Chi non si lamenta sale, Federer torna n.2


TENNIS - Gli "esodati" di Madrid, Nadal e Djokovic, si lamentano del blu di Tiriac e Federer non si lascia sfuggire l'occasione: torna numero due del mondo. Sale anche Del Potro. In Italia bene ancora Seppi e Cipolla. Classifiche 14 maggio 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - I fan di Roger Federer possono quindi esultare. La fantastica rincorsa verso leggi ancora

LAKEI – Konspirasjoner


I Lakei sono un quartetto norvegese che niente ha a che fare con i generi in cui la terra dei fiordi è prima esportatrice nel mondo: black metal, death metal e via dicendo. Il gruppo esordisce infatti con questo lavoro che mescola in prevalenza sonorità sludge con hardcore-punk e noise. Il risultato è una miscela pesante, rabbiosa, che si leggi ancora

DEATHHAMMER – Onward To The Pits


Dalla Norvegia, ecco tornare con una nuova pubblicazione, la seconda della carriera, i Deathhammer, duo dedito al più scontato e old school black/thrash metal. Ci scusi la band per l’aggettivo scontato, ma non se la prenda: nel metal, perseverare spesso non fa difetto al prodotto finale. È infatti il caso di questi due figuri, che immaginiamo tetri e loschi leggi ancora

Bene Seppi e quindi l'Italia


TENNIS - La classifica rimane sostanzialmente invariata. L'exploit di Seppi a Belgrado consente all'Italia di scavalcare la Croazia in graduatoria per Nazioni e all'altoatesino di salire alla posizione numero 32 dell'Atp Ranking.  Classifiche 7 maggio 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - Mentre le prime venti posizioni rimangono immobili, eccezion fatta per Del Potro e Simon che si scambiano nuovamente le posizioni leggi ancora

BLESSED CURSE – Blessed Curse


Che periodo che sta vivendo il thrash metal! Fra vecchie band che non pensano minimamente alla pensione e giovani che scalpitano per entrare nel mondo del “lavoro”, di album interessanti ne stanno uscendo davvero parecchi. Da Colifax, California, ecco infatti il debutto dell’ennesimo gruppo di ragazzini che suonano alla vecchia maniera, e bene pure! Sono i Blessed Curse, terzetto leggi ancora

ENTOMBED + BUFFALO GRILLZ @ Traffic Live Club - Roma


Questa volta la neve non si è messa di mezzo. In una serata già calda di suo, gli Entombed, grazie alla Hellfire Booking e alla Al Produzioni hanno recuperato la data persa a febbraio a causa della nevicata che ha bloccato Roma e l’Italia. Tenendo fede alla promessa (e tutti sappiamo quanto è difficile recuperare una singola data saltata leggi ancora

ATP Ranking, salgono Del Potro e Simon


TENNIS - Del Potro torna top 10. Risale Simon mentre Dolgopolov torna fra i primi 20. Fra gli italiani Bolelli torna top 100 mentre Cipolla colleziona il suo best ranking. Stabile la classifica per nazioni.  Classifiche 23 aprile 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - Vincendo per l'ottava volta di seguito il torneo di Montecarlo Rafael Nadal allunga su Roger Federer, impegnato leggi ancora

HIGH ON FIRE – De Vermis Mysteriis


A due anni di distanza da “Snakes For The Divine”, tornano in pista gli High On Fire, gruppo che pubblicazione dopo pubblicazione ha abbandonato il sentiero sludge degli esordi per abbracciare sonorità un po’ più “commerciali”. Infatti, la band sorta dalle ceneri degli Sleep per volontà del leader Matt Pike, sostanzialmente in questo nuovo concept album (si parla di leggi ancora

Ranking ATP, Isner diventa top player USA


TENNIS - Isner diventa il primo giocatore degli USA. Continua a salire in classifica Monaco. La Germania scavalca la Repubblica Ceca per "colpa" di Ljubicic. Stabile tutto il resto.  Classifiche 16 aprile 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - John Isner ha di che gioire: la classifica questa settimana gli relaga la soddisfazione di essere il primo giocatore americano in classifica mondiale, leggi ancora

OVERKILL, 30 Anni Di Thrash E Non Sentirli


I re del thrash metal ai giorni nostri sono sempre gli stessi, quelli di un tempo. Tranne qualche band meteora che ogni tanto ha prodotto e produce qualche buon lavoro, se si vuole ascoltare la vera crudezza e la spontaneità del genere che ha infiammato i metal fan negli anni ’80 tocca ancora rivolgersi ai mostri sacri, più americani leggi ancora

» inferno festival

INFERNO FESTIVAL 2009: Live reportage!

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Live Report a cura di Claudio Giuliani

E’ Pasqua e si va all’Inferno. Beninteso, il festival. Segnata la data sul calendario, abbiamo raggiunto Oslo per seguire da vicino l’edizione 2009 dell’Inferno Festival, un evento che quest’anno è stato bersagliato dalla sfiga. Già l’edizione era in sordina: meno stand, meno soldi forse per attrarre band più competitive, e il tutto giustificato dalla crisi finanziaria che pare aver colpito anche questa regione scandinava dove i soldi fioccano come la neve. Oltretutto, quando a sei giorni dal via ti salta l’headliner della prima sera, cosa puoi fare? I problemi alla schiena del batterista fenomeno dei Meshuggah hanno costretto la band svedese a dare forfait e Gro, la poliedrica organizzatrice del festival, ha reclutato i The Batallion, band norvegese che poi ha riscosso un grande successo. Cambiata anche la location degli stand, spostati all’interno della venue, con la sparizione dell’area VIP, che si è dimostrata non servire a granché nelle edizioni precedenti. Altra novità del 2009 è stato l’accordo con il cinema multisala più grande di Oslo, dove si potevano vedere a un prezzo speciale (gratis per i giornalisti) dei film dalle tematiche care al metal e anche un video rimasterizzato dei Darkthrone live nel 1990: un’autentica chicca che ha fatto felice molti appassionati. E poi tanto altro ancora. Preso d’assalto il tour del black metal, come viene chiamato qui. Un autentico giro fra i posti del black metal resi famosi dagli eventi de primi anni ’90: una chiesa bruciata dal conte Vikernes, l’ex negozio di dischi di Euronymous, ‘Helvete’, e relativa sala prova con la scritta sul muro ‘Black Metal’ su cui tutti posavano festanti (Metalitalia.com non ha partecipato a questa pagliacciata venduta al costo di 100 euro). Molto bella invece l’esibizione dei Wardruna, la band di folk locale dove Ghaal, ex Gorgoroth, sospira alla voce invece di grugnire, che si è esibita di fronte alle tre navi vichinghe del relativo museo di Oslo. Un’esibizione molto sentita dai nostri e che ha reso magico quel posto, l’evento è stato preso d’assalto oltre che dai metallari, anche dagli ignari avventori del posto. C’è stata poi la classica conferenza sulla musica, utile alle giovani band che si affacciano sul panorama musicale con ospiti tanti pezzi della scena (King Ov Hell, Silenoz dei Dimmu Borgir quest’anno), sempre gestita da Anders Odden divenuto nuovo bassista dei Satyricon. E poi tanta, tanta musica!

Le foto dell’Inferno Festival 2009 a cura di Claudio Giuliani e dell’agenzia Red Art

Mercoledì 8 aprile, il Club Day

SARKE
Nella miriade di band che era possibile ascoltare nella serata dedicata al “Club Day”, abbiamo scelto di presenziare per intero alla serata organizzata dalla Indie Recordings, etichetta norvegese che compie scelte molto sagge in sede di rooster. Ad aprire sono stati i Sarke, nuova band formata dal chitarrista noto proprio come Sarke e che vede alle parti vocali “la voce del black metal”, ovvero Nocturno Culto, di fama Darkthrone. Il gruppo pubblicherà a breve il debutto, intitolato “Vorunah”. Proprio questa è stata la seconda canzone eseguita, subito dopo “Primitive Killing” che ha aperto uno show fra il tripudio dei numerosi presenti. Il black metal dei nostri viaggia su ritmiche thrash, e presenta arrangiamenti non proprio convenzionali. Molto groovy la musica dei norvegesi, niente da dire sulla voce ovviamente, il curriculum parla da sé. Eseguite anche “Old”, “The Drunken Priest” (fantastica) e “Cult Ritual”. Uno showcase molto gradito dal pubblico: promossi a pieni voti.

MENCEA
Con un album già fuori, i greci Mencea avevano il compito di impressionare i presenti. Missione fallita. I suoni anzitutto: pessimi, caotici, e non imputabili alla struttura visto il risultato egregio conseguito dalle altre band. E poi la proposta musicale, un death metal melodico di matrice svedese che ha detto oramai di tutto e di più. I Mencea hanno suonato tre canzoni dal debutto “Dark Matter Energy”, precisamente “The Passing”, “Ardad” e “Forbidden”. La situazione non è migliorata col passar del tempo, il growl del cantante risultava monotono e fastidioso e, quando chi scrive stava per lasciare lo show, il cantante ha annunciato una cover degli Slayer. Ovviamente l’abbiamo ascoltata, sperando di alzare il voto in pagella dei nostri. Niente da fare, hanno reso irriconoscibile (quasi profanato, diremmo) quel capolavoro che è “War Ensemble”. Pessimi Mencea. Ma meritavano un contratto?

SAHG
Viaggiano forte questi ragazzi norvegesi. L’esordio di due anni fa, uno degli album più belli di stoner doom con forti venature rock degli ultimi tempi, ha spalancato le porte a questo gruppo che vanta fra le sue fila quel King Ov Hell di fama ex-Gorgoroth ora God Seed. Qui il tipo fa il rocker a tempo pieno, e anche bene, diremmo. Il gruppo è alla terza esibizione all’Inferno Festival in tre anni, due album all’attivo, e sono state circa sette le canzoni suonate. “From Conscius Sleep” ha aperto lo show, seguita da “Ascent To Decadence”, primo pezzo dell’album “II”. Da Sagh “I” sono state eseguite “The Executioner”, la monumentale “Godless Faith” e “Soul Exile”. “Echoes Ring Forever”, “Star Crossed” e “Pyromancer” hanno chiuso un concerto bellissimo. Il cantante rispetto agli esordi si è sciolto, non ha paura di osare con la voce, e tutta la band lo segue alla perfezione. L’affiatamento è tanto, pari alla qualità dei nostri.

EARTH
Una corsa veloce dal John Dee verso il Victoria, locale situato di fronte al Teatro Nazionale di Oslo, accanto ad un locale frequentato dalla "Oslo bene", ed eccoci dentro questo posto ben fatto, strutturato su due livelli, da cui arrivano subito le prime note degli Earth, che hanno lo stesso effetto delle famose sirene di Ulisse. Questa volta però, a differenza dell’eroe mitologico, ci siamo fatti rapire dal canto degli americani, sulla scena ormai da vent’anni. Gli accordi ripetuti all’inverosimile, i ritmi rallentati, la sequenza di batteria che rimane sempre la stessa con il passare dei minuti, l’assenza di cantato, il trombone che impreziosisce una traccia, l’organo Hammond, il tutto contribuisce a creare un suono penetrante che vi lascia impietriti. Gli Earth sono autoreferenziali, si amano o si odiano, ormai hanno veramente poco a che spartire con il metallo estremo, eppure sono decisamente "estremi". La band, durante la sua ora di concerto, ha proposto molto materiale dall’ultimo lavoro, "The Bees Made Honey In The Lion’s Skull", e ha anche presentato in anteprima una nuova canzone che finirà sul prossimo disco, previsto nel 2010. Vanno via, tornano per il bis con la magnifica "Rise To Morning", tratta anch’essa dall’ultima fatica, e salutano fra gli applausi, convinti, del pubblico.

Giovedì 9 aprile

KAMPFAR
Black metal sul palco principale ad opera dei Kampfar. Le note di “Vantro”, prima traccia del nuovo album “Heimgang” hanno aperto lo show sull’entrata trionfale del cantante, che messo in mostra il suo fisico asciutto, ha cominciato a urlare al microfono spesso in lingua madre. Quattro le canzoni eseguite dal nuovo album: oltre alla già citata “Vantro”, sono state scelte per l’esibizione live “Inferno”, “Dodend Vee” e “Feigdarvarsel”. I suoni erano ottimi, corredati di uno spettacolo pirotecnico con fiamme e fuochi che ha donato un po’ di atmosfera in più al concerto. Ovviamente il fattore campo (leggi: il fatto di suonare davanti ad un pubblico per buona parte conterraneo) ha facilitato le cose. Promossi a pieni voti dalla folla, un po’ pesanti per chi scrive dopo qualche canzone.

