Chi non si lamenta sale, Federer torna n.2


TENNIS - Gli "esodati" di Madrid, Nadal e Djokovic, si lamentano del blu di Tiriac e Federer non si lascia sfuggire l'occasione: torna numero due del mondo. Sale anche Del Potro. In Italia bene ancora Seppi e Cipolla. Classifiche 14 maggio 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - I fan di Roger Federer possono quindi esultare. La fantastica rincorsa verso leggi ancora

LAKEI – Konspirasjoner


I Lakei sono un quartetto norvegese che niente ha a che fare con i generi in cui la terra dei fiordi è prima esportatrice nel mondo: black metal, death metal e via dicendo. Il gruppo esordisce infatti con questo lavoro che mescola in prevalenza sonorità sludge con hardcore-punk e noise. Il risultato è una miscela pesante, rabbiosa, che si leggi ancora

DEATHHAMMER – Onward To The Pits


Dalla Norvegia, ecco tornare con una nuova pubblicazione, la seconda della carriera, i Deathhammer, duo dedito al più scontato e old school black/thrash metal. Ci scusi la band per l’aggettivo scontato, ma non se la prenda: nel metal, perseverare spesso non fa difetto al prodotto finale. È infatti il caso di questi due figuri, che immaginiamo tetri e loschi leggi ancora

Bene Seppi e quindi l'Italia


TENNIS - La classifica rimane sostanzialmente invariata. L'exploit di Seppi a Belgrado consente all'Italia di scavalcare la Croazia in graduatoria per Nazioni e all'altoatesino di salire alla posizione numero 32 dell'Atp Ranking.  Classifiche 7 maggio 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - Mentre le prime venti posizioni rimangono immobili, eccezion fatta per Del Potro e Simon che si scambiano nuovamente le posizioni leggi ancora

BLESSED CURSE – Blessed Curse


Che periodo che sta vivendo il thrash metal! Fra vecchie band che non pensano minimamente alla pensione e giovani che scalpitano per entrare nel mondo del “lavoro”, di album interessanti ne stanno uscendo davvero parecchi. Da Colifax, California, ecco infatti il debutto dell’ennesimo gruppo di ragazzini che suonano alla vecchia maniera, e bene pure! Sono i Blessed Curse, terzetto leggi ancora

ENTOMBED + BUFFALO GRILLZ @ Traffic Live Club - Roma


Questa volta la neve non si è messa di mezzo. In una serata già calda di suo, gli Entombed, grazie alla Hellfire Booking e alla Al Produzioni hanno recuperato la data persa a febbraio a causa della nevicata che ha bloccato Roma e l’Italia. Tenendo fede alla promessa (e tutti sappiamo quanto è difficile recuperare una singola data saltata leggi ancora

ATP Ranking, salgono Del Potro e Simon


TENNIS - Del Potro torna top 10. Risale Simon mentre Dolgopolov torna fra i primi 20. Fra gli italiani Bolelli torna top 100 mentre Cipolla colleziona il suo best ranking. Stabile la classifica per nazioni.  Classifiche 23 aprile 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - Vincendo per l'ottava volta di seguito il torneo di Montecarlo Rafael Nadal allunga su Roger Federer, impegnato leggi ancora

HIGH ON FIRE – De Vermis Mysteriis


A due anni di distanza da “Snakes For The Divine”, tornano in pista gli High On Fire, gruppo che pubblicazione dopo pubblicazione ha abbandonato il sentiero sludge degli esordi per abbracciare sonorità un po’ più “commerciali”. Infatti, la band sorta dalle ceneri degli Sleep per volontà del leader Matt Pike, sostanzialmente in questo nuovo concept album (si parla di leggi ancora

Ranking ATP, Isner diventa top player USA


TENNIS - Isner diventa il primo giocatore degli USA. Continua a salire in classifica Monaco. La Germania scavalca la Repubblica Ceca per "colpa" di Ljubicic. Stabile tutto il resto.  Classifiche 16 aprile 2012 TENNIS - SPECIAL RANKING ATP - John Isner ha di che gioire: la classifica questa settimana gli relaga la soddisfazione di essere il primo giocatore americano in classifica mondiale, leggi ancora

OVERKILL, 30 Anni Di Thrash E Non Sentirli


I re del thrash metal ai giorni nostri sono sempre gli stessi, quelli di un tempo. Tranne qualche band meteora che ogni tanto ha prodotto e produce qualche buon lavoro, se si vuole ascoltare la vera crudezza e la spontaneità del genere che ha infiammato i metal fan negli anni ’80 tocca ancora rivolgersi ai mostri sacri, più americani leggi ancora

Federer: ecco come sbancare NY

scritto il by Claudio Giuliani in TENNIS | commenta l'articolo  

Dopo un mese di riposo, periodo in cui i campioni approfittano per aggiustare qualcosa del proprio gioco, sta per ripartire la stagione del cemento americano, preludio agli US Open. Vedremo presto se i titani del tennis hanno approfittato di questo stop per migliorarsi. Ecco intanto cinque consigli a Federer per farlo vincere a New York. Claudio Giuliani

Roger Federer a Parigi

La sorpresa più grande di Wimbledon è stata sicuramente la sconfitta di Roger Federer contro Jo Wilfried Tsonga, specie per il vantaggio di due set a zero e per l’assurda inerzia mostrata nel perdere i rimanenti tre parziali senza tentare un minimo di variazione o reazione. Un articolo del The Bleacher Report, scansati Nadal e Djokovic analizza le possibilità di Federer di trionfare nello slam americano. Una vittoria in cinque mosse stando al gergo scacchistico, vediamo quali secondo il magazine americano.

1. Concentrazione durante i match
Il Federer 2011 non è quello degli anni passati. L’allargamento della famiglia, le esigenze degli sponsor e la crescita consolidata dei suoi rivali fra i motivi del (naturale) cambiamento. Anche la sua forma non è quella di una volta; ecco quindi che durante i match un minimo calo di concentrazione può rivelarsi fatale. Si prenda ad esempio quanto scritto sopra in merito al torneo londinese o la semifinale del 2010 contro Djokovic agli Us Open o il primo set perso contro Nadal a Parigi quest’anno. Un lavoro attivo su questa parte mentale del suo gioco potrebbe giovargli.Lui ha ancora fame di vittoria, di questo siamo sicuri altrimenti avrebbe già smesso. Manca delle volte un pizzico di concentrazione. Se migliora sotto questo punto di vista, potrà giovarsene quando la pressione dei punti decisivi si farà forte.

