che in tre. Suoni potenti, chitarra singola compressa e tagliente come una mannaia, e brani del repertorio che vivono e vivranno a lungo negli amanti del death metal americano… come si fa a non avere successo? Esiste un solo omicidio giustificabile ed è quello dei Dying Fetus, che con questa song aprono il concerto. In questo momento tutti i fan rispondono all’appello e affollano il locale. Bastano un paio di canzoni, fra cui la nuovissima “Sheperd’s Commandment”, per creare l’atmosfera giusta: temperatura che sale vertiginosamente, sudore locale dispensato tramite capelli unti o petti unti nel grande pogo al di sotto del palco. Ci si dimena, per non dire ci si mena, vista la mania americana di scuotersi sotto il pit, durante tutte le canzoni degli americani. Kevin Tally è il fenomeno che conosciamo e il suo ritorno in pianta stabile nel gruppo permette di accelerare addirittura i brani, che pensavamo già velocissimi di per loro. Su “Descend Into Depravity”, title-track dell’ultima fatica in studio, si sono toccate punte di velocità mai udite prima. Buona anche la scelta delle canzoni, molto varia, che ha attinto da “Destroy The Opposition” (“Pissing In The Mainstream”, “Praise The Lord”) così come da “Stop At Nothing”, con la granitica “One Shot One Kill”, dotata di un riffing micidiale. Il suono è avvolgente, sembra arrivare da tutte le pareti del locale tale è la profondità e l’altezza delle note, né mancano brani vecchi nella setlist dei Nostri, che non concedono bis ma ci lasciano con l’accoppiata micidiale e carica di note formata da “Pissing In The Mainstream” e da quell’inno che è “Kill Your Mother Rape Your Dog”. Roba su cui esaltarsi ma non da prendere alla lettera.

Scaletta:
Justifiable Homicide
Intentional Manslaughter
Sheperd’s Commandment
Homicidal Retribution
Vengeance Unleashed
Descend Into Depravity
One Shot One Kill
Eviscerated Offspring
Your Treachery Will Die With You
Grotesque Impalement
Praise The Lord (Opium Of The Masses)
Pissing/Kill Your Mother-Rape Your Dog