THE BATALLION
"The Batallion is not a Meshuggah’s replacement, they’re gonna kick your ass!". L’orgoglio del manager dei norvegesi, chiamati a sostituire i defezionari svedesi Meshuggah, ha fatto capolino all’inferno festival, in sede di presentazione del gruppo. Dopo pochi secondi si è passati dalle parole ai fatti: i quattro norvegesi, tutti borchiati e vestiti di pelle, sono saliti sul palco e hanno iniziato a macinare accordi thrash metal che hanno subito catturato la platea. I musicisti del gruppo militano tutti in altre band, il leader Tore Bratseth altri non è che un membro dei Bombers (la cover band dei Motorhead con Abbath degli Immortal) e con un passato negli Old Funeral, poi c’è “Colt Kane”, ex bassista dei Borknagar, il drummer “Morden” che suona in tantissime band scandinave. Una dopo l’altra vengono suonate le canzoni del gruppo, ottimamente posizionato in scaletta e autore di una lunga prova dal vivo, molto convincente, specie per gli appassionati del thrash metal con i suoni black tipici degli scandinavi. Il buon leader non si è tolto mai il giubbotto di pelle, ha battuto col piede sull’amplificatore per tutto il tempo e alla fine è andato via salutando felice e incazzato: la sua band aveva spaccato per 45 minuti!

UNEARTHLY TRANCE
Addirittura da New York, per la precisione Brooklyn, arrivano questi Unearthly Trance, band per la quale vi erano grandi aspettative. La posizione da headliner del palco piccolo dell’Inferno Festival, infatti, era tale da indurre ad avvicinarsi con curiosità all’esibizione dei nostri. Uno sludge metal molto distorto, dai suoni quasi fastidiosi, questa la proposta degli Unearthly Trance, che a dire il vero hanno riscosso poco successo. Questa non è musica che consente di far avvicinare i norvegesi alle prime file, tanto meno di muoversi. A quell’ora, poi, con la stanchezza già presente, in diversi avevano lasciato la sala. E ci sono arrivati fin dall’America!

RAMESSES
Il terzetto doveva suonare l’anno scorso ma alla fine non se ne fece più nulla, ed eccoli riproposti nell’edizione 2009 del festival. Alla luce dell’esibizione diremmo che la loro mancanza nel 2008 non si è sentita: doom metal lento all’inverosimile, con suoni ultra distorti, riff lunghissimi, interminabili, urla altrettanto lunghe. Le canzoni dei nostri si protraevano fino all’inverosimile, tediando i (pochi) presenti in maniera fastidiosa. Dopo qualche canzone, abbiamo abbandonato pure noi. Peccato, su disco sembravano presentarsi meglio.

PESTILENCE
Headliner a sorpresa della prima serata del festival, gli olandesi si sono presentati in buona forma di fronte al pubblico norvegese. Fra la folla presente almeno una trentina di persone letteralmente impazzite per l’esibizione dei nostri. I suoni, anzitutto: potenti, corposi, le chitarre ultracompresse erano affilate come lame e il riffing dei pezzi vecchi è risultato veramente letale. I classici del gruppo non si sono fatti attendere, ma Mameli ha preferito prima presentare qualche brano dal nuovo album "Devouring Frenzy", che ha fatto il suo esordio live seguita da “Horror Detox”, altra traccia dal nuovo "Resurrection Macabre". Sempre da questo lavoro è stata presa “Hate Suicide” brano che ha reso molto di più rispetto al disco. Ecco quindi il momento dei brani storici, invocati a lungo dalla folla. Diverse volte Mameli ha dovuto rispondere ai fan delle prime file dicendo di aspettare un po’ per le richieste. “The Secrecies Of Horror" e "Mind Reflections" hanno fatto quindi la loro comparsa, con tripudio e putiferio fra la folla, diremmo. Spazio poi alla maestria di Pete Wildoer, batterista dei Darkane, veramente bravo dietro le pelli, e poi ancora tempo per "Synthetic Grotesque", altro nuovo brano, prima di chiudere uno show davvero infuocato che ha lasciato la folla soddisfatta. Non c’era il pienone a dire il vero, ma quei pochi che c’erano hanno gradito, eccome.

Venerdì 10 aprile

DEW-SCENTED
"Processing Life", canzone che apre il loro ultimo lavoro in studio, l’ottimo "Issue VI", ha aperto il concerto dei tedeschi Dew-scented che al momento dell’apertura del telo che separa il palco dal pubblico hanno trovato pochi fan ad attenderli. I nostri però non si sono scoraggiati: consapevoli del fatto che il loro genere attecchisce in Norvegia praticamente come la marmellata sulla mortadella, hanno cominciato a macinare riff thrash metal, suonando anche tutte le canzoni che presentavano parti in blast beat per coinvolgere ancora di più i freddi norvegesi. Estratti brani dagli ultimi lavori del combo, ma la parte del gran finale è stata riservata all’album migliore della loro lunga discografia, quell’"Impact" dal quale sono state estratte una dopo l’altra "Soul Poison" e "Act Of Rage". Alla fine il pubblico si è scaldato un pochino e in un’atmosfera molto familiare, per pochi intimi, i Dew-Scented hanno lasciato il palco avendo guadagnato la pagnotta.

Scaletta:
Processing Life
Turn To Ash
Cities Of The Dead
Never To Return
Locked Emotion
Final Warning
Soul Poison
Act Of Rage

VREID
Febbrile attesa, diremmo, per i Vreid, band nata dalle costole dei Windir, gruppo epic folk black metal che si sciolse dopo la scomparsa tragica del leader. I nostri hanno scelto già da diversi album la guerra come centro di gravità della loro musica: i riferimenti ai conflitti mondiali sono evidenti sia a livello scenico che a livello lirico, mentre musicalmente ci troviamo di fronte al solito black metal norvegese dai suoni più ripuliti e dai classici richiami al thrash metal scolastico. Saccheggiato, ovviamente, il nuovo album "Milorg" (che sta per Military Organisation), dal quale hanno brillato la titletrack e "Alarm". Erano presenti, inoltre, dei maxischermi che per tutta la durata del concerto hanno proiettato immagini di repertorio delle guerre mondiali, ed è probabile che lo show sia stato ripreso per un futuro DVD, viste le numerose telecamere. "Pitch Black Brigade", traccia dell’omonimo album, ha chiuso lo show in maniera molto thrasheggiante fra l’estasi dei fan che hanno dimostrato di tenere molto a questo complesso.

KRYPT
Molta gente assiepata sul piccolo palco del John Dee, visto che in programma c’erano i Krypt, nome che dice poco ma che accresce il suo valore quando si viene a conoscenza del fatto che il gruppo annovera nelle proprie fila due ex membri dei Tsjuder, band di black metal norvegese veloce ed efferato, molto old school e di qualità. I nostri viaggiano sulla stessa falsariga della band appena menzionata, il loro black metal sente molto il peso del thrash metal di sempre, e questa è l’unica divagazione al genere veloce, tirato, dal riffing molto plettrato e dal suono di basso inesistente. Al bando i tecnicismi, qui ci sono velocità folli e urla disumane. I norvegesi, che novità, hanno molto gradito.

KEEP OK KALESSIN
Vera e propria sensation norvegese, la band di Obsidian C. ne ha fatta di strada. E’ già la quarta volta che suonano all’Inferno Festival, nel 2004 fu la prima, nel 2006 aprirono il festival sul palco del Rockefeller, l’anno scorso furono gli headliner del Club Day sul palco del John Dee e quest’anno si sono guadagnati (con pieno merito, almeno stando ai dati di vendita dei dischi) il palco principale in un orario anche buono. "Kolossus", ultimo album del gruppo, è stato proposto in numerose canzoni, a cominciare da "Origin" e da "A New Empire’s Birth", canzoni che hanno incendiato subito il concerto. Veramente enorme l’ovazione rivolta dalla folla, impazzita per i quattro norvegesi molto eleganti sul palco. Una dopo l’altra hanno fatto la comparsa "Crown Of Kings", "Many Are We" e "Winged Watcher" (tutte da "Armada"), e poi ancora "Come Damnation" dall’ottimo "Reclaim" e la micidiale doppietta "Ascendant" e "Kolossus", dall’ultimo album. I Keep Of Kalessin sono lanciati oramai verso un futuro radioso, sono una band rodata e da qualche anno, anche se non propongono niente di innovativo, sono riusciti a trovare una formula catchy, molto più orecchiabile rispetto al capolavoro "Reclaim", che però ha procurato loro molti, molti fan.

VICIOUS ART
La cosa bella dell’Inferno Festival è che puoi scoprire della band che davvero non ti aspetti. Accade quindi che mentre bisogna ingannare l’attesa per I Pestilence sul palco principale, si scende al piano di sotto dove è in programma il concerto dei Vicious Art, autori di qualche album e qualche altra pubblicazione classificabile come death metal brutale… niente di originale, per carità. Strano, però, perché in formazione troviamo Jörgen Sandström (Grave, Krux ed Entombed fra gli altri), l’ex batterista dei Dark Funeral Robert Lundin, assieme al chitarrista Makela, altro ex dei Dark Funeral, più il cantante che presta la sua voce anche nei Dominion Caligula. Insomma, un manipolo di metallari estremi. Niente di speciale su disco, dite? Andate a vederli dal vivo, però! L’impostazione è più grindcore che death metal: doppia voce, basso ultradistorto, chitarre pronte disegnare riff tritaossa. Il cantante principale poi, tale Jocke Widfeldt, è un soggetto allucinante per fisionomia e per interpretazione dei testi delle canzoni, cosa che ha fatto in maniera veramente folle, insana, con un trasporto allucinante che ha coinvolto tutti i presenti. Hanno letteralmente spaccato il culo con le loro canzoni velocissime, gli stacchi grind e le ripartenze, e con quel cantante urlatore che a un certo punto è sparito dal palco ed è comparso in mezzo alla folla per scatenare il macello nel pit e poi si è rituffato sul palco per cantare la parte finale del pezzo. Un autentico folle per una band che dal vivo ha davvero convinto tutti.

PARADISE LOST
Se gran parte delle band norvegesi di doom metal, ma soprattutto gothic metal, esiste e viene apprezzata al giorno d’oggi, è grazie ai Paradise Lost. Non è un caso se i membri dei Tristania, ad esempio, si siano radunati nelle prime file del Rockefeller per seguire l’esibizione degli inglesi. Il gruppo ha iniziato subito a suonare come sa: l’età dei nostri è visibile forse sui loro volti, ma non nelle loro note. “Hallowed Land” ha aperto uno show che nel complesso ha però coinvolto a metà il pubblico: spesso qui accade, infatti, che ci sia meno gente al concerto degli headliner rispetto a quello di qualche band minore, magari che suoni il tanto agognato e desiderato black metal veloce. Molto bella “Embers Fire”, lenta, pesante, ma un po’ tutte le canzoni hanno catturato quel manipolo di seguaci degli inglesi che è parso davvero indemoniato. Un’ora o poco più di concerto, di cui riportiamo per intero scaletta. Peccato per la (scarsa) cornice di pubblico… per la loro storia avrebbero meritato di più.

Setlist:
Hallowed Land
Embers Fire
Ash & Debris
Shadow Kings
The Enemy Enchantment
As I Die
Gothic
Never
For The Damned
Say Just Words
One Second
The Last Time

Sabato 11 aprile

TROLL
Tantissima era l’attesa per i Troll, band formata da Nagash (The Kovenant) che non aveva mai suonato dal vivo prima dell’Inferno Festival 2009. Considerato che il gruppo è stato più un progetto parallelo piuttosto che un combo attivo in maniera vera e propria, il concerto è stato decente ma al di sotto dall’hype che aleggiava attorno all’evento. I suoni, anzitutto: sebbene fosse presente un tastierista, non si è mai udito suono di tastiera durante l’esibizione. Il loro black metal che in studio si contornava di atmosfere eteree, futuristiche, dal vivo si è ridotto più ai canoni classici del genere – per carità, di livello – però ci si attendeva altro, perlomeno da parte di chi scrive. Tante le canzoni proposte dal loro nuovo album, pare in uscita prossimamente, che ha quindi recitato la parte del padrone in sede di setlist. L’ovazione più grande però c’è stata quando Nagash ha preannunciato la famosa “Drep De Kristne”, ovvero “Kill The Christian”, titolo del loro primo EP. Coinvolgimento totale e tanti saluti alla folla dove abbondavano le facce di gente rimasta insoddisfatta.

SAMAEL
Tornati con “Above” a suonare molto più black metal degli ultimi lavori, gli svizzeri Samael si sono presentati sul palco molto incazzati, decisi a tenere uno show energico, proprio come piace al pubblico di queste parti. La band di Vorph è partita subito alla grande, trascinando la folla nelle “danze” con “Reign Of Light”. Subito dopo è stata la volta di “Rain”, song memorabile tratta dal capolavoro “Passage”. Sempre in tema di classici è arrivata subito “Baphomet’s Throne” da “Ceremonies Of Opposities”. Le vecchie canzoni si sono alternate alle nuove, eseguita “Black Hole” da “Above” così come “Slavocracy” da “Solar Soul” e “My Saviour” e “Jupiterian Vipe”, estratte ancora da “Passage”. Eseguita addirittura “Into The Pentagram” dal primo album degli elvetici, autori alla fine di una scaletta molto succulenta e indovinata. Lo show è stato elettrizzante, un autentico trip basato sulle luci piene di flash (nessun altro altro colore nei riflettori), e dominato dall’energia di Xy dietro le pelli e dietro le tastiere. Il pubblico ha apprezzato e (molto) applaudito.