2. Migliorare la sua forma atletica
“Mettersi a posto fisicamente!” recita l’articolo. I segreti attorno alle condizioni atletiche di Roger non sono nuovi. Da buon svizzero, riesce a tenere nascosti anche i piccoli acciacchi che avanzano al pari dell’età (tennistica). Con la crescente importanza del fattore psicofisico di oggi, scendere in campo in perfetta forma atletica è requisito imprescindibile. Roger Federer è un giocatore fra quelli che si infortunano di meno nel tour, anche per via del suo tipo di gioco. C’è differenza però fra il giocare essendo in forma e il giocare evitando infortuni. Federer deve essere in forma per poter competere con i sui (più) giovani rivali. Nel primo punto del terzo set dopo aver perso i primi due, in un ipotetico incontro di semifinale dello slam americano, Federer non andrà da nessuna parte se comincerà a pensare a quanto dovrà stare in campo – e quindi a stancarsi – per recuperare e vincere l’incontro sapendo di dover affrontare poi un Nadal o un Djokovic in finale.

3. Rimanere fedele alla tattica
La finale dell’Open di Francia di quest’anno ha mostrato quanto possa essere letale Federer se rimane fedele al suo gioco. Se gioca un tennis veloce, abbreviando gli scambi, lo svizzero è micidiale. Guardare la supremazia con cui ha preso il controllo del primo e terzo set contro Nadal a Parigi 2011 ha spazzato via ogni dubbio sulle sue capacità. Sfortunatamente, per ragioni che solamente lui conosce, ha fallito – come altre volte in passato – nel cogliere le opportunità. Lui comunque riesce a essere ancora altamente competitivo, a riuscire nel dominare a tratti giocatori come Nadal e Djokovic, come dimostrato sulla terra rossa francese. In queste occasioni ha usato la stessa tattica, la medesima che l’ha fatto trionfare nelle Atp World Finals 2010. Se lui riesce a essere fedele alla sua maniera di giocare, nulla lo può fermare.

4. Accorciare gli scambi
Raccomandare a Roger Federer di abbreviare la durata dei punti, lui che gioca in maniera fluida, potrà sembrare draconiano ma, inevitabilmente, arrivati a questo punto della carriera l’età dice la sua. Durante la finale parigina l’incapacità di abbreviare alcuni punti è costata cara allo svizzero. Sappiamo tutti che quando lo scambio si allunga, la possibilità che a vincere il punto siano Djokovic o Nadal invece che Federer sale vertiginosamente. Dopo la finale contro Nadal lo svizzero disse: “Mi piace farlo correre da una parta e all’altra per vedere quanto resiste. Questo è quello che faccio. È bello essere Rafa, io sono felice di essere Roger”. Beh come fatto notare da Roger stesso, Nadal è felice di essere Nadal. Lo svizzero non può competere con lui sul piano della regolarità da fondo campo, specie quando i match vanno oltre le tre ore di durata.

5. Scordarsi di Nadal e Djokovic
Essere numero tre del mondo dev’essere una cosa non facile da digerire per lo svizzero. Ecco quindi che nei tornei dove tutti i big sono in campo, Roger dovrebbe togliersi dalla testa i pensieri inerenti Nadal e Djokovic. Questo forse lo aiuterebbe a essere più concentrato a livello emozionale. Quello che Federer dovrebbe tentare di tenere sempre a mente è che lui è un giocatore che ha vinto 16 prove dello Slam. Che è ancora lui quello da battere e che è al pari dei suoi più stretti rivali. Non deve essere lui a sfidare gli altri, ma questi a sfidare lui. Questo ragionamento potrebbe dargli sollievo. Se riesce a togliersi dalla testa quei due, e a considerarsi quindi il favorito per la conquista del titolo, potrebbe veramente convincersi di essere senza rivali.

Giusti o sbagliati questi cinque consigli del magazine americano? Di una cosa siamo abbastanza sicuri: che Roger come al solito farà di testa sua. Il grande ego dello svizzero, quello che a volte lo porta a sbattere contro autentici muri tennistici, farà un passo indietro acconsentendo a un finale di carriera diverso sotto il punto di vista del gioco? Tutti gli addetti ai lavori del globo si sbizzarriscono nel dare suggerimenti a Federer. Quelli di questo articolo sono solo gli ultimi in ordine temporale. Altri ne verranno, specie se arriveranno altre sconfitte. Già qualche tempo fa si parlò della possibilità di giocare di meno durante l’anno per lo svizzero. Giocare meno per giocare meglio, selezionando quindi gli appuntamenti per una più probabile vittoria finale. Ma se da una parte questa pratica è già in uso dai top player, spesso ci si dimentica di dare merito ai due che negli ultimi anni hanno fatto retrocedere Roger al ruolo di tennista numero tre della classifica mondiale. In fin dei conti Federer è arrivato in fondo a tutti i tornei più importanti quest’anno: ha perso da super Djokovic in semifinale in Australia, da Nadal in finale a Parigi e da uno Tsonga in versione speciale a Wimbledon, seppur malamente. Come a dire: si parla di dare consigli a un giocatore che difficilmente fallisce una semifinale di uno Slam, dove poi si può perdere specie se di fronte si incontrano avversari in stato di grazia. Qualche aggiustamento è pur possibile (evitando di richiamare in causa ogni volta il mancato serve and volley solo perché è uno dei pochi giocatori abili nel gioco di volo) ma la forza dello svizzero è anche la sicumera con il quale fronteggia i suoi avversari. La stessa che vediamo disegnata sul suo volto quando conclude scambi in maniera unica e i suoi lineamenti esprimono l’assoluta consapevolezza della normalità di quel gesto. Gli stessi tratti facciali che tradiscono fastidio quando a concludere punti del genere sono i suoi avversari, lui che appena vince un game spedisce infastidito le palle ai ball-kids come se qualcuno di questi avesse messo in dubbio l’esito della vittoria. Sarà il suo ego a impedire i cambiamenti. Ci sarà un motivo se Roger non ha avuto bisogno durante la sua carriera di un coach modello padre-putativo o no? Altrimenti, non sarebbe Federer.

