Metal!
La consuetudine diventa diritto. Il malcostume italiano, che spazia senza fare dispetto ad alcuno in tutti gli ambiti immaginabili, dal saltare la fila al parcheggio in doppia fila, ha coniato strada facendo questo fantastico sillogismo. Ogni giorno infatti si parcheggia in doppia fila (anche tripla nella capitale quando la doppia finisce), si attraversa fuori dalle strisce pedonali, si scaricano gli mp3 e via dicendo, giustificandosi magari moralmente al grido craxiano di “tutti colpevoli nessun colpevole!”. Esaurita la filippica iniziale, torniamo al tema. Ma il metallaro deve puzzare? E’ un diritto acquisito, una sorta di giustificazione per la mancanza di tempo per la cura delle ascelle, il fatto di maleodorare specie quando l’assembramento è grande?
C’è questa sorta di mito, sul fatto che l’uomo in sè possa (debba?) maleodorare, proprio in quanto omo. Ma magari leggermente. Quell’odore di maschio che eccita le donne (non tutte, diciamolo), merita forse di essere amplificato dal metallaro medio a riprova di un virtuosismo intriso di orgoglio ignaro ai più? Il fenomeno (delle volte le puzze sono sì fenomenali) rimane di difficile spiegazione. Perchè il metallaro medio puzza? Perchè al concerto è bello puzzare, magari aggiungendo l’aggravante della partecipazione smodata al concerto, con transito nelle prime file in caso di live death thrash metal o via dicendo, che non fa altro che allargare il buco dell’ozono con quegli olezzi, questi sì miasmi, che non fanno altro che creare SLARGO all’interno del pit?
Troppe volte ho assistito, cercando di schivare quanto più possibile questi soggetti, a dei veri autentici uomini-apripista, delle autentiche safety car che con le loro scie aprivano dei veri e propri spazi sotto al palco. Ma se già la puzza la si porta da casa, magari complice una giornata di scuola o di lavoro, perchè non esagerare sudando e magari togliendosi la maglietta, in maniera tale da creare uno strato sovracutaneo, allo stato liquido, che espanda, propaghi per contagio diretto, l’odore di famiglia? Poi magari ci lamentiamo se tuffandoci dal palco in queste condizioni nessuno ci raccoglie?
Ma sì, esageriamo! Ma è bello tutto ciò? Cioè partecipare ai concerti con i capelli puliti, un’odore di ascella neutro, o intriso di Dove, Intesa o altro, è veramente roba di cui vergognarsi? Sembrerebbe così a giudicare dalla popolazione media del concerto metal. Lungi da noi l’idea di voler sensibilizzare l’audience del genere musicale che amiamo a presentarsi ad un live show come se si presenziasse ad una serata in discoteca o di gàla, fermo restando che sull’alito birroso nessuno ha niente da dire. Intendiamoci. I tempi di preparazione debbono essere sempre brevi: pochi minuti e via, al bando trucchi, abbinamenti cromatici a livello di vestiario (anche qui ci ripromettiamo di dire la nostra prossimamente), e via dicendo. Però ragazzi, una sciacquata alle ascelle con una semplice saponetta, una maglietta pulita, è chiedere tanto?
Lanciamo quindi la campagna per il metallaro pulito: Rispetta l’ambiente (del locale), lava le ascelle!