GRAND MAGUS
La band svedese ha suonato un quaranta minuti scarsi di doom metal, con forti richiami all’heavy metal, e anche con qualche tinta stoner. Questa, in sostanza, la proposta musicale del gruppo, uscito l’anno scorso con l’ottimo “Iron Will”. Da quest’ultimo sono stati proposti i brani “Like The Oar Strikes The Water”, la coinvolgente “Fear Is The Key”, l’omonima “Iron Will”, dal lento e portentoso incedere, e “The Shadows Knows”. “Blood Oath” e “Wolf’s Return” dal precedente lavoro “Blood Oath” hanno completato un concerto ben riuscito, dominato dall’ugola di Janne ”JB” Christoffersson che canta anche con gli Spiritual Beggars. Buon concerto, veramente.

CODE
L’album che li ha fatti conoscere, “Nouveau Gloaming”, è stato uno dei migliori nel black metal classico degli ultimi anni per la band anglo-norvegese. Ora i Code, pronti a dare alle stampe il “Resplending Grotesque” di cui vi parleremo presto in uno speciale, si fanno chiamare < code >, Come a rimarcare che qualcosa è cambiato. Oltre ai cambi di formazione, i nostri hanno sterzato a livello di direzione stilistica, e il concerto ne è stata la prova. Headliner del John Dee, i nostri hanno alternato brani di connotazione Arcturus, specie a livello vocale, tutti i nuovi del prossimo CD, ai classici black metal degli esordi. I fan, un manipolo di oltranzisti old school come la maggior parte dei norvegesi, hanno gradito a fasi alterne, esaltandosi ovviamente per le composizioni vecchie e sgranando gli occhi (e le orecchie) all’ascolto delle soavi linee vocali del cantante Kvhost (veramente molto bravo). I tanti fan del gruppo che non hanno potuto ancora ascoltare a differenza della stampa l’intero CD ne rimarranno sorpresi. Noi vi diciamo che il gruppo ha comunque offerto un’ottima prova, che non è stata sicuramente avara di qualità.

CARPATHIAN FOREST
Quale delle tante band in programma poteva fare ritardo nel tanto puntuale festival norvegese? Chi se non la band di quel folle di Nattefrost? Quando va via il sipario si parte un’intro strumentale molto inquietante, perfetta per i nostri che hanno calcato il palco uno per volta. L’ultimo a salire è stato Nattefrost, accompagnato dalla sua fidanzata vestita da sexy governante. Ma prima di questo c’è stato spazio per un colpo memorabile: due uomini seminudi a reggere altrettante bandiere norvegesi, con una foglia di fico davanti retta solo da nastro isolante attaccata ai loro culi flaccidi. In più erano presenti due donnine mezze nude, almeno piacenti e molto divertite. Finita l’intro si è partiti subito con “The Frostbitten Woodlands of Norway”, che ha spazzato subito via ogni illazione su Nattefrost: è vivo e vegeto, più ubriaco e intossicato di sempre, ma anche più incazzato che mai. La sua voce è stata portentosa per tutta la serata, ha cantato come suo solito, si è fatto suggerire le canzoni da suonare dai suoi compagni, e starebbe ancora cercando il microfono sul palco se il bassista Vrangsynn non gliel’avesse indicato (era fra i suoi piedi). Fantastico. Il gruppo è rodato, Tchort ha macinato riff senza dire una parola, Kodro ha picchiato duro tutto il tempo. Ottima anche la scaletta, fra le migliori del lotto: “Skjend Hans Lik" , “Black Shining Leather”, “Mask Of The Slave”, “Nuklear Fucking Death Machine”, “Morbid Fascionating Of Death” e “Submit To Satan!!!”, estratta dall’ultimo studio album. C’è anche stato spazio per una rimpatriata con il buon Nordavind che, presentatosi incappucciato, ha suonato con il suo ex gruppo “Death Triumphant" e "World of Bones". Fantastico, nel puro spirito rock and roll, il momento dedicato alla micidiale accoppiata “Hes’ Turning Blue” e “Suicide Song”. “It’s Darker Than You Think” ha chiuso un concerto veramente bello. Era stato dato per morto, scomparso e quant’altro, ma Nattefrost ha dimostrato di poter dare ancora molto al black metal norvegese. I Carpathian Forest si sono rivelati la miglior black metal norvegese, specialmente dal vivo, dove c’è da massacrare le gente nel pit, e hanno così fornito una prova maiuscola. Nuovo album in arrivo per il gruppo.

INFERNO FESTIVAL 2008

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  
INFERNO FESTIVAL 2008: Metallo Estremo!
A cura di Claudio Giuliani
Il bill non è certamente il migliore degli ultimi anni, di questo ci si rende conto se lo si paragona a quello degli anni precedenti, ma il fascino di un festival indoor con tanti avvenimenti legati alla musica estrema rimane immutato. L’Inferno Festival, edizione 2008, ha negli headliner Gorgoroth, Destruction e Satyricon i punti di forza incentrati prevalentemente nel black metal. La manifestazione norvegese è stata completata già nell’episodio precedente da una zona che viaggia di pari passo col festival. Al Sentrum di Oslo infatti, un enorme locale che comprende molte sale ed anche una sala cinema immensa, è infatti allestita la Inferno Expo Conference. All’interno troviamo stand di strumenti musicali, abbigliamento, gadget, di tutto di più: signing session dove Satyr e Frost firmano autografi a tutti i fan disciplinatamente in coda non disdegnando fotografie, conferenze a tema sulla musica (“la fine del CD nell’era del digitale”, “come utilizzare un tour manager in una band alle prime esperienze”) con interlocutori qualificati (Ghaal dei Gorgoroth, ad esempio) e da quest’anno anche una gara a Guitar Hero con tanto di primi quattro classificati che si esibiscono davanti a tutto il pubblico, Satyricon compresi. Questo il Sentrum. Il festival poi è al solito (Metalitalia.com è presente per il terzo anno di fila a darvene conto) perfettamente organizzato. Quest’anno si è aggiungo il Club Day in aggiunta ai tre giorni di festival, e il mercoledì di Pasqua, infatti, in cinque famosi locali della città (John Dee, Rock In, Garage, Blah e Maiden) ci sono altrettanti concerti. Bisogna quindi scegliere. Il palco del Jhon Dee, che viene utilizzato anche nel festival, è affollato per via del concerto principale: sono i Red Harvest ad aprire, poi i Vreid e i Keep Of Kalessin. Metalitalia.com opta per i Sahg, giovane band norvegese che sta diventando sempre più importante col suo stoner. Un ascolto anche alle Gallhammer (trio giapponese alla Darkthrone tanto in voga), agli Urgheal (black metal classico norvegese), e ai Negura Bunget, rumeni che avrebbero meritato il palco del festival vero e proprio. In aggiunta a tutto ciò tanti, tanti incontri con i musicisti, compresa Mariangela DeMurtas, nuova cantante italiana dei Tristania, molto disponibile e che tanti complimenti ha raccolto per la sua esibizione. Insomma, tutti disponibili e tanti aneddoti sulle rock star scandinave. Se questo è l’Inferno, tutto sommato non è male!

Perchè è bello andare all’INFERNO

All’inizio di ogni santo – o dannato, se preferite – nuovo anno metallico, siamo tutti lì ad aspettare gli annunci dei festival più famosi al mondo: il Wacken, oramai imprescindibile, il Download, il Party San, il Summer Breeze e via elencando. Questi festival sono tutti all’aperto. L’inferno Festival invece è indoor, è grande, ed è anche il primo festival in ordine di tempo. E’ inoltre più underground, ci suonano band che difficilmente avreste la possibilità di vedere altrove. Insomma: è più esclusivo. Allora si guardano anche i nomi di chi suonerà all’Inferno che negli ultimi anni, ad esempio, ha avuto modo di ospitare Emperor e Immortal nelle loro prime date di ritorno dal vivo. Non è poco. Quindi, oltre all’aspetto musicale, che ad onor del vero in questa edizione ha conosciuto una decadenza mai vista prima, c’è l’aspetto organizzativo. Il festival è organizzato perfettamente. La Rockfeller Hall sita nel cuore di Oslo ospita circa 2000 persone (il festival è sempre sold-out ma quest’anno qualche biglietto è avanzato) su due palchi: il Rockfeller stage e il John Dee stage, su due piani. Finiscono di suonare al piano di sopra (il palco principale) e iniziano sotto, e così via in un’alternanza che dalle 5 e 45 di ogni pomeriggio arriva fino alle 2 e 30 di notte, tutto di metallo. Nella hall ci sono stand vari, espositori, aree VIP, backstage e personaggi strani e assurdi. La cosa bella è che tutte le band, fatta eccezione per qualcuno che se la tira tanto, passano tutti per l’area relax del festival (bar e divani in un angolo dove riposarsi un po’ durante le esibizioni meno gradite) e sono tutti disponibili. Nessuno ci ha negato una chiacchiera o una foto, anche Nick Barker, lì per i Gorgoroth, che per fare una foto in mezzo a due persone si è dovuto mettere di traverso per quanto è diventato grande. E’ possibile quindi vedere il King Ov Hell dei Gorgoroth sul palco tutto bardato di spuntoni e croci rovesciate (mentre la sera precedente suonava coi Sahg come una rockstar candida) poi passare lì e comportarsi normalmente come un tipo qualunque alla ricerca di donne, probabilmente. Ghaal dei Gorgoroth incute invece un certo timore reverenziale, sta sempre ombroso e non ispira alla socializzazione. Oltre a quelli che suonano, tutti i musicisti della scena norvegese passano per il festival come guest, come amici di amici, e quindi te li ritrovi tutti lì a portata di mano. Grutle degli Enslaved è perennmente ubriaco, ed è lì, in mezzo alla folla, che puoi trovare la mitica icona groupie Pat Mazzuocolo, italianissima emigrata e conduttrice di un programma metal in ascolto radiofonico sulla radio nazionale. E lei gentile si concede al nostro saluto scostandosi un attimo dallo stuolo di pretendenti in fila. Oppure dopo un saluto con Nattefrost, vedere quest’ultimo elemosinarti una birra perché lui è squattrinato, fare due chiacchiere e vederlo che cerca disperatamente qualcuno che lo inviti ad un afterparty dove ci sia qualcosa di sconvolgente, diciamo. Certo la birra è cara. Sette euro per una zero quaranta rendono difficile l’ubriacatura, considerato anche l’annacquamento della birra lì presente, però al festival ci si diverte tanto. Si può salutare così una Mariangela De Murtas, da poco cantante dei Tristania, che ritrovi lì affianco a te durante i Destruction a fare headbanging e vedere poi quanti complimenti le rivolgono per la sua esibizione. Fa piacere. Si ride, e si sta bene. Può succedere poi di vedere un tipo che hai già visto prima. E sì, è lui forse. E’ il cantante dei System Obscure (la recensione del concerto sullo speciale festival del 2006), da solo, lì. Allora lo chiami e gli parli, gli chiedi della band, e lui sconsolato a dire che gli altri musicisti sono impegnati con band maggiori (Tony Laureano coi Dimmu Borgir e il chitarrista suona live coi Satyricon) e che quindi lui è rimasto solo, con le sue canzoni scritte ma sempre da registrare. E fa sorridere questo suo essere così sconsolato lì in mezzo con nessuno che se lo fila. C’è poi la soddisfazione di Schmier, cantante/bassista dei Destruction, con il quale chi vi scrive aveva parlato cordialmente poco prima, dicendogli che venivamo dall’Italia che a lui piace tanto, vederlo dal palco quando ringrazia tutti i ragazzi provenienti da fuori Norvegia, citare l’Italia subito e indicare noi, lì in prima fila. C’è venuto in mente che eravamo lì a rappresentare l’Italia, un po’ come il Presidente Napolitano. Allora alla fine di ogni serata si rimane un po’ li a chiacchierare, si passa a ritirare il cappotto al guardaroba, e si trova la neve fuori per strada. Temperature abbondantemente sotto lo zero, e di corsa all’hotel del festival. Sì, perché se si riesce a spendere qualche soldo per prenotare uno dei due hotel convenzionati del festival (a due passi dalla sede dei concerti), la festa prosegue lì. In ascensore potreste ritrovarvi tutti gli Onslaught, oppure sentire del casino assurdo da una camera dove c’è una bella festa. Si va, si entra e si trova mezza scena norvegese lì a fare casino sul balcone. Questo è l’Inferno Festival, metallo estremo, al freddo, al gelo, ma pur sempre metallo capace di infuocare i nostri corpi quando siamo sotto il palco.