JUNGLE ROT – Kill On Command

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Jungle Rot

Durata: 00:35:08
Etichetta: Victory Records
Tracklist:
1. Their Finest Hour
2. Bloodties
3. Rise Up And Revolt
4. Kill On Command
5. Demoralized
6. Push Comes To Shove
7. I Predict A Riot
8. No Mercy (From The Merciless)
9. Born Of Contagion
10. Life Negated
In un periodo in cui molte band cercano di fare l’impossibile per mettersi in evidenza, suonando post (?), affastellando miliardi di note alla velocità della luce riuscendo a non far capire niente alla gente che assiste ai loro concerti (!), meno male che ci sono le certezze del death metal alla Jungle Rot! Avevamo lasciato gli americani con un buon album, “What Horrors Await”, uscito nel 2009, e li ritroviamo con questo “Kill On Command” ancora più in forma, edito su Victory Records, con una proposta dalle strutture semplici, che si alternano fra il death e il thrash, una corposità a livello di suono seconda solo agli Illdisposed, un vocione alla Cannibal Corpse prima maniera e poi solo voglia di suonare tosto, carichi di groove, fregandosene di attingere all’enciclopedia dei riff sacri spesso e volentieri. Si prenda, ad esempio di quanto descritto poc’anzi, “Rise Up And Revolt”, un brano prevedibilissimo in ogni sua parte, dall’inizio al ritornello, alla ripartenza al break centrale, scritto per scatenare l’headbanging dal vivo. Ma provate a dire che non è efficace, se ne siete capaci! E la title track? “Kill On Command” poggia su un lavoro di doppia cassa allucinante, onnipresente ed oppressivo tale è la pesantezza. Ottimo il cantante nel riuscire a far presa sul suono così corposo del gruppo, compresso per disturbare oltremodo i vostri padiglioni auricolari. Ma tutti i brani sono sullo stesso livello in quanto a coinvolgimento e a death metal spiccio. Certo, i Jungle Rot vanno presi per quel che in realtà sono, non aspirano di certo a inscrivere il proprio nome nel cerchio che conta dei gruppi death, ma di sicuro li si può marchiare come onestissimi mestieranti del genere. Una dopo l’altra le canzoni della tracklist non mutano di una virgola, dall’inizio alla fine, la pesantezza musicale tutta grugniti e riff carichi di groove. Fra le più ispirate, oltre alla title track e a “Rise Up And Revolt”, ci sono “I Predict A Riot” e la tostissima “No Mercy”. Il bel minestrone di influenze death metal Jungle Rot è servito per l’ennesima volta. Alla larga i poser: qui si fa headbanging violento.

voto 7

TOXIC HOLOCAUST – Conjure And Command

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

Conjure and Command

Tracklist:

1. Judgment Awaits You
2. Agony Of The Damned
3. Bitch
4. Red Winter
5. Nowhere To Run
6. I Am Disease
7. In The Depths (Of Your Mind)
8. The Liars Are Burning
9. Revelations
10. Sound The Charge

Durata: 00:32:01
Disponibile dal: 26/07/2011
Etichetta: Relapse Records
Distributore: Masterpiece

Tornano in scena i Toxic Holocaust, un gruppo che nonostante suoni semplice, diretto e senza fronzoli, proponendo un thrash metal vecchio stile con un’attitudine punk in larghi tratti, è riuscito a catturare i favori del pubblico. “Conjure And Command”, dieci tracce per la solita mezz’ora di durata, non tradisce minimamente le attese e si propone come solito disco clone della propria discografia. Composizioni quindi dirette, molto brevi, con i potenti suoni del gruppo oramai noti e una voce graffiante che è il trademark del gruppo.  Ma andiamo alle canzoni, Anche questo album ha la sua “Nuke The Cross”: è “Bitch”, autentica hit del nuovo lavoro degli americani di Portland che nella sua semplicità, pari solamente al suo corposo riffing, si erge a traccia migliore del disco, quella che sarà impossibile non suonare dal vivo complice anche il ritornello molto catchy e un lavoro di batteria molto potente quanto scarno. C’è poi a metà disco una parte lenta e ragionata come forse non avevano mai fatto in precedenza i Toxic. C’è “Red Winter”, dal riffing vario, serrato e con numerosi stop and go così come la seguente “Nowhere To Run” e la ancora più lenta – forse la loro traccia più cadenzata di sempre – “I Am Disease” (che supera i quattro minuti!). Salta quindi all’orecchio questa vena più controllata da parte del gruppo, che ha preferito concentrare la sua vigoria nel riffing lento ma corposo. Ma niente paura. Esaurito questo momento, si riparte a velocità punk con “In The Depths (Of Your Mind)” e la molto carica di groove “The Liars Are Burning”. È thrash metal puro nel finale con “Revelations” e “Sound The Charge”, due fra le migliori della tracklist. Non ci sono punti deboli su questo disco. L’unico potrebbe essere la ripetitività della proposta, perpetrata di album in album da parte dei Toxic Holocaust senza segno alcuno di ammodernamento-evoluzione, ma i nostri sono bravi a contenere la durata sulla mezz’oretta ad ogni nuova pubblicazione. Ecco perché anche a questo giro si beccano il loro buon vuoto, pronti ad imbarcarsi in tour che devasteranno le loro piazze con la proposta che dal vivo diventa ancora più coinvolgente.

Top 20, salgono Simon e Almagro

scritto il by Claudio Giuliani in TENNIS | commenta l'articolo  

SPECIAL RANKING ATP. È il torneo di Amburgo a produrre i primi scossoni in classifica dopo due settimane di immobilità. Il francese Simon torna a ridosso dei primi dieci mentre Almagro, suo sconfitto nel torneo tedesco, torna di nuovo  fra i migliori dieci del mondo. Gran balzo anche di Volandri mentre fra i giovani Harryson entra finalmente nei top 100.

Gilles Simon

ATP Ranking

Torna a muoversi la classifica nelle posizioni che contano. Sebbene i primi nove posti non hanno subito la benchè minima variazione, il torneo di Amburgo ripropone alla ribalta della classifica i due finalisti, Simon e Almagro. Il francese con l’undicesima posizione occupata oggi torna vicino al suo record personale (6) mentre lo spagnolo torna ad occupare la posizione numero dieci. Risale anche il russo Youzhny (+3 per lui) mentre Melzer scende di sei posizioni.  Da segnalare l’entrata nei primi 100 del giovane americano Harryson.

 

Posizione Nome e nazionalità Punti Posizioni guadagnate Tornei giocati Diff. Fine 2010
1 Djokovic, Novak (SRB) 13,155 0 18 +2
2 Nadal, Rafael (ESP) 11,270 0 22 -1
3 Federer, Roger (SUI) 9,530 0 20 -1
4 Murray, Andy (GBR) 6,855 0 20 0
5 Soderling, Robin (SWE) 4,325 0 25 0
6 Ferrer, David (ESP) 4,210 0 24 +1
7 Monfils, Gael (FRA) 2,695 0 22 +5
8 Berdych, Tomas (CZE) 2,470 0 27 -2
9 Fish, Mardy (USA) 2,435 0 20 +7
10 Almagro, Nicolas (ESP) 2,165 4 26 -1
11 Simon, Gilles (FRA) 2,155 7 29 +30
12 Roddick, Andy (USA) 2,110 -2 20 -4
13 Gasquet, Richard (FRA) 2,105 -2 25 +17
14 Youzhny, Mikhail (RUS) 1,990 3 26 -4
15 Troicki, Viktor (SRB) 1,970 -2 26 +13
16 Tsonga, Jo-Wilfried (FRA) 1,945 -1 23 -3
17 Wawrinka, Stanislas (SUI) 1,935 -1 22 +4
18 Melzer, Jurgen (AUT) 1,875 -6 23 -7
19 Del Potro, Juan Martin (ARG) 1,665 0 22 +239
20 Verdasco, Fernando (ESP) 1,600 2 26 -11