Inferno Festival 2008 – CLUB DAY

SAHG

Entrati al settimo posto in classifica norvegese con il loro nuovo album “II”, i Sahg sono senza dubbio i protagonisti della giornata denominata “Club Day” presso il “Blah”, locale tipo centro sociale nel centro di Oslo, almeno per chi non ha intenzione di andare a seguire band black metal abbastanza underground. La band è in ottima forma, “Ascend To decadence” apre il concerto, estratta dal nuovo album della band, la canzone è un concentrato di un giro di basso molto potente sovrastato solamente dal ritornello cantato a squarciagola da Olav. Dal nuovo album vengono estratte anche “Pyromancer” e “Echoes Ring Forever”, tutte perfettamente eseguite. I momenti migliori però sono le esecuzioni di “The Executioner Undead”, di “Soul Exile” e della conclusiva, bellissima, appassionante, “Godless Faith”. Verranno presto per due date in Italia, non perdeteli perché una volta scoperti non li abbandonerete più.

Inferno Festival 2008 – DAY 1

DEAD TO THIS WORLD

Questa è la nuova band di Iscariah, famoso per essere il bassista degli Immortal. La proposta musicale del terzetto norvegese è un classico black thrash metal di stampo ottantiano. E dal vivo fanno la loro figura, senza eccellere e senza difettare. Una buona mezz’ora di canzoni tutte estratte dall’album “First Strike for Spiritual Renewance”, in cui apre proprio l’opener track dell’album, “I, The Facilitator” – e per chi non li conosce è facile capire la proposta musicale. La canzone è molto d’impatto, cosi come la voce di Iscariah, molto black metal che ricorda un po’ quella di Abbath negli Immortal, almeno nell’impostazione del cantato. Seguono nella scaletta “Shadows Of The Cross”, “Night Of The Necromancer” e la velocissima “Goatpower”. Una buona mezz’ora passa in attesa della main band sul palco principale. Non male, ma niente di nuovo.

SKITLIV

C’è grande attesa per gli Skitliv, monicker norvegese che significa letteralmente “vita di merda”, se non altro perché è la nuova band di Maniac, ex singer storico dei Mayhem. Quando il sipario si apre troviamo dei musicisti statici, un’atmosfera molto casalinga, tanto è vero che ci sono lampade da salotto un po’ ovunque e una bella poltrona con lampada da lettura. Sopra, c’è Maniac, con chitarra in mano. Sono ben quattro le chitarre (si riconosce anche Tore degli Arcturus fra queste) che vanno a creare un casino assurdo, noise puro farcito dalle urla di Maniac che indubbiamente quando “canta” sa fare il proprio mestiere. La proposta musicale è di quelle difficili da ricevere, molta gente pare colpita, ed evocata dalla performance degli Skitliv che altro non è che una sequenza di riffoni lunghissimi, batteria cadenzata e urla efferate qua e là. Rumore tanto, musica poca.

ONSLAUGHT

I thrasher inglesi Onslaught, autori di un buon successo nella metà degli anni ’80, sono stati la prima band thrash metal ad esibirsi sul palco della Rockfeller Hall di Oslo. Il genere non è di quelli molto in voga da queste parti, però un manipolo di fan ha dimostrato di gradire molto il thrash metal puro dei nostri. E’ “Burn”, tratta dall’album di ritorno “Killing Peace” del 2007, ad aprire le danze, canzone d’impatto e ben eseguita, ma sono i classici della band a smuovere la folla. “Angel Of Death” riesce a scaldare un po’ i norvegesi che accennano ad un headbanging moderato prima di godersi una delle canzoni thrash migliori del periodo, quella “Power From Hell” che ancora oggi risulta devastante in sede live. Buona prova, scolastici.

BEHEMOTH

La band di Nergal ha già da tempo fatto il salto di qualità. Il passaggio allo stato di band superiore e fra le più conclamate nel panorama death mondiale ha trovato nell’Inferno Festival edizione 2008 l’ennesima conferma. Il pubblico è tutto assiepato che attende che Inferno e compagni inizino la loro performance. Il tendone si apre e un Nergal con un trucco alla Mad Max saluta i fan. L’intro dell’ultimo album, “The Apostasy” lascia subito il passo alla sfuriata “Slaying The Prophet Of Isa”. Dallo stesso album vengono estratte le velocissime “Prometherion” e “At The Left Hand Ov God”, che il pubblico gradisce. I nostri hanno raggiunto una perizia tecnica invidiabile e i numerosi tour hanno rodato una band che dal vivo non sbaglia più un colpo. Inferno macina blast beat a tutto spiano, “From The Pagan Wasteland” è la canzone che consente a Nergal di non rinnegare del tutto le radici black metal (così la presenta, almeno) e di certo, deathmetallizzata, la canzone non è quella originale e possiamo tranquillamente affermare che è una delle peggiori nel repertorio live della band polacca. Immancabili anche “As Above So Below” e la doppietta finale con le due migliori canzoni mai scritte da Nergal e compagni: “Decade Of Thepion” e “Chant To Eschation 2000”. Esecuzioni perfette, e ruffianeria finale con l’esecuzione di “I Got Erection” dei locali Turbonegro che scatena il coro della folla. Il tutto dopo che Nergal trova tempo anche per strappare un paio di pagine della Bibbia prima di lanciarla fra il pubblico fra l’approvazione generale. Probabilmente il testo sacro l’aveva lasciato qualche gedeone nell’hotel. Comunque, Massicci.

GORGOROTH

Headliner del primo giorno, i norvegesi hanno cancellato con uno show possente e autoritario, le vicissitudini degli ultimi mesi in merito alla disputa con l’ex membro Infernus su chi dovesse proseguire la carriera musicale utilizzando il monicker della band. King Ov Hell e Ghaal hanno reclutato alla batteria nientemeno che Nick Barker (di fama Cradle Of Filth, Lock-Up e Dimmu Borgir), ancora più grasso del solito. Detto della lineup passiamo a darvi conto del concerto: fantastico. Quando il telone della hall si apre aperto, l’occhio va immediatamente ai quattro crocifissi posto sul palco con altrettanti “cristiani” appesi lì sopra. Si rimane sbigottiti. Due donne e due uomini, completamente nudi, incappucciati e completamente immobili. Candele accese lungo tutto il palco e fiamme qui e la completano una scenografia che non si era mai vista all’Inferno Festival, e forse neanche da tante altre parti. Lo scenario è inquietante per certi versi, duro, estremo, così come il look dei musicisti. Estrema è anche la loro performance, specie sulle note di “Carving A Giant”, di “Destroyer” e di “Possessed By Satan”. Impressionante Ghaal nel mantenere il livello della sua voce per tutta la durata del concerto. Diabolici e violenti, efferati e minimalisti. Ghaal si limita a pronunciare i nomi delle canzoni e niente altro. La band va via ma torna sul palco per il bis finale dopo l’ovazione della folla. Satanici e fra le top tre black metal band norvegesi.

Inferno Festival 2008 – DAY 2

BENIGHTED

I Francesi Benighted partono con le premesse di un album su Osmose Productions. Chi vi scrive assiste al concerto dopo aver ascoltato qualche canzone sulla loro pagina Myspace e aver capito che suonano death-grind. Al via del concerto basta qualche nota per capire che si assisterà a un casino assurdo. Tre quinti della band sono scalzi, parte l’urlo lacerante del cantante, il rullante schizza a velocità folle e il bassista comincia a dimenarsi come un pazzo. Vorrebbe schiacciare tutti quelli della prima fila a mezzo metro dal palco, poggia il piede sulla balaustra, macina note mentre il cantante continua a urlare, ci sono break potenti con chitarre che macinano riff lenti e possenti e poi si riparte. In un momento caotico dopo che il cantante invita a salire sul palco e a lanciarsi sulla folla, molti salgono ma nessuno si lancia. Troppa paura. Allora che succede? Si lancia il bassista che si fa sorreggere e continua a suonare pure in mezzo alla folla. Casino e caos musicale per mezz’ora in cui il pubblico si è divertito parecchio, ci voleva all’Inferno Festival una band che spezzasse un po’ lo stantio fra il pubblico che assiste ai concerti black metal.

KRUX

La band di Mats Leven e Leif Edling è una delle poche band doom in programma quest’anno all’Inferno Festival. C’è attesa per la prova del cantante, che fra le tante collaborazioni riesce a ritagliare del tempo per suonare live assieme a Leif, anima dei Candlemass e fondatore della band quando fuoriuscì dal gruppo doom storico svedese. “Serpent” apre il concerto del sestetto che gode di suoni potenti che riempiono la hall nella loro corposità. La voce di Mats Leven è la solita, calda, profonda e potente. Lo stesso tiene il palco in maniera esagerata e si dimena come un forsennato saltando qua e là dal palco. Fra i pezzi migliori del concerto segnaliamo “Devil Sun”, lenta e caratterizzata da un riff di chitarra che sembra infinito. La canzone è estratta dal loro album “II”, così come “Depressive Stoke Of Indigo” una delle migliori canzoni mai scritte dai Krux che nei suoi sette e passa minuti contempla parti rabbiose e parti teatrali, malinconiche. Spettacolare gli effetti delle canzoni nel finale ad opera del tastierista. Completano il gran concerto “Sea Of Doom”, “Nimis” e “Black Room” dal loro primo CD.

TULUS

I Khold sono a riposo come band, non come musicisti però. Tornano infatti in auge i Tulus, band black metal di vecchio stampo e abbastanza di culto se vogliamo. Qualche anno fa i Tulus si sciolsero per dar vita ai Khold, mantenendo più o meno gli stessi musicisti. L’approccio dei Tulus al black metal è più classico, più veloce e d’impatto ma prevede anche l’inserimento (almeno nella versione della band anno 2007 di cui trovate la recensione del disco del ritorno, “Biography Obscene” nell’archivio recensioni) di strumenti come violino, violoncello ed anche tastiere. La band dimostra di saper calcare il passo e riproduce fedelmente quanto espresso su disco, aiutandosi con dei musicisti esterni che entrano sul palco quando è richiesta la propria partecipazione. Buone le canzoni black metal veloce e potente, piacciono molto le parti di violino ma peccato che sia quest’ultimo sia il violoncello abbiano un volume troppo basso e quindi i rimanenti classici strumenti dei metallari sovrastino tutto. Bravi, ma sono più gradevoli i Khold dal vivo.

GOREFEST

Un pezzo grosso del death metal europeo dei primi anni ’90 sale sul palco pronto a riversare sulla folla quintali di riff pesanti conditi dai classici “rooooooar!” del singer Jan-Chris DeKoeyer. Il quartetto è tornato da qualche anno sulla scena, qui in Norvegia come al solito però dimostra di piacere ai fan di vecchia data del death metal, meno ai giovani ignari dell’importanza di tale band nel panorama europeo. La potenza delle loro canzoni è fuori discussione, e ben quattro i pezzi estratti da “Rise To Ruin”, loro ultima fatica del 2007: sono l’opener e velocissima “Revolt”, la più lenta “Rise To Ruin”, la tritaossa “Speak When Spoken To” e la contorta e potentissima “Babylon Whores”. Da “Erase”, album da cui è cominciato il declino della band, è stata estratta l’omonima traccia, niente ovviamente dai due “Chapter 13” e da “Soul Sourvivour”, gli album non death metal a firma Gorefest. Ottime le vecchie “State Of Mind” e “Mental Misery” estratta dal primo album della band. “Reality” chiude un concerto potente e deciso. Gli anni sembrano non essere passati per il quartetto che picchia duro anche meglio di prima. Lunga vita agli olandesi.

Scaletta:
Revolt
State Of Mind
Mental Misery
Rise To Ruin
Bayblon Whores
Speak When Spoken To
Erase
The Glorious Dead
Reality

SATYRICON

Headliner del festival, chiudono il cerchio del terzetto black metal norvegese esibitosi sul palco della Rockfeller Hall negli ultimi tre anni. Prima di loro: Emperor e Immortal. Nuova line up dal vivo, ovvero cambio di chitarrista ritmico e bassista, ma questo, come lo stesso Satyr ci ha confidato in un’intervista esclusiva, non ha cambiato niente. E si vede. Suoni perfetti, potenti, Frost in formissima nonostante non sia ancora pienamente ristabilito dall’infortunio al piede, e scaletta che rasenta la perfezione. “The Pentagram Burns“, estratta dall’ultimo lavoro dei norvegesi “Now Diabolical”, apre il concerto scatenando il delirio. Sicuramente in questo momento suona la band più attesa all’Inferno Festival. Satyr è emozionato, suonare di fronte al suo pubblico non è la stessa cosa che suonare in qualsiasi altra parte del mondo. La scaletta è varia. Nessuno si aspetta una “Havoc Vulture” estratta da quel “Rebel Extravaganza” che segnò il confine fra i vecchi e i nuovi Satyricon, la gente gradisce e ne canta a squarciagola il ritornello. C’è tempo poi per un po’ di velocità, per ammirare un Frost come raramente si vede dal vivo con Satyr e compagni. “Storm Of The Destroyer”, b-side pubblicata sul singolo K.I.N.G. consente di vedere il drummer norvegese picchiare senza pause e senza break a tutta velocità sul rullante per circa tre minuti. Canzone eseguita tutta d’un fiato. “Foreshket” è il primo pezzo estratto da “Nemesis Divina”, forse l’album più apprezzato della band in Norvegia. C’è tempo ora per ascoltare una canzone nuova di zecca. “My Skin Is Cold” è il titolo che Satyr annuncia. La canzone è bella e trascinata da un riff pesante, un po’ fiacca nel ritornello, ma complessivamente è un pezzo valido, vicino alle ultime produzioni della band. La setlist prosegue senza tanti stravolgimenti, c’è il tributo all’hardcore e al rock and roll dal nome di “Fuel For Hatred”, la cadenzata e massiccia “K.I.N.G.”, la bellissima “To The Mountains” (in attesa di Black Lava dal vivo che Satyr ci ha confidato di voler proporre in sede live prossimamente) e per l’altrettanto bella “Repined Bastard Nation” su cui i giochi di luci compiono un gran lavoro. I Satyricon salutano. Parte il coro del ritornello di “Mother North” da parte del pubblico. Tornano. C’è spazio per l’opener dell’album “The Shadowthrone”, da brivido e per la conclusiva e perfettamente eseguita “Mother North”. Headliner del festival con pieno titolo e merito.

Scaletta:
The Pentagram Burns
Havoc Vulture
Now Diabolical
Storm Of The Destroyer
Foreshket
My Skin Is Cold
K.I.N.G.
Repined Bastard Nation
Fuel For Hatred
Hvite Krists Død
Mother North

Inferno Festival 2008 – DAY 3

ISKALD

Avevamo recensito la giovanissima band norvegese (un duo appena ventenne) sulle pagine di Metalitalia.com con una sufficienza per quanto di buono fatto nel loro album “Shade Of Misery”. Dal vivo però i norvegesi non hanno confermato la buona prova su disco, segno che in studio si possono aggiustare le cose ma poi dal vivo bisogna saperle fare. I suoni anzitutto, molto caotici e poco chiari, e poi la loro proposta che su disco è più complessa mentre dal vivo perde di quegli arrangiamenti che avevano lasciato sperare per le sorti delle band in futuro. Black metal abbastanza classico quindi dal vivo, senza fronzoli, certo hanno suonato sul piccolo palco del John Dee ma difettano di esperienza. Il tempo è dalla loro parte, speriamo migliorino.

UNLEASHED

Il death metal passa per i loro strumenti alla Rockfeller Hall. Gli Unleashed, band rodata in attivo da tanti anni, non hanno mai raccolto forse il giusto premio alle loro fatiche, eppure dal vivo sono impeccabili. La band di Johnny Hedlund, che quest’anno tornerà in scena con un nuovo lavoro in studio, sale sul palco con una voglia di spaccare tutto e attacca con la velocissima “Blood Of Lies”, opener del loro ultimo lavoro “Midvinterblot”. I suoni sono ottimi e i pezzi validi. Gli svedesi macinano death metal senza fare pause, dallo stesso album vengono eseguite “Midvinterblot” e “In Victory Or Defeat”. Specie “Midvinteblot”, con il suo riff cadenzato e lento, da modo agli ascoltatori di apprezzare la tecnica dei nostri. Tanti gli svedesi presenti che apprezzano la band in scena da una vita. L’ultimo pezzo è “Death Metal Victory” dove Hedlund fa cantare il pubblico il classico ritornello. Buona prova per una band rodata ma che non spicca mai il volo almeno nell’apprezzamento generale.

1349

La bandiera del black metal nell’ultima giornata del festival è affidata ai 1349, band di black metal norvegese classico sparato a tutta velocità, complice la presenza di Frost dietro le pelli. I suoni però non sono eccezionali, sovrastano le chitarre di molto e quindi è difficile comprendere le canzoni. Un peccato, perché l’impatto di queste ultime è davvero imponente. Il concerto allora si riduce a seguire l’esibizione di Frost capace di suonare a manetta e senza pause per tutta la durata del concerto. Pezzi migliori del concerto sono “I am Abomination” dall’ultimo “Hellfire”, “Beyond The Apocalypse” e “Aiwass Aeon” prese da “Beyond the Apocalypse” e “Riders of the Apocalypse” dal primo album “Liberation”. Guest d’eccezione ad un certo punto: Tom Fischer dei Celtic Frost ha cantato su un pezzo. Il grugnito più famoso del metal ha cantato una canzone, incazzato, cupo come al solito. Alto l’apprezzamento del pubblico per il quintetto norvegese, peccato però per i suoni.

OVERKILL

Che fosse la giornata del thrash metal si sapeva già. Prima gli Overkill, mostri del genere americano e poi i Destruction, campioni del thrash europeo. Gli Overkill toppano album di seguito oramai da tanto tempo, limitandosi a scrivere una o due canzoni decenti su ogni nuova opera. Ma quanto fatto negli anni d’oro del genere gli consente di presentarsi sul palco e attingere a piene mani ad un repertorio pieno di capolavori che dal vivo generano una bagarre che ha pochi paragoni. Così è. Si apre il palco, fumo, tanto. “Devil In the Mist” apre il concerto scatenando subito il putiferio. Il pubblico giovanile non ha idea dell’importanza degli americani nel genere da loro praticato, ma c’è qualcuno meno giovane che si dimena a più non posso nel pit, sulle note della granitica “Rotten To The Core”, oppure su quelle di “Skull And Bones”, fra le poche a salvarsi dal loro nuovo lavoro “Immortalis” uscito nel 2007. Viene ripescata una “Hammerhead” da “Feel The Fire”, thrash anni ’80, senza soste, con un Bobby che si spoglia e trasmette la sua carica al pubblico con le sue uniche, energiche movenze. Bobby “Blitz” Ellsworth è uno che non lesina energie, mai. Il suo fisico dal vivo è espressione della potenza della musica della sua band in sede live, si fonde con il pubblico per uno scambio di energie che termina solo con l’ultima nota della band. “Elimination” è un tripudio, cosi come “Necroshine”, il concerto è un crescendo. C’è tempo per “Old School”, song tributo che dal vivo diventa un inno da cantare tutti assieme, tanto è facile memorizzarla per via del suo orecchiabilissimo ritornello. “Here’s to the old school, didn’t matter if you looked cool, We drank some beers and broke some heads We never gave a shit, Climbed every mountain, stormed every city They said that this would never last, We never gave a fuck!!”. Assolutamente travolgente. C’è ancora tempo per una canzone, e allora ecco qui “Fuck You”, un classico da vivo. L’interazione folla-Overkill è ai massimi, siamo nel girone thrash dell’Inferno, la canzone sfuma e il riff che compare è inequivocabile: si, è lui, il riff di “Dirty Deeds Done Dirty Cheap” degli AC/DC, eseguita per intero, potente, incazzata. Verni macina note con una precisione e un ghigno assolutamente cattivo, è lui il ministro dell’Inferno. Finisce la cover, c’è spazio ancora per il ritornello “We don’t care what you say, Fuck You!” e per un Bobby assolutamente tonico e carico che dopo un po’ di esitazione non resiste: prende e si lancia sulla folla dal palco. Tripudio, Bobby torna su, saluta, raccoglie il suo gilet e va via soddisfatto con tutta la band. Concerto spaccaossa.

Scaletta:
Devil In The Mist
Thanks For Nothing
Hammerhead
Skull And Bones
Rotten To The Core
Necroshine
Wrecking Crew
Elimination
Old School
Fuck You
Dirty Deeds Done Dirty Cheap (AC/DC cover)

DESTRUCTION

Salire sul palco devastato dal concerto degli Overkill sarebbe tosta per chiunque. Non però per i teutonici che sono anni che macinano concerti, fieri e rodati della propria forza dal vivo. Il pubblico non è quello che ci si aspetta, tanti giovani che non gradiscono la loro proposta girano per la hall, o abbandonano addirittura (è l’una di notte e magari il giorno dopo hanno il pranzo di Pasqua in famiglia). Eppure le canzoni spaccano. “Curse The Gods” apre il concerto in tutta la sua potenza, rimasta intatta nonostante abbia 22 anni, è infatti estratta dall’album del 1986 “Eternal Devastation” così come la granitica “Life Without Sense” che segue dopo poco. Schmier è gasato, chiede scusa per il concerto di Oslo del tour con i Candlemass saltato per la rottura del tour bus e promette che tornerà ad ottobre ancora in Norvegia. Intanto Mike macina Riff e Mark alla batteria fa sentire il peso dei suoi novanta chili. “The Butcher Strikes Back”, presa dall’album “All Hell Breaks Loose” infiamma la folla, così come la vecchia “Death Trap”. Il riff di “Thrash Till Death” è assolutamente coinvolgente in sede live, così come il coro di “Nailed to the Cross”, era “Antichrist”. “Metal Discharge”, presa dall’omonimo album, fa rifiatare un po’ i fan, la canzone è di sicuro la peggiore del lotto. Il gran finale, dopo un’ “Eternal Ban” da urlo è per “Soul Collector”, unica canzone estratta dall’ultimo album della band “Inventor Of Evil” e per il duo “Total Desaster”/”Bestial Invasion”. Grande concerto, i Destruction sono inossidabili dal vivo e mantengono quel feeling anni ’80 che ha ispirato tanti dei mostri sacri norvegesi (presenti al concerto), specie i primi album quelli più “black metal” dal punto di vista dei testi. Tosti.

Scaletta:
Curse The Gods
Death Trap
Nailed to the Cross
Eternal Ban
Life Without Sense
The Butcher Strikes Back
Thrash Till Death
Metal Discharge
Soul Collector
Total Destaster
Bestial Invasion

attualmente

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

ad OSLO per l’inferno festival!
www.infernofestival.net

Inferno Festival – Oslo 5-7 aprile 2007

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | 1 commenta
Il miglior festival indoor del mondo? Sicuramente l’Inferno Festival di Oslo. Diabolicamente, si svolge ogni anno nel weekend pasquale richiamando i fan del metallo estremo da ogni parte del mondo. E’ cosi che Oslo, tranquilla capitale tutta ordinata e composta della Norvegia, viene invasa di colpo da orde di metallari capelloni trasudanti pelle borchie e tatuaggi. E’ cosi che gli organizzatori migliorano il festival anno dopo anno arrivando a una precisione chirurgica dei concerti, dell’organizzazione, arricchendo il festival anno dopo anno con eventi sempre più interessanti. Quest’anno la novità era il Sentrum, un ex teatro a due passi dalla sede del concerto dove era possibile assistere a meet-and-greet con gli artisti (Zyklon, Keep Of Kalessin, Shining e altri ancora), visionare film e DVD inerenti al metallo, mangiare, girare fra i mille stand musicali e non, e altro ancora. E le band? Sempre le migliori in giro, dosate con una sapiente rotazione. Quest’anno altre band da poco riunite hanno calcato il palco dela Rockfeller Music Hall, sita nel cuore di Oslo. Parliamo degli Immortal di Abbath, al loro primo show dopo la recente reunion, e agli americani Brutal Truth, già rodati in terra natia. Ma è stato anche il festival della prima volta all’estero in sede live degli Anal Nathrakh, una delle rivelazioni del festival, grande prova anche dei Watain con il loro black metal e con i redivivi Dodheimsgard, o DHG se preferite. Ma anche tanto death metal con i solidi Zyklon, i biblici Suffocation e spazio anche alle sperimentazioni avantgarde dei Trinacria e dei giapponesi Sigh, altra band-evento del festival. Il tutto amalgamato alla perfezione e distribuito in una tre giorni massacrante, una vera e propria overdose di metallo sparato ad alto volume. Questo è l’Inferno Festival, speriamo che l’inferno vero sia qualcosa di simile a questo!

5 aprile 2007
Fatal Damenor

Francamente il nome non invogliava più di tanto ad ascoltare questa giovane band. Il fatto però di essere i prescelti per l’avvio del festival ha convogliato presso lo stage John Dee molta gente. Musicalmente i nostri hanno dimostrato di non avere le idee chiare, se suonare thrash metal o death metal. Di certo c’è che il cantante è improponibile. Questo li penalizza molto. Assolutamente da rivedere.

Norvegian Metal All Star

Il palco principale denominato Rockfeller Stage si è gremito per ascoltare i classici del passato da una formazione di star del panorama metal norvegese. Dove fossero queste star è tutto da appurare, perché di conosciuti c’erano Athera (Susperia), Trym (Emperor/Zyklon) e Danny Lilker (Brutal Truth). E’ il cantante dei Susperia a fare da mattatore, è lui a interpretare (bene) “Fast As A Shark” degli Accept e “Detroy Rock City” dei Kiss. Proposte fra le altre anche “Creeping Death” dei Metallica (altro cantante), un’ottima “Pleasure To Kill” (Lilker al basso) dei Kreator e l’immancabile “Ace Of Spades” con Abbath a fare la prima comparsata sul palco principale della sua tre giorni di festival. Finale con “Angel Of Death”, eseguita a regola d’arte con Trym alla batteria.