Teen Ranking
Dimitrov rimane sempre il numero uno della classifica giovani. Ora occupa la posizione  numero 57, suo record personale dopo il più due di questa settimana.  Tomic però non lo molla. Più cinque per l’australiano e ranking che ora lo vede al numero 68.  Ma da questa settimana c’è anche l’americano Harryson nei primi 100.  La semifinale di Atlanta (sconfitto da Fish) gli vale un balzo di ventisei caselle e l’aggiudicazione del numero 94 della classifica. La triade è nettamente avanti alla concorrenza della stessa fascia d’età. Carreno-Busta scende di 5 posizioni e rimane l’unico fra i tennisti giovani a cavallo fra la posizione numero 100 e la 200. Kuznetsov crolla (-63) e perde diversi gradini nella nostra graduatoria. Arguello sale di 38 posizioni dopo la finale conquistata nel challenger di Manta, in Ecuador (dove in semifinale ha battuto in due set il nostro Riccardo Ghedin), e arriva a ridosso dei primi 200. Tsung-Hua Yang non riesce a bissare il successo di due settimane fa nel futures di Tapei però raggiunge ugualmente la semifinale nel secondo futures taiwanese salendo così di 9 posizioni.

Il Teen Ranking si ottiene limitando la classifica ai giocatori nati dopo il 1° Gennaio 1991.

 

Posizione Nome e nazionalità Anno Class. ATP
1 Dimitrov Grigor 1991 57
2 Tomic Bernard 1992 68
3 Harrison Ryan 1992 94
4 Carreno-Busta Pablo 1992 186
5 Arguello Facundo 1992 204
6 Marti Javier 1991 228
7 Grigelis Laurynas 1991 243
8 Yang Tsung Hua 1991 283
9 Kuznetsov Andrey 1991 285
10 Lindell Christian 1991 291

Nation Ranking

Il più quattro di Almagro in classifica personale consente alla Spagna di abbassare ancora di più, portandolo a 18, il suo coefficiente nella nostra classifica per nazioni.  L’Italia occupa la nona posizione subito dietro la Repubblica Ceca.

Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking dei primi tre giocatori di ciascuna nazione.

Posizione Nazione Punteggio
1 Spagna 18
2 Francia 31
3 Serbia 37
4 Stati Uniti 54
5 Argentina 65
6 Russia 89
7 Croazia 103
8 Repubblica Ceca 130
9 Italia 136
10 Germania 143

Casa Italia

Protagonista della settimana in casa Italia è Filippo Volandri che risale (+16) fino al numero 72 della classifica dopo la vittoria nel challenger di Orbetello. Fognini, stabile al numero 38, rimane il nostro miglior giocatore. Seppi perde cinque posizioni, Starace una, al pari di Cipolla. Tre ne perde Bolelli. Il finalista di Orbetello Matteo Viola, sconfitto al terzo set, guadagna 33 posizioni e si issa al numero 155 del ranking, suo record di sempre.  Bene anche Fabbiano (+34) dopo la vittoria del Futures F18 in Italia e Crugnola (+15) dopo i quarti di finale conquistati nel challenger polacco di Poznan.

Il ranking medio è di 62.8 contro il 64.6 della settimana scorsa.

 

Class. Nome Punti Posizioni guadagnate Diff. fine 2010
38 Fognini, Fabio (ITA) 1,140 0 +16
44 Seppi, Andreas (ITA) 980 -5 +9
54 Starace, Potito (ITA) 895 -1 +1
72 Volandri, Filippo (ITA) 690 16 +19
106 Cipolla, Flavio (ITA) 512 -1 +106
122 Bolelli, Simone (ITA) 456 -3 +9
141 Lorenzi, Paolo (ITA) 390 0 +2
155 Viola, Matteo (ITA) 340 33 +58
169 Di Mauro, Alessio (ITA) 324 -4 -7
192 Vagnozzi, Simone (ITA) 281 0 +7
218 Crugnola, Marco (ITA) 235 15 +17
226 Galvani, Stefano (ITA) 228 -1 +48
253 Arnaboldi, Andrea (ITA) 192 3 +41
260 Naso, Gianluca (ITA) 182 -9 +37
261 Brizzi, Alberto (ITA) 182 -1 +2
264 Giannessi, Alessandro (ITA) 180 6 +235
302 Fabbiano, Thomas (ITA) 152 34 +11
306 Ghedin, Riccardo (ITA) 150 15 -29
316 Travaglia, Stefano (ITA) 141 -1 +176
320 Trevisan, Matteo (ITA) 139 -2 -44

I TOP 50

Posizione, nazionalità, punti, posizioni guadagnate, tornei giocati

1 Djokovic, Novak (SRB) 13,155 0 18
2 Nadal, Rafael (ESP) 11,270 0 22
3 Federer, Roger (SUI) 9,530 0 20
4 Murray, Andy (GBR) 6,855 0 20
5 Soderling, Robin (SWE) 4,325 0 25
6 Ferrer, David (ESP) 4,210 0 24
7 Monfils, Gael (FRA) 2,695 0 22
8 Berdych, Tomas (CZE) 2,470 0 27
9 Fish, Mardy (USA) 2,435 0 20
10 Almagro, Nicolas (ESP) 2,165 4 26
11 Simon, Gilles (FRA) 2,155 7 29
12 Roddick, Andy (USA) 2,110 -2 20
13 Gasquet, Richard (FRA) 2,105 -2 25
14 Youzhny, Mikhail (RUS) 1,990 3 26
15 Troicki, Viktor (SRB) 1,970 -2 26
16 Tsonga, Jo-Wilfried (FRA) 1,945 -1 23
17 Wawrinka, Stanislas (SUI) 1,935 -1 22
18 Melzer, Jurgen (AUT) 1,875 -6 23
19 Del Potro, Juan Martin (ARG) 1,665 0 22
20 Verdasco, Fernando (ESP) 1,600 2 26
21 Chela, Juan Ignacio (ARG) 1,510 0 25
22 Mayer, Florian (GER) 1,465 -2 28
23 Tipsarevic, Janko (SRB) 1,435 0 26
24 Lopez, Feliciano (ESP) 1,390 0 27
25 Nalbandian, David (ARG) 1,385 0 20
26 Baghdatis, Marcos (CYP) 1,375 0 27
27 Dolgopolov, Alexandr (UKR) 1,370 0 29
28 Raonic, Milos (CAN) 1,367 0 22
29 Davydenko, Nikolay (RUS) 1,295 0 27
30 Llodra, Michael (FRA) 1,290 0 23
31 Cilic, Marin (CRO) 1,290 1 26
32 Ljubicic, Ivan (CRO) 1,290 -1 23
33 Isner, John (USA) 1,195 2 26
34 Bellucci, Thomaz (BRA) 1,180 -1 26
35 Anderson, Kevin (RSA) 1,175 -1 25
36 Robredo, Tommy (ESP) 1,165 0 23
37 Garcia-Lopez, Guillermo (ESP) 1,155 0 27
38 Fognini, Fabio (ITA) 1,140 0 33
39 Monaco, Juan (ARG) 1,125 3 25
40 Dodig, Ivan (CRO) 1,102 1 25
41 Malisse, Xavier (BEL) 1,090 -1 27
42 Kohlschreiber, Philipp (GER) 1,080 1 26
43 Stakhovsky, Sergiy (UKR) 1,030 2 30
44 Seppi, Andreas (ITA) 980 -5 28
45 Granollers, Marcel (ESP) 978 2 26
46 Tursunov, Dmitry (RUS) 969 2 22
47 Andujar, Pablo (ESP) 953 -3 28
48 Querrey, Sam (USA) 950 2 26
49 Nishikori, Kei (JPN) 945 3 24
50 Mannarino, Adrian (FRA) 920 1 31