Trinacria
Esordio per la band formata da tre membri degli Enslaved (il mastermind Grutle, il chitarrista Ivar e il batterista nelle vesti di chitarrista) che qui propone musica noise. La band ha dato l’idea di essere sperimentale, di spingersi oltre, più di quanto consentito agli Enslaved. Per fare ciò hanno in line up una donna che si occupa di sampler e synth, e un’altra che suona degli strumenti un po’ strani e inusuali per il metal. Il risultato è stato noise, nel vero senso del termine. I pezzi sono stati abbastanza lunghi, alcuni più brutali, altri più strani, di certo la band necessita di tanti ascolti per essere “digerita” a dovere.

Zyklon
Sala piena ovviamente per i beniamini di casa. Quarantacinque minuti di death metal efferato per una platea che ha dimostrato di gradire la prestazione dei nostri. Esordio con “Ways Of The World”, opener dell’ultimo album dal quale sono state eseguite anche le ottime “In Hindsight”, “Disintegrate”, “Underdog” e “Subversive Faith”. Proposta anche la velocissima “Psyklon Aeon” e la thrashy “The Prophetic Method”, una song assolutamente ben riuscita. Gli Zyklon (che hanno già suonato su questo palco in un’altra edizione del festival) hanno dato conferma di essere una band che in sede live esprime il meglio di sé, una delle migliori in Europa. Schiacciasassi.

Primordial
Il combo irlandese era alla sua prima prova in terra norvegese. Il loro epic metal ha avuto un buon impatto sul pubblico nordico, molto più vicino al filone epico del metallo rispetto a quello death. Gli irlandesi hanno fornito una buona prestazione, il frontman del gruppo si è rivelato molto carismatico e autentico leader della band che ha tenuto alla perfezione il palco del Rockfeller. Estratti pezzi prevalentemente dagli ultimi due lavori della band, i fan hanno dimostrato di gradire. Per alcuni sono stati una sorpresa, forse per chi non li conosceva. Una delle band migliori della giornata.

Watain
La band di black metal svedese è riuscita nell’impresa di affollare oltremodo il palco John Dee, accreditato di circa 400 persone a livello di capienza, dove hanno suonato da headliner della prima serata. Saliti alla ribalta per aver accompagnato i Dissection nel loro tour europeo qualche anno fa, gli svedesi dovevano dimostrare che i suoni più puliti del loro ottimo ultimo album “Sworn To The Dark” conservavano sempre l’aura di black metal cattivo e violento in sede live. I Watain hanno dimostrato di meritare il palco grosso ma soprattutto di essere una delle migliori black metal band in circolazione. Ottime le tracce estratte dal precedente “Casus Luciferi” fra cui un ottima “The Devil’s Blood” così come spettacolari quelle estratte dall’ultimo album, l’omonima “Sworn To The Dark”, “Legions Of The Black Night” e la strepitosa “Satans Hunger”. Cattivi. Malsani. Satanici.

Suffocation
Non hanno avuto la platea che meritavano. All’una di notte con la sala principale che andava svuotandosi, faceva la comparsa la band americana che per la prima volta suonava in terra norvegese. Ma si sa, da queste parti sono pochi avvezzi al brutal americano. La loro ora e passa di death metal brutale è stata come al solito di primissimo livello. Il combo ha dato prova di compattezza e di mestiere eseguendo brani estratti da tutti i lavori della band, nessuno escluso. Si è ripercorsa così la carriera della band con una scaletta incentrata sui classici della band come “Pierced from Within”, “Jesus Wept”, “Infesting The Crypt”, “Liege Of Inveracity”, “Effigy Of The Forgotten”, “Surgery Of Impalament” e “Thrones Of Blood”. Il cantante ha fornito un’ottima prestazione. Altro da dire? Hanno spazzato via tutto. Grandiosi.

6 aprile 2007
Red Harvest

Sono stati profeti in patria. Il combo norvegese ha aperto la giornata sul palco principale con una prova pressoché‚ perfetta. Il loro industrial black metal dai suoni freddi e meccanici ha reso perfettamente anche in sede live conquistando il pubblico che ha tributato autentiche ovazioni alla band. Menzione particolare per i tre brani estratti dal loro nuovo album, il fantastico “A Greater Darkness”: “Antitode”, pezzo d’esordio dall’incedere potente e pesante, “Warthemes” song apocalittica e “Hole In Me”, altra traccia dalle parti vocali malate e dai riff di chitarra molto potenti. I suoni erano perfetti, ogni singola nota, sfumatura, era udibile senza sbavature, così come senza sbavature è stata l’esecuzione dei brani. Un concerto fra i migliori della giornata.

God Dethroned
Gli olandesi hanno tanti anni di esperienza, tuttavia la band di Henry Sattler ha ben suonato ma non entusiasmato. La mistura di death metal e thrash metal è oramai rodata album dopo album, però la band non riesce a spiccare il salto di qualità. Non riesce a diversificarsi per completare così la sua evoluzione. Sulla prestazione niente da dire, ineccepibile, precisa. Sono degli onesti mestieranti del death metal e di conseguenza hanno fornito una prestazione onesta. Pezzi migliori della scaletta: “Hating Life” dall’ultimo album e “Villa Vampiria” dal precedente.

Sigh
C’era tanta attesa per il combo giapponese, autore di un black metal sperimentale. Detto dell’ovazione ricevuta dalla cantante e strumentista a fiato per la sua mise, succinta a dir poco, la band non ha avuto tanta presa sui fan. I suoni erano fiacchi così come la presenza scenica. Solamente la citata cantante Mikannibal e il mastermind Mirai Kawaschima hanno dimostrato di destreggiarsi sul palco. Gli altri erano giapponesi tipici, dall’aspetto di sfigati del computer messi sul palco a fare da contorno. Musicalmente il black metal dei cinque del Sol Levante non è stato gradito più di tanto dagli intransigenti norvegesi.

Rotten Sound
Spazio al grind puro all’Inferno Festival. Sul palco del John Dee è toccato ai Rotten Sound dare un assaggio di quello che il giorno dopo avrebbero fatto i Brutal Truth. I finlandesi hanno dimostrato di saperci fare, hanno dato prova nei 45 minuti senza fiato del loro concerto di pestare duro sull’acceleratore triturando tutto e tutti. Show massacrante, suoni potenti e interpretazione perfetta di tutti i membri. Il batterista ha picchiato come un folle e il pubblico ha dimostrato di gradire la prestazione dei finnici.

Moonspell
C’era tanta attesa per la band portoghese che di lì a poco avrebbe lasciato il palco agli Immortal. I lusitani hanno offerto un’ottima prova, il pubblico ha dimostrato di gradire la proposta musicale anche se molti erano già in postazione per il concerto di Abbath e compagni. Musicalmente la band si è comportata egregiamente, è stata autrice di un concerto senza sbavature. Va da sé che i momenti più belli del concerto sono stati l’esecuzione di “Opium” e “Fullmoon serenade” estratte da “Irreligious” e delle ben tre tracce ovvero “Wolfshade”, “Vampiria” e “Alma Mater”, estratte dal seminale “Wolfheart”. Esecuzioni assolutamente commoventi. Tutte le altre song al confronto sono sembrate semplici canzonette. Ottima prova.

Legion Of The Damned
La band con membri degli Occult (perché cambiare nome se si è gli stessi e si suona la stessa musica?) ha fatto girare un po’ le teste dei metallari nordici. Il loro thrash metal è suonato a regola d’arte, i suoni sono aspri al punto giusto e il frontman tiene bene il palco dall’alto della sua esperienza. Gli olandesi hanno estratto brani da entrambi gli album, particolarmente belle “Sons Of The Jackal”, la fantastica “Malevolent Rapture”, “Bleed For Me” e “Werewolf Corse”. Tutte le canzoni si assomigliano ma allo stesso tempo sono godibili. Non presentano particolari punti deboli. Thrash metal suonato con mestiere. Giudizio positivo.

Immortal
L’attesa era tanta. Ad onor del vero non la stessa attesa per gli Emperor nella scorsa edizione del festival. E anche la resa finale non è stata fedele alle attese, qualche problema tecnico ha macchiato in negativo il concerto. Quando si apre il sipario il terzetto è lì, coperto di armature e spikes (che hanno dato un po’ di problemi ad Abbath visto che gli si slacciavano in continuazione) pronto a distruggere tutto iniziando con “Withstand The Fall Of Time”. Abbath è parso in gran forma, il suo “it’s great to be back” è stato sincero e ha cancellato di colpo questi quattro anni lontano dai palchi con la sua band madre. Vengono eseguite una dopo l’altra “Tyrants”, “Solarfall”, la bellissima “Mountains Of Might”, la virtuosa “At The Heart Of Winter” rovinata però da un jack di chitarra mal collegato che ha interrotto di fatto l’esecuzione mandando Abbath su tutte le furie. D’altro tempo e d’altra pasta la coppia formata da “Unsilent Storm In The North Abyss” e “Sun No Longer Rises”, davvero spettacolari. Sbalorditiva anche “Sons Of The Northern Darkness” ultima song prima dell’encore finale con “Battles In The North” e l’ovvia “Blashyrk” rovinata dall’inserto tastieristico partito tardi e ancora da problemi alla chitarra. A fine song Abbath lasciava il palco infuriato senza neanche salutare, lasciando un po’ di amaro in bocca ai fan. Peccato per i problemi, c’era tanta voglia di Immortal e Abbath, pose pacchiane e slinguacciate a parte, ha dimostrato di essere un musicista di cui la scena ha bisogno. Comunque grandi.

7 aprile 2007
Brutal Truth

Ad aprire l’ultima giornata del festival sul palco principale sono stati i riformati Brutal Truth. Hanno spaccato. Impressionante la prestazione degli americani. Il batterista su tutti, dotato di una batteria minimalista, fra cui un solo tom e una grancassa con due pedali. E ha picchiato come nessun altro. Il suo drumming, progressivo a tratti seppur suonando grind, ha colpito tutti. Allucinanti le espressioni visive del batterista, un mix tra un uomo in preda a un orgasmo e un attacco di cuore. Il cantante, vestito da contadino americano, ha fatto in pieno il suo dovere con sputi, urla e grugniti come ai bei tempi. Per il resto uno show mozzafiato, senza pausa, all’insegna del grindcore che fu e che per 45 minuti ha devastato i fan dell’Inferno Festival che non si aspettavano di certo un’esecuzione del genere. Massacranti e tritaossa.

DHG
Pubblicato da poco un ottimo album come “Supervillain Outcast”, i DHG hanno fatto comparsa sul palco vestiti in una maniera che definire stravagante sarebbe dir poco. Costumi a parte c’è da dire che la band ha dimostrato di essere una delle più geniali mai partorite in terra norvegese. Si passava indistintamente dal black metal puro e crudo degli esordi ai pezzi più tastieristici del mini CD per poi virare alla svolta industrial-futuristica (geniale e innovativa all’epoca) di “666 International” fino ad arrivare all’ultimo lavoro che ha presentato come novità (mai due album identici nella loro discografia) un’apertura a delle parti melodiche di voce ben interpretate dal cantante e che hanno destato un’ottima impressione fra il pubblico. Guest d’eccezione l’ex singer Aldhran (voce anche degli Zyklon-B), che ha cantato su due pezzi da solo. La sala era ovviamente piena e sono stati tanti gli applausi tributati ai DHG. Tecnica, velocità, rabbia e capacità. Un’ottima band.

Dark Funeral
Fiacchi. Tremendamente fiacchi. La band sembra sentire il peso dell’età e il concerto non è stato assolutamente ai livelli di altre esperienze a cui ha assistito chi scrive. I suoni non erano eccezionali e non rendevano quindi giustizia alle song pur buone (specie quelle vecchie). Il batterista poi, che dovrebbe essere l’arma aggiunta vista la quantità di blast beat della band, non riesce a suonare veloce di continuo. La scaletta è stata incentrata prevalentemente sugli ultimi album della band, trascurando i primi tre lavori della band, decisamente il loro meglio. Non sono bastate le armature super rifinite e super sataniche del quintetto a impressionare i presenti. Triste constatare che sono stati la peggiore band di black metal del festival, eccezion fatta per le band locali. Inarrivabili sia i Watain che gli Anal Nathrkrath. Delusione.

Blood Tsunami

Thrash Metal from Oslo. Così recita il back delle magliette della band in vendita nello stand. E tant’è. La band ha da poco pubblicato il debutto chiamato, guarda caso, “Thrash Metal” ed è alle prime apparizioni dal vivo. Dietro le pelli siede l’uomo che fa la differenza: Bard Faust. La band ha convinto praticamente tutti, il suo thrash metal è abbastanza melodico nelle chitarre ma il drumming è puntuale e potente così come la voce del cantante, anche se troppo scream per essere una band thrash. La band ha praticamente suonato tutte le song dell’album ma nessuno ne è rimasto scontato. Tanti i fan che non conoscevano la band e che ora la seguiranno dopo l’ottima esibizione del combo.