SPECIAL RANKING ATP. È il torneo di Amburgo a produrre i primi scossoni in classifica dopo due settimane di immobilità. Il francese Simon torna a ridosso dei primi dieci mentre Almagro, suo sconfitto nel torneo tedesco, torna di nuovo  fra i migliori dieci del mondo. Gran balzo anche di Volandri mentre fra i giovani Harryson entra finalmente nei top 100.

Il giocatore perfetto? Dovrebbe avere questi colpi

scritto il by Claudio Giuliani in TENNIS | commenta l'articolo  

Il giocatore perfetto? Dovrebbe avere questi colpi

TENNIS – Chris Wilkinson, ex tennista professionista inglese, si sbilancia nell’assemblare il giocatore perfetto prendendo il meglio delle qualità dei migliori giocatori del mondo. Si parte dal dritto di Nadal al rovescio di Djokovic. Da Federer l’inglese prenderebbe solamente il gioco di volo. Siete d’accordo con lui? Claudio Giuliani

Rafael Nadal

Guardando la finale di Wimbledon di quest’anno, ho pensato che se si riuscisse a creare un giocatore con il diritto di Rafael Nadal e con il rovescio di Novak Djokovic, si potrebbe avere un giocatore completo. Questo mi ha indotto ad aggiungere al mio pensiero: se si potesse aggiungere la risposta di Andy Murray e la resistenza di David Ferrer allora si potrebbe avere un giocatore da sogno”. È il pensiero di Chris Wilkinson, tennista inglese ex numero uno in patria e commentatore tennistico per Espn, gigante network televisivo americano. Il giornalista si è lanciato in un analisi dei colpi migliori del circuito che se utilizzati tutti assieme in un fantasioso quanto “estivo” articolo, potrebbero risultare in un tennista imbattibile.

Diritto – Rafael Nadal
Rafael Nadal possiede il diritto più distruttivo del circuito. Il quantitativo di rotazione che riesce a imprimere alla pallina, combinato al ritmo imposto, crea difficoltà a chiunque sia chiamato a fronteggiare questo colpo. Fa rimbalzare la pallina talmente alta che crea problemi anche ai giocatori bimani. Il diritto dello spagnolo è una delle sue armi principali nonché una delle ragioni per le quali è stato così vittorioso nei confronti con Roger Federer.

Rovescio – Novak Djokovic
Nessun giocatore si trova più a suo agio nel giocare un rovescio tanto quanto l’attuale numero uno del mondo Novak Djokovic. É molto bilanciato nel colpire la palla, può giocare in chop, cambiare la direzione e rendere difficile la lettura del colpo. Il suo lungolinea di rovescio è assolutamente letale. Una delle ragioni principali per cui il rovescio del serbo sia così efficace è che lo anticipa molto. Questo fattore, specie contro Nadal cui piace avere il tempo per caricare al massimo il suo diritto in spin, si è rivelata strumento molto efficace.

Servizio – Ivo Karlovic
Tutti i servizi dei top player sono forti. Andy Roddick detiene il primato della battuta più veloce ma se potessi scegliere il colpo di inizio gioco di un solo giocatore prenderei quello di Ivo Karlovic. Sarà anche classificato solamente al numero 127 della classifica ma dai suoi due metri e otto centimetri, che lo rendono uno dei giocatori più alti del circuito, può avvalersi di un colpo di inizio gioco assolutamente devastante. È una vergogna che  non abbia qualche colpo d’accompagno alla sua arte principe nel tennis. Lui può anche servire bene, ma se i suoi avversari sono accorti nel rispondere, anche nonostante i tantissimi aces che riesce a servire, il game è pressoché che perso.

Risposta – Andy Murray
Andy Murray legge il gioco come nessun altro nel circuito. Bravo nel variare la posizione d’attesa alla risposta, costringe spesso i suoi avversari al cambio tattica. Per molti giocatori, essere capaci di riuscire a rispondere a un servizio è l’obiettivo massimo. Non per Murray: lui cerca di tramutare un colpo prettamente difensivo, con le velocità dei servizi di oggi, in un colpo offensivo. Ottimo anche nel passante, l’inglese mette sempre pressione al suo opponente nei pressi della rete.

Volée – Roger Federer
Roger Federer è così bravo con le sue mani da far sembrare facile anche colpi di volo molto difficili. Ha migliorato molto questa capacità da quando lavora con Paul Annacone (da un anno) e penso che dovrebbe usare di più questa prerogativa di gioco. Ma con le condizioni di oggi, campi lenti, palline ancora più lente, e passanti sempre più arrotati e veloci, tradurre in punti le volée risulta cosa difficile.

Smorzata – Andy Murray
Quando l’inglese ha la vena buona, la sua smorzata è sublime. Può veramente ridicolizzare il suo avversario. A volte esagera, ma comunque riesce a mostrare l’indubbio talento nel colpo a goccia. E quando il suo opponente riesce a recuperare il colpo corto, il passante di Murray arriva a ribadire la conquista del punto in maniera puntuale. Ha usato questo colpo con grande risultato nell’Open di Francia, quando ha sofferto all’anca costringendo numerosi giocatori alla corsa in avanti, specie quelli che mal si adattano a recuperare palle correndo verso la rete.

Fegato – Rafael Nadal
Pur non essendo un colpo tennistico, si riassume in fegato la qualità che prescinde dalla tecnica e dal fisico. Al meglio del suo gioco, Nadal è imbattibile, ma quello che spaventa i suoi avversari è che anche quando non sta bene, è pur sempre un giocatore tostissimo da battere. Vince numerosi incontri anche quando non è al meglio (le prime settimane degli ultimi Slam lo hanno provato ndR) e per fare ciò si affida alla sua forza interiore.

Atletismo – Novak Djokovic
Il migliore in questa categoria un anno fa non era nemmeno in lista. Djokovic è migliorato così tanto nell’atletismo nel corso dell’ultimo anno – e in larga parte questo lo si deve alla sua dieta dopo la scoperta dell’allergia al glutine – da rendere incredibile la maniera in cui aleggia sui lati del campo. Capace di arrivare a raccattare palline dove altri non arriverebbero, il serbo ha battuto Nadal cinque volte quest’anno anche perché la sua mobilità e la sua velocità gli hanno consentito di ritirare in campo dei colpi di Nadal che un anno fa sarebbero stati dei vincenti. È per questo che è diventato numero uno del mondo.

Resistenza – David Ferrer
Sarebbe facile scegliere Nadal, da molti definito una macchina in questo campo ma invece prendo il suo compagno David Ferrer. Come molti giocatori del rosso, lo spagnolo dimostra dove si può arrivare con il duro lavoro. Quando comincia a correre da un lato all’altro del campo sembra che potrebbe farlo tranquillamente per tutta la giornata allo stesso ritmo. Non avrà il talento o la forza mentale dei suoi rivali, ma compensa tutto ciò in resistenza e dura determinazione per continuare a  lottare colpo su colpo.

Mentalità – Rafael Nadal
Nessuno è come lui nel pensare positivo. Ha gran talento, ma è la sua attitudine ad averlo portato a vincere 10 prove dello Slam. Ogni punto, ogni game, ogni incontro conta per lui, sempre alla stessa maniera. Non importa dove si giochi, su che superficie o che turno sia. Lo spagnolo mette in campo la stessa determinazione a conquistare il successo. Raramente ha atteggiamenti negativi, proprio per questo è diventato anche un ambasciatore di questo sport. Molto di tutto questo ha origine dalla sua educazione e dall’umiltà che suo zio Toni è riuscito a inculcargli fin da piccolo, facendolo giocare spesso nelle peggiori condizioni possibili.

Personalità – Jo-Wilfried Tsonga
Jo-Wilfried Tsonga veste il cuore sulla sua maglietta.  L’entusiasmo del suo tennis è eccitante allo sguardo: lui ama giocare per il pubblico. È riuscito a farsi amare ancora di più a Wimbledon quest’anno con quelle prestazioni magnifiche che lo hanno condotto in semifinale, mostrando un grande coraggio nel rimontare due set a Roger Federer. Il suo modo di autocelebrarsi, saltellando al centro del campo indicando la sua schiena con i pollici, la dice lunga sul personaggio, un grande caratterista sempre piacevole da guardare.

Questa l’analisi dell’ex tennista professionista Wilkinson. Voi cosa ne pensate? Possibile che da Federer, considerato uno dei più forti giocatori di sempre di questo sport, l’inglese abbia scelto solo il gioco di volo, che non è neanche la specialità dello svizzero?

Claudio Giuliani

THE ANSWER – 412 days of rock and roll

scritto il by Claudio Giuliani in HEAVY METAL | commenta l'articolo  

412 days of rock and roll

1. TONIGHT (live in Houston)
2. ON & ON (live in Houston)
3. DEMON EYES (live in Dallas)
4. TOO FAR GONE (live in Dallas)
5. COMFORT ZONE (live in Dallas)
6. COME FOLLOW ME (live in Belfast)
7. WALKIN’ MAT (live in Belfast)
8. UNDER THE SKY (live in Belfast)
9. PREACHIN’ (live in Belfast)

CD
1. TONIGHT (live in Houston)
2. ON & ON (live in Houston)
3. DEMON EYES (live in Dallas)
4. TOO FAR GONE (live in Dallas)
5. COMFORT ZONE (live in Dallas)
6. COME FOLLOW ME (live in Belfast)
7. WALKIN’ MAT (live in Belfast)
8. UNDER THE SKY (live in Belfast)
9. PREACHIN’ (live in Belfast)
10. ROCK ‘N’ ROLL OUTLAW *
11. FOOLED ME (Demo) *

The Promo videos:

Keep Believin
Never Too Late
Under the Sky
Come Follow Me
Be What You Want
On And On
Tonight
Comfort Zone
Rock n Roll Outlaw
C’è band e band da supportare. Può forse un gruppo che viene chiamato all’onore di aprire per il tour mondiale degli AC/DC, uno dei più partecipati di sempre della storia della musica, essere definito semplicemente gruppo spalla? Chissà cosa avranno pensato gli irlandesi del nord The Answer quando il loro manager gli ha comunicato che per oltre un anno avrebbero suonato di fronte a migliaia e migliaia di persone, in una platea omogenea con il loro genere musicale per supportare i loro idoli, la band australiana dei fratelli Young. Questo DVD celebra appunto i 412 giorni passati a seguire gli dei dell’hard rock nel tour mondiale per “Black Ice”, ma propone anche delle novità sul futuro della band irlandese, con due nuove canzoni in studio e un nuovo videoclip per un brano altrettanto nuovo. Si parte quindi con il documentario del tour, molto classico a dire il vero. Sono settanta minuti che vedono i quattro alle prese con la vita on the road, e quindi sbronze, scherzi, le partite a calcio in larghi parcheggi con porte improvvisate e le istruzioni al batterista che è subentrato per qualche data. C’è poi la parte di uno show tipico del gruppo, della durata di un’ora circa in cui l’energico rock and roll dei nostri, autori di due ottimi album,  si conferma la scelta giusta per scaldare la platea in vista dell’entrata sul palco degli headliner. “Ci sentivamo emozionati come dei bambini dentro un negozio di giocattoli”, hanno commentato i membri del gruppo, di fronte anche ad un Brian Johnson che ammetteva di non sapere chi fossero i The Answer, ridendo di fronte al cantante. Un’esperienza magnifica la loro, quella di una band immersa in un tour ovviamente più grande di se stessa, che si è tramutata in una promozione sconfinata ed eccezionale. I quattro di Belfast, nei brani live ripresi in diversi posti, dimostrano una carica non indifferente, confermandosi fra le band più cariche e vitali fra le giovani leve dell’hard rock mondiale. Ottima la presenza scenica sul palco con il cantante abilissimo a dimenarsi come ottimo frontman, di fronte a masse oggettivamente non facili da gestire per una band come i The Answer. Le canzoni scelte sono quelle dei primi due album, “Demons Eye” (granitica come poche), “Too Far Gone”, la bellissima ballata “Comfort Zone”, “Under the Sky”, “On And On”: tutte le migliori hit, insomma. Il gruppo si conferma di grande qualità, non mero riproduttore dal vivo dei brani in studio, ma capace di snaturare quest’ultimi, allungarli in prolungate jam session per catturare ancora di più la partecipazione del pubblico. Il DVD contiene anche i nove video promo girati durante la carriera della band fra cui l’ultimo, la cover degli australiani Rose Tattoo per il classico “Rock ‘n’ Roll Outlaw”, brano su cui i The Answer si muovono benissimo. Presente infine un CD allegato che contiene anche una nuova traccia. Peccato che la nostra copia ne sia sprovvista e quindi per saggiare il nuovo materiale del gruppo bisognerà aspettare fino a settembre. Prodotto ben fatto, in definitiva, e quindi meritevole della vostra attenzione.