Tiamat
Diciamocelo francamente: ad un certo punto del concerto si è avuta la sensazione che la band non c’entrasse minimamente con il bill del festival. Ed infatti era così. In una sala assolutamente non piena, e più che altro in curiosità, la band di John Hedlund ha ben suonato e ha anche entusiasmato i fan incalliti del combo svedese. La sensazione di un break prima del duo finale formato da Anal Nathkrath e Sodom è stata fin troppo evidente. Il gothic rock super melodico, peraltro bellissimo, di una band che iniziò suonando death metal non è stato tanto apprezzato, ma questo era da mettere in conto. Comunque bravi.

Anal Nathrakh
Quando anni fa si pensava di portare il black metal alla sua massima efferatezza forse si pensava di concepire quello che i due inglesi hanno materializzato da qualche anno. La band era al primo concerto fuori dall’Inghilterra e al suo terzo show in assoluto. E meno male. Il palco John Dee è sembrato troppo piccolo per contenere la bestialità delle canzoni della band. Si aspettavano due persone e drum machine e invece è uscito un quintetto con tanto di batterista in carne e ossa che ha picchiato duro e veloce come un fabbro fomentando i fan. Se pensate che gli album del combo inglese siano devastanti, be’, sappiate che dal vivo lo sono ancora di più. Il suono è ancora più potente, più estremo, più cattivo e violento, così come sono violenti gli scream del singer, in un progetto fra i più estremi mai sentiti in giro. Hanno dimostrato di meritare il palco principale e l’emozione degli artisti è stata fin troppo evidente di fronte alla reazione entusiasta come poche altre volte dei fan. Efferatezza sonora cheha spazzato via tutto il resto, fra i top 3 del festival. Violenti, violenti e violenti.

Sodom
I maestri del thrash metal tedesco sono oramai una macchina da palco. Tutti li hanno visti, nessuno è mai rimasto deluso da un loro concerto e così è stato anche per l’Inferno Festival. Hanno iniziato con “Blood On Your Lips”, opener dell’ultimo album di certo non il migliore del combo, e poi hanno sciorinato via via i classici della band, invocati a gran voce dal pubblico. E’ così che hanno visto luce “Outbreak Of Evil”, “Remember The Fallen”, “The Saw Is The Law”, “Sodomy And Lust” (presentata da Abbath) e l’acclamatissima “Agent Orange”, uno fra i pezzi storici della band. Finale con una fantastica “Bombenhagel” non prima di aver tributato il loro puntuale ringraziamento ai Motorhead suonando una spettacolare “Ace of Spades” con Abbath (ancora sul palco!) a fare il cantante, questa volta imitando alla perfezione però la voce di Lemmy a differenza della cover fatta nel giorno d’apertura. Ha partecipato ad un pezzo della band anche Dan Linker dei Brutal Truth che ha suonato il basso lasciando Tom Angelripperin evidente disabitudine, tanto da suonare il pezzo praticamente senza strumento, nell’aria. Se Sodom fosse il nome di una casa automobilistica potreste comprare sicuramente da loro, tale è l’affidabilità. Sono come una Golf, non vi abbandona mai. Immensi.

andrò all’INFERNO

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | 2 commenti

Inferno Festival 2006 – 3rd day

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | 1 commenta

The legion
La black metal band svedese fondata dall’ex drummer dei Marduk, ha proposto una mezz’ora di black metal veloce sulla falsariga della band di Morgan Hakansson. Brani estratti da tutti e due i lavori della band, piu’ death e più efficaci (ma anche più belli) i pezzi del primo album, ma buoni anche gli estratti dall’ultimo “Revocation”, “Horror vacui” su tutte. Onesti mestieranti del black metal veloce ma niente di più.

Disiplin
Aprono la giornata sul palco principale i Disiplin band italo-norvegese. La proposta del combo è un black non velocissimo e soprattutto non troppo rozzo ma comunque d’impatto con forti influenze thrash. Il sound è ben prodotto ma, allo stesso tempo, strizza l’occhio al vecchio raw black metal. I norvegesi hanno proposto brani da entrambi gli album, con l’apice toccato nell’esecuzione della thrashy “Orthodox devil worship”. Nei pezzi veloci il batterista, il nostrano percussionista dei Fog, ha arrancato un po’. Una prova molto seguita dalla folla della Rockfeller hall, avida di black metal. Onesti, ma niente di più.

Vesen
La giovanissima band locale ha proposto un black metal di chiara matrice thrash abbastanza divertente. Tutto suona come già sentito, ma la proposta sembra deliziare i fans che, incessantemente, tributano i loro applausi ai vari complessi. Episodio di spicco, sul piccolo palco del Jhon Dee, l’esecuzione della mitica “Sympton of the universe” dei Black Sabbath. A chiarire l’importanza della band di Ozzy per le nuove leve. Come se ce ne fosse bisogno.

Myrkskog
Il death metal del combo norvegese non attecchisce in Norvegia. Se il primo album era più coinvolgente per via delle numerose partiture black metal, oggi i 3 norvegesi sono una copia neanche dei Morbid Angel, ma degli Hate Eternal. Canzoni che filano via tutte uguali con i tempi di batteria (bravo il drummer) velocissimi e la voce cavernosa del singer che ha reso death metal tutto il possibile nella band. Oltretutto il death metal proprio come genere non ha seguito da queste parti, potete quindi ben comprendere il risultato finale della live performance dei nostri. Una band che ha perso la propria personalità rispetto agli esordi, bravi tecnicamente ma tutto viene fatto meglio da chi di death metal ci vive da anni.

Face Down
Tornato alla base dopo l’esperienza con i The Haunted, Marko Aro, ha ripreso a devastare i palchi europei con questa band che ha tutte le carte in regola per scatenare un feroce headbanging. Anche qui nella sala Jhon Dee lo ha fatto. La band ha ulteriormente virato verso lidi thrash, anche se, rimane nelle loro composizioni, quel tocco hardcore che dal vivo produce sfracelli. Nel festival del black metal , una mezz’ora di pure sfracello nel pit ci voleva proprio. Ottima prova dei quattro svedesi di Stoccolma.

Witchcraft
witchcraft

Beh quando sul palco principale si susseguono artisti come Myrkskog, Disiplin (solo per restare al sabato ma ne ce sarebbero molti altri), e questa band fa invece il pienone sul palco del Jhon Dee allora significa che qualcosa non va. Se poi consideriamo che sua maestà Lee Dorrian (ed anche il suo bassista) ha assistito alla prova dei Witchcraft fino a 10 minuti prima di iniziare il proprio show con i Cathedral, allora si capisce che questi ragazzi hanno stoffa. Un tuffo negli anni 70. Black Sabbath, Led Zeppelin e Pentagram, queste le influenze della band, che trovano riscontro nei bellissimi brani, tutti estratti dai loro due lavori. Entusiasmo alle stelle per una band che ha stra convinto e, per un buon 40 minuti, ci ha fatto dimenticare di black metal, death metal e quant’altro. Tutto nacque qui d’altronde.

Bolt Thrower
Bolt Thrower

La prima volta degli inglesi in Norvegia si tramuta in trionfo. Il tripudio riservato alla band (con in prima fila gli stranieri fra cui molti inglesi) è stato di quelli che non si dimenticano. L’inizio dello show è stato di quelli che lascia il segno. “At first light” seguita da “Entreched”, un uno due micidiale che ha scatenato i presenti. In italia il pit sarebbe stato assolutamente devastante, qui la gente gradisce ma non si scatena. Tranne gli stranieri. La band ha poi sciorinato i classici del repertorio, la richiestissima Cenotaph seguita da “The IV crusade”, “For Victory” il cui break centrale ha mandato in estasi i fan e la stupenda “Mercenary”. Quaranta minuti di concerto appena, salvo poi tornare sullo stage per il bis finale con “The cannon fades” estratta dall’ultimo, ottimo, “Those once loyal” che la gente ha apprezzato. Gli inglesi hanno avuto dei suoni perfetti, su tutti, la chitarra che graniticamente scolpiva riff coadiuvata da un drumming che era martellante per l’incisività. Potenza pura e poi tutti al bar a bere birra con Karl Wallets, disponibilissimo.

jo.bench.bolt.thrower

Marduk
Risorti a nuova vita dopo il cambio del vocalist, gli svedesi, portacolori del black metal tutto blast & beats, hanno fornito la solita, buona prova. Tutti conoscono la potenza che sprigiona la band in sede live, la setlist questa volta ha beccato vecchi brani come “wolves”, “The Black”, mentre dall’ultimo sono state eseguite “Seven angel seven trumphet, “The hangman of plaghe” (brano d’apertura) e Throne of rats. Perfette le esecuzioni di Slay the nazarene da “nightwing”, di “Panzer Division Marduk” mentre, ahinoi, sono mancate canzoni da “Heaven shall burn” e dal classico “Opus nocturne”, il masterpiece della band per quanto mi riguarda. Essenziali ed efficaci, Marduk.

Cathedral
Lee Dorrian (Cathedral)

I dominatori della giornata assieme ai Bolt Thrower. Un Lee Dorrian in gran forma ha tenuto il palco per un ora e 20 proponendoci i classici della band, un istituzione in ambito doom. Due brani estratti da “Forest of Equilibrium”, il capolavoro della band. Ottime anche le esecuzioni live dei pezzi dal nuovo bellissimo album. “The tree of lifes and death”, la lunghissima “The garden” (tagliata) e poi ancora le fantastiche “North Berwick witch trials” e “Corpsecycle” inno della serata con il coro cantato a squarciagola dai presenti. Le prime file del pit erano preda dei fans incalliti della band, inglesi tutti presenti e anche molta gente in età avanzata, a testimoniare l’importanza storica dei quattro inglesi. Il loro groove è un elemento che dal vivo viene accentuato ancora di più rispetto agli studio album, ottimo in tal senso il lavoro del chitarrista sulle quali note l’ex Napalm Death Dorrian si dimena usando alla perfezione tutto il suo corpo. Veramente una gran prova per questa band che ha fatto proseliti. Fra chi ancora non li conosceva. Il bis finale era la celebrazione della band che ha, da headliner, chiuso l’edizione del festival. I nostri hanno esaltato i supporter ma hanno permesso anche ai numerosissimi black metallers norvegesi, di gustarsi un pezzo di storia del metal.

Inferno Festival – 2nd day

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

System Obscure
Aprono loro la seconda giornata del festival sul palco principale. Una band nuova nella cui line up spicca la presenza di Tony Laureano (ex drummer di Angelcorpse, Nile) che ora si cimenta anche nel black metal. La loro proposta musicale (non hanno ancora rilasciato nessun cd) è un black metal farcito di tastiere futuristiche sparato a velocità folli. Il suono non era un granchè ma neanche la proposta musicale del combo che fila via senza che nessuno si esalti piu’ di tanto. Da segnalare soltanto la capigliatura del cantante, veramente ad alto livello. Sopravvalutati.

Susperia
La boy band norvegese non ha le idee chiare. Partiti come un combo black dalle forti venature thrash, ha cambiato il proprio stile in funzione di quello che forse trova miglior riscontro sul mercato delle vendite. Ora la band (che peraltro ha trovato seguito fra i norvegesi presenti, molto legati alle proprie bands) agisce come una vera e propria band di rockstar, con la voce potente del cantante che condisce canzoncine che con il metal estremo hanno poco a che fare. Ritmiche thrash con un cantato pulito e melodico generano un mix difficile da digerire ma che evidentemente piace. I vecchi (e buoni) Susperia sono andati, ora ci sono questi che puntano a diventare la “the next big thing”. Senza speranza per chi scrive.

Dismember
Il vecchio Euronymous li definiva (insieme agli Entombed) live metal. Basterebbero aggiungere la parola death alla definizione e saremmo a posto. Death metal granitico, con i fantastici suoni che conosciamo, con le chitarre più taglienti del death e il minimalista ma potentissimo drumming di Fred Estby unitamente alla voce di Matt Karki, questa la ricetta di una prestazione di prim’ordine con un ora di puro death metal. “Casket Garden”, “Where ironcrosses grow”, “Skin her alive” (da “Like an ever flowing stream” indimenticato primo album), “Dreaming in Red” (dal mitico “Indecent and oscene”) le hit del concerto. Potentissime, che hanno scatenato un headbanging sfrenato per una band che esprime sul palco il meglio di se e che, dal piacere e dal divertimento di suonare dei suoi membri, veramente palpabile in sede live, trae la sua carica bestiale. Una prestazione di prim’ordine, che ha esaltato i pochi devoti del death metal presenti (me fra questi) ma che ha radunato la folla delle grandi occasioni nella sala principale della rockfeller hall. Devastanti.