voto 8

Open Cassino, vince Daniele Giuliani

scritto il by Claudio Giuliani in TENNIS | 1 commenta

Bissando il successo di quindici giorni fa allo Sporting Europa, dove ha vinto il titolo sconfiggendo in finale in due set Marco Fedi del T2 di Frosinone, Daniele Giuliani si è imposto a Cassino nella decima tappa del circuito “Tennis in Ciociaria”. In finale ha battuto la testa di serie numero 2, il romano Andrea Caldarelli, regolato per 4-6 6-2 6-1 al termine di un’ottima prestazione. In precedenza aveva profittato del ritiro di Matteo Fago in semifinale per infortunio mentre al primo turno aveva battuto in due set il 2.8 Aurilia.

Daniele Giuliani

Come va il tennis in Taiwan?

scritto il by Claudio Giuliani in TENNIS | commenta l'articolo  

TENNIS – Un’analisi dello stato del tennis a Taiwan, stato asiatico in cui la disputa di gare di livello professionistico maschile è affidata a soli due tornei Futures. Nessun challenger e nessun evento Atp: per i tennisti locali è sempre più duro emergere . E allora ecco che bisogna portarsi gli asciugamani di casa per giocare.

Yang Tshung-Hua

Certo i tornei Futures sono l’anticamera del tennis di alto livello. Non ci sono raccattapalle pronti a scattare; c’è un solo giudice, seduto sul seggiolone di metà campo, accompagnato solitamente da un giudice di linea. Il montepremi è limitato e a malapena riesce a coprire le spese per il vincitore, figuriamoci per chi ha perso nei primi giorni della settimana. Basti pensare che per un gruzzolo di 10 mila dollari in palio, il vincitore se ne porta a casa quasi 2000 mentre chi esce al primo turno incassa 176 di dollari. E magari arriva dall’altra parte del mondo, convinto di trovare gloria nella landa sperduta dove si disputa il torneo. E in tutto ciò, cosa fondamentale specie in questo periodo: non ci sono asciugamani a disposizione dei tennisti. Tocca portarseli da casa o, più verosimilmente, farseli “imprestare” dall’hotel.

È successo proprio nei due tornei del circuito Futures svoltisi in Taiwan, i la scorsa settimana, dove con temperature attorno ai 30 gradi i giocatori si sono dovuti procurare da soli gli asciugamani, come in un qualsiasi torneo open italiano.  “Ma tutto ciò è normale”, stando a quanto dichiara il tennista  Taiwanese Lee Hsin-han, impegnato regolarmente nel circuito minore asiatico. Attualmente classificato numero 549 in singolo e 217 in doppio, Hsin-han sostiene che c’è comunque un miglioramento in atto da quelle parti. “Questa settimana abbiamo addirittura i frigoriferi in campo, alcuni tornei ne sono sprovvisti”, ha dichiarato in un’intervista.

È noto ai più che gli eventi Futures giocano un ruolo fondamentale nel percorso tennistico all’inseguimento del sogno di diventare un professionista della racchetta. Il tennis in Taiwan negli ultimi anni non ha ospitato nessun evento del circuito Atp. La presenza di questi due tornei Futures è quindi l’unico barlume di tennis rofessionistico, maschile, visto all’opera nell’estrema Asia. Questa mancanza di tornei maggiori, chiaramente per i tennisti di casa, si traduce in un chiaro svantaggio. E’ fantastico giocare un torneo quando sai di non dover spendere né per il viaggio né per l’ospitalità in albergo. All’estero invece oltre alle spese c’è anche il fatto che devi acclimatarti, convivere con tanti altri fattori che invece in casa propria non incidono così pesantemente”, confida Lee.

La situazione locale a Taiwan
Nel 2010 si sono svolti 2 tornei Futures in Australia, 5 in Tailandia, 8 in Cina, 10 in Giappone, 4 in Korea e perfino uno nel Laos e nel Guam, dando a questi giocatori la possibilità di spendere poco per cercare di conquistare i punti necessari a migliorare il proprio ranking Atp.  Senza tornei in casa infatti, i tennisti taiwanesi devono girare per il mondo – o perlomeno per l’Asia che di fatto un piccolo mondo lo è – spendendo non poco ogni settimana. Si può sborsare una fortuna senza nessuna garanzia di entrare poi nei tabelloni. Si prenda ad esempio il caso di Hsu Hong-yuan. Hsu ha giocato in 17 tornei di questa categoria oltreoceano nel 2010, in Giappone, Indonesia, Cina, Stati Uniti e Korea, prima di vincere il suo primo incontro di primo turno in tabellone e raccattare un punto Atp a settembre.  Malgrado la spesa di centinaia di dollari taiwanesi, e la vittoria di numerosi match nelle qualificazioni dei tabelloni, non è mai riuscito – tranne quella volta – a mettere assieme le tre vittorie di fila in qualificazione necessarie  per accedere al tabellone principale, l’unica maniera di conquistare punti che altrimenti non vengono assegnati.

La scorsa settimana in Taiwan, gli è stata data una wildcard al torneo locale. L’ha ben sfruttata: vincendo il match di primo turno ha guadagnato un secondo punto Atp. Forse Hsu non sarà così bravo abbastanza da salire di livello, ma il veterano ventisettente Chen Ti, testa di serie numero due nei due Futures locali ha ben dichiarato: “senza opportunità non lo scopriremo di sicuro se qualche tennista locale può farcela a salire di livello. “Nella maggior parte dei tornei Futures o Challenger in Asia si possono incontrare tre giocatori provenienti da Taiwan in tabellone. Mentre nel nostro primo Futures ne avevamo 19 in tabellone. Questo significa che otto di loro, andranno al secondo turno e guadagneranno punti”, ha dichiarato Chen.

E nei tornei asiatici, due punti possono essere abbastanza per entrare nel tabellone principale, scansando le qualificazioni. Una soglia che farebbe risparmiare molti soldi ai tennisti-viaggiatori. Ma Chen, elenca altri benefici in merito alla disputa dei tornei in casa. “Per molti giocatori il livello professionistico è molto distante, fa quasi paura. Ma avere la possibilità di vedere da vicino, o addirittura sfidare questi giocatori più forti, per loro oltre che una cartina al tornasole delle loro qualità può rappresentare anche un miglioramento prestazionale, avendo la possibilità di scambiare con giocatori più forti”.  Di sicuro i tornei hanno evidenziato la mancanza di una struttura tennistica di primo livello a Tapei, la capitale dello stato. I campi di Tianmu sono notoriamente convessi e possono generare rimbalzi anomali, al punto che il vincitore dell’evento conclusosi domenica scorsa, Yang Tsung-hua, ha maledetto non poco quegli strani rimbalzi. È stato però fortunato in questi giorni. Dopo aver fallito infatti la registrazione online all’altro Futures taiwanese, in svolgimento questa settimana, ha potuto beneficiare di un invito da parte degli organizzatori. Altrove, sarebbe stato costretto alle qualificazioni, perdendo i giorni di riposo dopo la vittoria di domenica scorsa. Di nuovo quindi in campo, da testa di serie numero uno, inseguendo la seconda vittoria per dare ancora più visibilità al tennis in Taiwan.

CHTHONIC – Tawasako Army

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Chthonic

Tracklist: 1. The Island
2. Legacy Of The Seediq
3. Takao
4. Oceanquake
5. Southern Cross
6. KAORU
7. Broken Jade
8. Root Regeneration
9. MAHAKALA
10. Quell The Souls In Sing Ling Temple
Label: Spinefarm
Durata: 00:40:30

Quando in redazione è arrivata la mail che chiedeva volontari per recensire il nuovo album dei taiwanesi ChthoniC si è materializzato il fuggi-fuggi generale. Nessuno voleva avere a che fare con i black metaller dell’Estremo Oriente. Il sottoscritto è stato prescelto, nell’accezione più negativa del termine, in virtù del fatto che aveva stroncato recensito il precedente lavoro del gruppo. Ma veniamo al disco. I ChthoniC tornano con un nuovo album (sic) a devastare i nostri padiglioni auricolari. Bisogna ammettere però che in questo sono davvero bravi: riescono infatti con le urla sguaiate del cantante a incidere profondamente nei nostri timpani, come peraltro fatto nei dischi passati, anche questi passati al setaccio dallo scrivente. Musicalmente, i taiwanesi, si sforzano di coniugare il black metal di stampo melodico con alcune strumentalità tipiche della loro zona d’origine. Un nobile e interessante intento che però al di là di qualche orpello di buona sostanza, rimanda a un background black metal nella forma oramai abusata, trita e ritrita che, nel loro caso, album dopo album, almeno per quanto ci riguarda va incontro ad una pedissequa stroncatura. Non riescono proprio ad entusiasmarci, i ChthoniC. Anche ad essere benevoli, a voler salvare qualche passaggio, o ad esempio la produzione molto moderna che rende il suono molto corposo e potente, esaltando il ruolo delle tastiere spesso maestose per l’intera durata delle canzoni, i cinque di Taipei ci rendono difficile assegnare loro una sufficienza. Tanta la carne al fuoco lungo l’intera scaletta dei brani: vocalizzi femminili, arrangiamenti d’ogni tipo (belli quelli degli strumenti musicali natii), orchestrazioni varie, c’è tanto e di più nella musicalità dei ChthoniC, che a tratti – in quelli strumentali – risultano anche di gradevole compagnia. Solo che la voce, un urlo fastidioso che prevarica oltremodo tutta la strumentalità, arriva a ricordare e a marchiare la mediocrità dei cinque di Taipei. Ci sono come detto, quindi, delle parti interessanti (le melodie di “Takao”, l’ambientazione di “Root Generation”), ma è davvero troppo poco per farci piacere i ChthoniC. Votazione: un’ora sottratta ad una buona partita di tennis.

SUBLIRITUM – A Touch Of Death

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Subliritum

Tracklist:
1. No Tomorrow
2. Indulcence
3. The Beast
4. Back to Zero
5. Memories
6. Cease to Be
7. Berserk
8. A Touch of Death

Durata: 00:35:06
I Subliritum, norvegesi, sono nati nel 1999 con l’intento di suonare black metal melodico. Pubblicato il debutto “Dark Prophecies” nel 2001, la band, dopo aver rilasciato un altro EP, andò in iato poiché due membri (Vyl e Thebon) avevano intanto formato i Keep Of Kalessin e decisero quindi di concentrarsi sulla neonata creatura. Scelta che si è rivelata saggia poiché il successo dei Keep è di gran lunga maggiore rispetto a quello dei Subliritum, i quali si riformarono nel 2007 con una nuova line up e con nuove influenze musicali. Esaurita la storia, passiamo all’esame del disco, otto tracce per trentacinque minuti di musica: ci si muove sempre su coordinate black metal, i ritmi sono molto vari, le canzoni ragionate, le tastiere praticamente onnipresenti e la voce è un grugno, chiuso e asfittico anche se a volte lascia spazio a delle intonazioni pulite in perfetto stile Borknagar/Vintersorg. C’è del buono nei Subliritum, potremmo dire parafrasando Luke Skywalker rivolto al padre cattivo. I norvegesi sembrano mancare di un’idea generale che consenta loro di elevarsi dal solito marasma di band che galleggia sul mare della sufficienza. Hanno ottimi spunti, specie nelle parti più marcatamente melodiche e calme, e durante la stessa canzone, sempre rimanendo in tema di paragoni norvegesi, non è raro sentire passaggi tirati che richiamano le band più dure a fraseggi alla Arcturus, tale è la melodia. Ci sono quindi dei brani molto buoni, e piace la traccia che dà il titolo al disco, che potrebbe essere tranquillamente un brano dei Keep, ma anche “Indulcente” e la melodica “The Beast”. Verrebbe da definirli semplicemente come la ruota di scorta dei Keep, tale è la somiglianza per via dei riff lunghi e delle parti di batteria molto veloci senza nessun cambio di tempo per lunghi tratti, tutti elementi che hanno trovato miglior fortuna nell’altra band. I Subliritum conservano però un’aura più black metal, e non solo a livello di parti vocali, ma anche rispetto alle atmosfere che riescono a creare. L’ascolto quindi per gli amanti del black melodico, ma soprattutto per i fan  dei colleghi norvegesi più famosi, potrebbe risultare interessante.

voto 6,5