Borknagar
vintersorg (borknagar)Pienone nella sala principale per questa band che ha fornito una prova eccellente. Il suonare di fronte ad un cosi folto pubblico li ha probabilmente gasati. Il sestetto norvegese ha aperto con “The genuine pulse”, dal penultimo album “Empiricism”, un concerto che ha catturato l’audience. La band ha trascurato l’ultimo album, l’ottimo per chi scrive “Epic” dal quale ha estratto la bella “Future Reminescence” e niente più. Il concerto è proseguito con la bellissima “Gods of my world” e “The black canvas” sempre da “Empiricism”, per poi tornare indietro al bellissimo “The Olden domain” con “The eye of Odin”. L’apice dello show è stato raggiunto con “Ad Noctum” e “Oceans rise” dal fantastico album “The archaic course”. La band ha fornito una grande prova perché grande è la qualità dei loro musicisti fra cui spicca il bassista K. Kie Lie, un autentico mostro (suona senza tasti sul basso). Vintersorg ha fornito un ottima prestazione dimostrandosi singer completo e poliedrico. Ha interpretato tutte le canzoni della discografia della band norvegese sena far rimpiangere i suoi (illustrissimi) predecessori. Unico appunto l’abbigliamento un pò da rockstar che ha rimandato ai Susperia. Ma qui, fortunatamente, si faceva sul serio.

Emperor

Emperor

L’attesa era quella del grande evento. Gente accalcata sulle transenne in attesa dell’evento dell’anno in ambito metal, gli Emperor, che riformatisi, esordiscono di nuovo in sede live di fronte al pubblico di Oslo. Quando si apre il tendone troviamo i cinque (oltre ai tre Trym, Samoth e Ihsahn, c’erano Charmand Grimolochs dei Tartaros alle tastiere più il cantante degli Zyklon al basso) immobili sulle note dell’intro di “In the nightside eclipse”. Tutti sanno quello che sta per accadere. D’impatto si accendono quattro fuochi e parte, fra la folla in delirio, “Into the infinity of thoughts” . I suoni sono perfetti, potenti, la malignità della canzone annichilisce il pubblico. La song sfuma sulle note di “Cosmic keys to my creation & times” proposta di seguito, altra song memorabile estratta dallo storico split con gli Enslaved. La band ha voglia di suonare e non lesina energie mentre i suoi fan si accalcano nelle prime file costringendo la sicurezza a portare aiuto, cosa mai vista fino ad ora qui. La scaletta della band rasenta la perfezione, incentrandosi prevalentemente su Anthems e su In the nightside Eclipse. “The loss & curse of reverence” segue la bella “An elegy of Icaros” estratta da “IX equilibrium”. Viene riproposta dal vivo la fantastica “The majesty of the nightsky” che delizia i presenti e che per ammissione dello stesso Ishan non veniva suonata da diversi anni in sede live, anche quando gli Emperor erano in attività. Ancora la fantastica “Thus space the nightspirit” il cui coro finale è cantato a squarciagola dei presenti, prima di arrivare alla fine con “Inno a Satana” e con “In the wordless chambers” unica estratta dall’album “Prometheus”. Buono anche l’impatto di quest’ultima song che la gente ha dimostrato di gradire, anche se obiettivamente non regge il confronto con il materiale vecchio della band norvegese. Lo show finisce, e loro se ne vanno. Ma il bis finale ci propone quello che tutti ci aspettavamo. “I am the black wizars” e “Ye entraceperium” eseguite in maniera perfetta, scrivevano la parola fine ad uno show che ha mandato in estasi la maggior parte dei presenti. Per chi scrive si è trattato della seconda volta, a distanza di anni. Per chi è stata la prima volta gli unici commenti erano il silenzio, la contemplazione, o il “rapture”, ovvero il rapimento dei sensi. Aggiungere qualsiasi altra parola sminuirebbe l’entità vista all’opera sul palco. E’ un esperienza da vivere, quindi appuntamento al wacken open air, il black metal definitivo è tornato.

Inferno Festival 2006 – 1st day

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Il miglior festival di metallo estremo indoor è sicuramente questo Inferno Festival giunto, quest’anno, alla settima edizione. Il bill del concerto quest’anno è sicuramente dominato dalla presenza degli Emperor che tornano ad un full live set dopo ben 6 anni dal loro split. Proprio i norvegesi sono quelli che hanno attirato fan da tutto il mondo qui. Non c’è che dire, il loro ritorno, anche se solamente in sede live (e forse è meglio cosi), è il vero e proprio evento metal dell’anno. Ma non mancano anche altre band di spessore, fra cui i mitici Cathedral ed i Bolt Thrower che hanno calcato il suolo norvegese per la prima volta. Delle 30 band che si sono esibite al festival, circa il 70% suonava black metal. Non c’è niente da fare, il death metal il Norvegia non va tanto, e tutti quelli che si sono scatenati quando sul palco c’erano i Dismember, o i Bolt Thrower, o gli Usurper ma anche quando hanno chiuso il festival i Cathedral , erano per la maggior parte stranieri. Tantissimi quest’ultimi. Il festival, organizzato perfettamente, ha accolto metalheads da tutte le parti del mondo, senza esclusione alcuna. La cosa bella è che in un Hotel c’erano praticamente solo metallari, li c’era anche la base organizzativa del festival e molte band hanno alloggiato li. Gli Emperor per esempio, o i Cathedral. O gli Usurper che in pratica hanno parlato e bevuto con tutti i fan che alloggiavano li. Anche all’interno il locale si presta benissimo all’evento. Il palco più piccolo, denominato “Jhon Dee” è un piccolo pub in realtà. Ci si può sedere, bere ed in più c’è un piccolo palco. I suoni qui sotto (è il piano di sotto) sono anche ottimi. Veramente nulla da dire. Poi si sale e si arriva nella hall vera e propria, la Rockfeller Hall. Capace di contenere almeno 1500 persone su 3 livelli. Infatti era possibile salire al primo piano e gustarsi il concerto da seduti, e si può salire ancora di un piano per vedere lateralmente il concerto. Tutto perfetto quindi, suoni ottimi e potenti per tutte le band e puntualità che ha rasentato la perfezione.

Imbalance
Tocca ai norvegesi Imbalance aprire l’inferno festival 2006. Mezz’ora di thrash death metal molto potente. Gli ottimi suoni del palco Jhon Dee favoriscono la proposta del quartetto che, non manca di coinvolgere i presenti, scatenando un headbanging fra coloro che assetati di musica assediano il piccolo stage. Una prova onesta per una band tutto sommato sufficiente.

Sahg
La band norvegese, che fra poco rilascerà il suo primo album chiamato “Sahg I”, ha già un buon seguito qui in Norvegia e vanta all’attivo diversi concerti. La loro (bellissima) musica è un concentrato di stoner rock, dooom. Tutto ovviamente con ritmi lenti su cui spicca la bellissima voce del cantante. Una band che farà parlare di se inevitabilmente, a testimonianza di ciò lo stage preso d’assalto durante la loro prova. Da seguire con attenzione.

Keep Of Kalessin
L’apertura del Rockfeller stage tocca ai quattro norvegesi che riempiono immediatamente la grande sala. Un intro da brividi accoglie i 5 musicisti che partono subito “The Black Uncharted”, terzo brano del loro nuovo album “Armada” fuori da pochi giorni. Dallo stesso album sono state estratte la bella “Crown of kings” e la title track “Armada”. I suoni della band sono buoni ed anche la potenza sprigionata in sede live. Il batterista picchia veloce e la folla accoglie calorosamente la loro esibizione. Il loro black metal che risente troppo dei suoni degli ultimi Mayhem ed in alcune parti sono troppe le similitudini che rimandano immediatamente ad un album immortale come “De mystheris…”. Buona performance chiusa con la bellissima “Come damnation”, ma la band manca di originalità. Ma di questi tempi vanno bene anche loro.

Nightrage
C’era grande attesa per vedere quale singer avrebbe calcato il palco con questa band greco-svedese. Alla comparsa di un baldo giovane rasato molta è stata la delusione fra il pubblico. I pezzi ci sono, le ritmiche sono coinvolgenti, ma l’anonima voce del nuovo cantante non fa decollare le composizioni della band. Il brano d’apertura è stato come prevedibile il veloce “Being Nothing”, tratto dall’ultimo, bello, “Descent into chaos”. Dall’ultimo cd sono state proposte anche “Frozen”,“Phantasma”, “Poems” ed “Omen”. Bella anche “The tremor” estratta dal debutto “Sweet vengeance”. Peccato, buone musiche ma con Tompa sarebbe stata tutta un’altra cosa.

Khold
La Rockfeller hall si riempie ed è segnale che qualcosa di grosso sta per accadere. Salgono sul palco i quattro norvegesi, con un make up originale, e sulle note di “Krek”, opener dell’ultimo album, comincia l’headbanging sfrenato sul loro black metal cadenzato ma potentissimo. Il basso è in primo piano e si sente benissimo, questo trade mark della band piace tantissimo alla folla che si dimena forsennatamente sulle ritmiche. Si prosegue per un ora con pezzi estratti dai due lavori della band, la gente strilla a squarciagola i testi norvegesi delle canzoni ed il coinvolgimento è alle stelle. La band dal vivo rende di più che in studio e l’audience va in visibilio. “Krek”, “Blod og blek”, “innestengt i eikekiste”, “Byrde” i pezzi migliori della loro setlist. Veramente un ottima prova e l’applauso del pubblico alla fine del concerto ne è la miglior testimonianza. Convincenti.

khold

Carpathian Forest
Carpathian Forest

I veri headliner della serata sono sicuramente Nattfrost e compagni. Sono loro (insieme ai Khold) che riescono a catturare la folla oltremodo facendo roteare le teste dei fans assiepati in prima linea. La song d’apertura è a sorpresa “Suicide song” e questo è già tutto un programma. A setlist del concerto è molto varia e pesca numerose song dal primo album. Ma i pezzi che riscuotono maggior successo sono i classici recenti della band norvegese. Sotto le note di “Knokkelmann”, “Mask of the slave” la gente si scatena, ma l’apice viene toccato quando viene riproposta “He’s turning blue”, qui l’headbanging è ai massimi livelli. Il pubblico norvegese è molto statico e quei pochi che si agitano, scatenandosi sulle note delle ottime thrash black song dei cinque, sono stranieri. L’impatto live della band è devastante e la gente alla fine si lamenta solo del poco tempo a disposizione (poco meno di un ora) concesso alla band. Una prova convincente, per una band che in sede live trasmette sicuramente il meglio di se.

Usurper

usurperHeadliner della serata sono i cinque americani degli Usurper. La band americana è veterana della scena death thrash americana ed ha alle spalle ben sette album. Di certo tutti i membri del complesso sono di una disponibilità invidiabile, e ovviamente grandissimi bevitori di birra (cominciavano a bere fin dal mattino in hotel fino a tarda notte). Il leader inoltre ci ha confidato che la Norvegia è la nazione dove vendono di più, questo spiega il perché della messa in scaletta in ultima posizione, la più importante. La prova dei nostri baldi giovani (giovani mica tanto) è stata un ottima prova, il loro death thrash dal vivo spacca di brutto. Peccato però che la sala si svuoti con il passare del tempo. La stanchezza è tanta e all’una di notte, dopo 7 ore di shows, la gente prende la via di casa, trascurando gli americani. Che pure fanno la loro figura, death thrash d’impatto, riff di chitarra taglienti e ritmiche ben portate, assicurerebbero un buon coinvolgimento che però latita. La gente acclama subito la loro hit song “Kill for metal” dal loro ultimo album “Cryptobeast” che il cantante non manca di eseguire seduta stante con tanto di microfono ceduto ai fans nel ritornello. “Bones of my enemies” e “Reptilian” , la stessa “Cryptobeast” sono gli episodi più coinvolgenti della set list. Tornano per il bis, concedono altre due canzoni quando sono le due passate e la Rockfeller hall si è completamente svuotata. Finisce la prima giornata, il black metal l’ha fatta da padrone, e sarà sempre cosi qui al festival.

In Norway

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Sono in norvegia..
Oslo… domani inizia l’ INFERNO FESTIVAL..
wow… cosa non si fa per l’heavy metal…

andrò all’inferno

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | 3 commenti


Festival!!!!

Location: Oslo, Norway
Venue: Rockefeller Music Hall
Date: 13-15th of April 2006

Thursday April 13th
R
O
C
K
E
F
E
L
L
E
R
18.15 Keep of Kalessin J
O
H
N

D
E
E

17.45 Imbalance
19.45 Nightrage 19.15 Waklewören
21.15 Khold 20.45 Demonizer
23.00 Carpathian Forest 22.15 The Deviant
01.00 Usurper 00.00 Sahg
Friday April 14th
R
O
C
K
E
F
E
L
L
E
R
18.15 System:Obscure J
O
H
N

D
E
E

17.45 Rimfrost
19.45 Dismember 19.15 Funeral
21.15 Susperia 20.45 Manngard
23.00 Borknagar 22.15 Endstille
01.00 Emperor 00.00 Bloodthorn
Saturday April 15th
R
O
C
K
E
F
E
L
L
E
R
18.15 Disiplin J
O
H
N

D
E
E

17.45 Legion
19.45 Myrkskog 19.15 Vesen
21.15 Bolt Thrower 20.45 Face Down
23.00 Marduk 22.15 Battered
01.00 Cathedral 00.00 Witchcraft